
Vite dimenticate parte seconda
Serie: L'oblio
- Episodio 1: Vite dimenticate.
- Episodio 2: Vite dimenticate parte seconda
STAGIONE 1
M’incamminai a fianco dell’uomo. Dopo una ventina di passi, scendemmo delle scale e ci ritrovammo in un parcheggio sotterraneo. Prese dalla tasca un telecomando e dopo un attimo sentii un suono strano e due fari posteriori illuminarsi. La macchina era poco distante, e quando la raggiungemmo notai che era un modello costoso. Rimasi come inebetito davanti alla portiera.
“Presto salga.”
“Non vorrei sporcarla.”
“Non si preoccupi salga.”
Avviò l’auto e uscimmo dal parcheggio. Guidava sicuro in mezzo al traffico della sera, mentre io osservavo con sguardo assente, le strade di una città che mi era estranea.
Arrivammo dopo non so quanto tempo davanti al pronto soccorso di un ospedale.
“Dove ci troviamo, voglio dire, in quale città?”
“Torino” mi disse l’uomo osservandomi con pena.
Entrammo nella reception, davanti a noi un lungo bancone dietro il quale delle guardie davano informazioni. Il dottore mi fece segno di sedermi in una saletta a lato dove c’erano le macchinette del caffè. Lo vidi fermare un infermiere e parlarci assieme. Mi fece segno di seguirlo. L’infermiere ci condusse in una grande sala che aveva tante sedie intorno.
“Si sieda, io entro nel “pronto” a chiedere notizie del suo amico.”
Lo vidi sparire dietro una porta rossa, dove lo attendeva l’infermiere che mi fissava come se avesse visto un fantasma. Il dottore tornò poco dopo e si sedette al mio fianco.
“Mi dispiace, il suo amico non ce l’ha fatta.” È stato stroncato da un infarto. “Sa se aveva famiglia?”
Sentivo la sua voce distante; come un suono privo di parole.
“Sta bene?”
“Il mio amico è morto?”
Annuì.
“Venga con me, ci sono le forze dell’ordine che vogliono farle alcune domande.”
“Mi vogliono arrestare?”
“No stia tranquillo, vogliono solo chiederle alcune cose sul suo amico.Venga.”
Lo seguii come un cane segue il suo padrone. Percorremmo un lungo corridoio pieno di gente che si scansava schifata al mio passaggio e ci fermammo davanti a una porta verde. Il dottore bussò due volte e aprì. Entrammo in una stanza spoglia dalle pareti bianche, in fondo, una scrivania metallica dietro alla quale, seduti, due poliziotti osservavano attentamente uno schermo. Al nostro ingresso, alzarono la testa fissandoci per un attimo. Ci fecero sedere davanti a loro. Uno dei due, un uomo alto dalla carnagione un po’ scura, parlò con me.
“Buona sera, lei come si chiama?”
“Non lo ricordo.”
“Ha un documento?”
“No.”
Bussarono alla porta ed entrò l’infermiere che poco prima mi aveva fissato con insistenza.
“Possiamo fare qualcosa per lei?”
“In realtà sono io che posso fare qualcosa per voi. Credo di conoscere quest’uomo.”
Sono passati otto mesi dalla morte di Igor la cui salma è stata rimpatriata nel suo paese dove lo attendeva la sua famiglia. È stato il mio angelo custode da vivo e anche da morto. Sembra incredibile come a volte il destino giochi con la vita delle persone. Ho scoperto di essere un architetto di cinquant’anni, e che un tempo avevo una famiglia e un fratello che non ha mai smesso di cercarmi. Ed è grazie a lui se in qualche modo sono riuscito a rimettere insieme i cocci della mia vita. Avevo una moglie e una figlia che amavo più di ogni altra cosa al mondo, ma uno sciagurato mattino, mentre ci recavamo nel nostro chalet in montagna, un camion che ci precedeva perse alcune bombole del gas dal suo rimorchio. Tentai di schivarle ma persi il controllo dell’auto, andandomi a schiantare contro un muro in cemento di un’abitazione. Mio fratello aveva ancora conservato l’articolo di giornale recante la data di tre anni fa. Fui l’unico a salvarmi. Mia moglie e mia figli a di sedici anni morirono sul colpo. Fui trasportato con l’elisoccorso al CTO di Torino con diverse fratture scomposte e un trauma cranico con un profondo stato commotivo.
Dai racconti di mio fratello, sono venuto a sapere che passai due mesi in ospedale in stato d’incoscienza dove subii numerosi interventi chirurgici per le fratture rimediate. Non avevo potuto nemmeno seppellirle. Mi risvegliai dal coma e fui trasferito in una clinica in collina per il recupero psico motorio. Dopo alcune settimane, gli psicologi mi misero al corrente di quanto accaduto. Credo sia stato il dolore per le perdite e una lucida follia, a farmi fuggirei dalla casa di cura e a rimuovere tutto dalla mia testa.
Ho vagato senza meta per ben due anni. È pazzesco con quale facilità si possa far perdere le proprie tracce e di come una mente possa rimuovere il proprio vissuto, per dimenticare un grande dolore. Se penso che abito in una città a pochi chilometri da Torino, tutto assume i contorni dell’incredibile. Ed è altrettanto incredibile che un infermiere che era di turno la notte della mia fuga, si sia trovato nuovamente sulla mia strada facendomi riemergere dall’abisso in cui ero caduto.
Ora vivo a casa di mio fratello, che per l’ossessione di cercarmi, ha mandato in frantumi il suo matrimonio.
A volte agire per il bene non paga.
Sto riprendendo in mano la mia vita. Questo è l’unico modo che ho per onorare la loro memoria. Lo devo anche a mio fratello, per tutto quello che ha sacrificato per me.
Tutte le mattine mi reco al cimitero monumentale per pregare sulle loro lapidi e chiedere perdono. La speranza che mi da la forza per andare avanti è quella di credere che esse siano ad attendermi in un altrove. Perché quando perdi tutto, l’unica cosa che ti tiene a galla è quella di pensare che oltre a questa vita, ve ne sia un’altra, dove ritroverai coloro che hai perso.
E con questo pensiero, arriverà il giorno in cui mi recherò in Ucraina per pregare sulla tomba di Igor e ringraziarlo per quanto ha fatto per me. Senza di lui, non ce l’avrei mai fatta.
Credo che una volta ristabilito completamente, mi dedicherò anche al volontariato. Nessun essere umano merita l’oblio, perché dietro alla miseria, a volte si nascondono dolori e vite dimenticate.
Serie: L'oblio
- Episodio 1: Vite dimenticate.
- Episodio 2: Vite dimenticate parte seconda
Arrivo un po’ in ritardo a leggere i tuoi racconti, ma mi hanno davvero commossa. Da bambina avevo incontrato un ragazzino poco più grande di me che chiedeva l’elemosina dentro ad un fast-food e mi fece così male vederlo che iniziai a scrivere una storia su di lui… ero piccola e non so nemmeno che fine abbia fatto il racconto. Sono contenta che qualcuno sia riuscito a scrivere una storia su queste persone dimenticate da tutti.
Ci sono immagini romantiche nel primo episodio, oniriche azzarderei e poi questo secondo così spiazzante e realistico da farmi pensare ad una storia vera o comunque che in qualche modo si ispira ad essa. Ad ogni modo molto molto bello, complimenti.
Ciao Maria, ti ringrazio molto per i complimenti. Mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto.
In effetti, il racconto si basa su storie vere, raccolte attraverso alcuni senza tetto che ho conosciuto nel corso degli anni. Storie che mi hanno toccato nel profondo. Mi sono emozionato molto a scriverlo, e spero tanto che fra quelle righe, possa trasparire tutta la disperazione che ho trovato nei loro sguardi. Un caro saluto.
Mi sono trovata, per motivi differenti dal protagonista, a dover rinascere. Conosco bene il significato di questo verbo e tu l’hai ben spiegato con le tue parole!
Ciao Sara, mi fa piacere sapere che questo racconto riesca a suscitare delle emozioni. Ti ringrazio per averlo letto. A presto.
Non è facile raccontare scene di vita “quotidiana” anche se trattano di tragedie, la mancanza del fantastico può rendere un racconto un mero fatto di cronaca. Da questo si vede, secondo me, che sei un bravissimo narratore.
E ogni volta c’è sempre qualcosa di inaspettato che capita a riparare in parte le storture della vita del protagonista ma senza togliere del tutto l’amaro dalla bocca.
Ciao Alessandro, grazie per i complimenti che contraccambio. In effetti non è facile raccontare scene di vita quotidiana senza il rischio di cadere nel banale. Credo che il segreto stia nell’empatia: la capacità di percepire solitudini, sofferenze e dolori altrui. Non una gran cosa secondo me, perché ti sovraccarichi di emozioni. Presto posterò un racconto per bambini, ( il mito del sole bambino e la tradizione celtica dell’albero di Natale) e mi farà molto piacere sapere cosa ne pensi. A presto. E grazie per la tua presenza.
Grazie per questo racconto, si respira l’aria della verità. Ed è molto per me, quasi tutto 🙂
Grazie Nicoletta. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato. È un racconto molto sentito e leggere le tue parole mi gratifica molto. Grazie ancora.
Ti ringrazio Nicoletta, spero di averti emozionata. Un caro saluto.
Librick dalla forza prorompente, capace di trascinarti in un intricato labirinto di emozioni. Si parla di vite spezzate, di morte… ma soprattutto di rinascita. Ed è bello il significato che hai voluto trasmettere, con un finale davvero significativo, degno di tutto l’impianto narrativo che hai messo su. Complimenti. 🙂
Grazie Giuseppe, non solo per.i complimenti ma anche per avermi fatto scoprire questa bella comunità che è open. Un abbraccio.
Ciao Claudio, dal modo in cui è raccontata, questa storia ha un forte tocco realistico in grado di assorbire il lettore e toccare il suo animo. Ho letto con avidità ogni parola e nonostante la drammaticità degli eventi descritti ho provato un forte senso di gratitudine dall’epilogo del racconto. Si può morire e risorgere tante volte nell’arco di una vita e penso che questo sia uno degli aspetti più interessanti del vivere. Grazie per aver condiviso questa mini serie.
Ciao Tiziano, ti ringrazio per i complimenti e per il lavoro che stai svolgendo insieme ad Antonino e Micol. Una bella realtà che permette ad autori sconosciuti di farsi conoscere e condividere le proprie emozioni.
Ti confesso che ogni cosa che scrivo mi procura emozioni intense, e questo è il bello di qualsiadi forma d’arte. Riuscire a far rivivere nel lettore le stesse emozioni è per me uma grande fonte di soddisfazione che mi ripaga delle tante notti insonni.
Ciao Tiziano, mi fa piacere che il racconto ti abbia emozionato e ti ringrazio per l’opportunita che mi hai dato grazie alla tua creatura. A presto.
Ciao Claudio, è davvero un epilogo emozionante, hai saputo specchiare il tuo talento narrativo con la verità della realtà mostrandomela come una istantanea piena di amarezza. La semplicità e sensibilità con cui hai ritratto l’incontro tra due universi, quello del senzatetto e quello degli “altri”, rende il racconto sincero e veritiero, e il fatto che tutto sia partito da vere vicende ne aumenta ancor di più il valore, perché riflette delle storie di persone vere. Possono essere tanti i motivi per cui qualcuno finisce per strada, ma senz’altro quello scelto da te ha una drammaticità unica, ma verosimile, perché i traumi e il rimosso sono due realtà sempre presenti, e quando sopraggiungono sconvolgono la vita senza che ce ne accorgiamo. Una conclusione carica di tristezza ma anche di speranza, perché la vita è tornata in quest’uomo, la vita nella memoria, nei ricordi, perché è nei ricordi che risiede la nostra essenza, senza di essi saremmo solo corpi dimenticati anche da noi stessi. Ricordare per mai dimenticare… La frase finale, poi, è di quelle che ti lasciano un segno. Perdona se mi sono dilungato, ma il tuo contributo merita questo ed altro, e da lettore ti ringrazio per aver condiviso con me, con noi, questo splendido racconto di vita! Alla prossima, un saluto!
Antonino sono io che ringrazio te per il tuo commento. Ancora una volta mi hai emozionato. Le tue parole mi lusingamo molto. Grazie davvero.
Un caro saluto.
Ciao Claudio, ho letto ora entrambi gli episodi. La vita è strana, basta una scintilla per stravolgerla del tutto. Mi è parso di comprendere che questa è una storia realmente accaduta, magari una di quelle che hai raccolto nel tempo. Mi piace la speranza ultima che hai voluto comunicare, la possibilità per tutti di afferrare una nuova scintilla questa volta benevola. Esistono anonimi angeli che decidono di non voltare le spalle ai “dimenticati”.Conosco il meccanismo di rifiuto della realtà, una barriera che consente a molti di sopravvivere. In attesa di riacquistare la forza per riprendere in mano la propria vita. Sono contenta che tu abbia deciso di condividere con noi questo progetto 🙂
Ti ringrazio Micol. Il racconto si basa su storie e vicissitudini raccolte in tanti anni …alcuni hanno visto per protagonisti persone che conoscevo cadute in disgrazia. (Purtroppo non sempre con un lieto fine; medito di scrivere qualcosa in merito) Un racconto molto sofferto che è stato finalista, a ottobre 2018 al concorso: insolito forese; un concorso dedicato agli esclusi. Sono onorato di far parte di questa comunità dove mi sento a mio agio …e questo grazie anche a te.
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