Vocazione

Non che si possa raccontare una favola che il tempo vada a lenire, perché queste parole seguiteranno in sempiterno a stupire. C’era una volta una bambina nel grano, che guardava le spighe, trovando nella natura sempre qualcosa di umano. Ella alle piante sussurrava, ai fiori, ai colori, quasi fossero degli amici, sebbene sapesse che la vita non mette a caso radici. Bisogna coltivare, impuntarsi, perseverare. Cosa ami fare, tu, bambina? 

Fin da piccina hai adorato le piante, coltivane tante, con la bacchetta magica che ciascuno conserva, da usare quando poi diventa un pochino più grande. Affinché si possa dire che il lusso in questa buia magione, sia fare ciò che si ama, la propria gaia passione. E così la bimba ha sfidato i draghi che, alle porte del cielo, le volevano impedire di esternare tutto il suo zelo. Con le loro ombre nella notte ha lottato, per poi uscire allo scoperto e confidare il segreto, di quanto aveva pensato. Nella natura ella avrebbe voluto sostare, vivere di sole, trovare persino le risorse atte a mangiare. 

Era proprio una bimba saggia, con semplicità assoluta, una cosa nel circondario altroché saputa. Coi piedi nella terra, il berretto ben calzato in testa, qualunque paesaggio scatenava in lei una festa. Scoprire le cose, ragionare sul caso, le dava una felicità che si avvertiva subito a naso. In ogni anfratto c’era un tocco di cielo, alberi nodosi, dolci scoperte cui togliere il velo. Trascorreva anni, mesi, ore, ben contenta di sperimentare e non perdeva il candore. 

Il giorno in cui il tramonto ha acceso il suo fuoco, lei era lì, anche se per poco. L’aria arancione ha lanciato il suo incanto, ha sconfitto brutture e purificato i tetti d’amianto. Un sincero spavento di bambina, dove tutto brilla e niente torna più come prima. Il momento esatto in cui ci si rende conto di fare parte di un tutto, che il globo ci vede e non è ancora distrutto. 

Crescerà quella piccola donna, ma l’attimo preciso resterà per sé una colonna. La colpiranno spaventi e sventure, avvertirà il peso di tutte le cure. Stagliato nel ricordo rimarrà il saluto ad un sogno profondo. Che si disperde nell’etere, fra scintille e tanto grano ancora da mietere. 

Riposa felice dolce tesoro, attendi il tuo tempo, non omologarti in un coro. Che ti vorrebbe altresì incoerente, mentre invece il talento quella voce non sente. Getta un seme di ciò che ti piace, vedrai, germoglierà immenso, ti sentirai in pace. 

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Cristina…che dire, una bellissima “prosa poetica”. Immagino che in quella bambina ci sia anche molto di personale, visto il trasporto e l’emozione che si percepiscono in maniera chiara. Davvero bello, complimenti 🙂

    1. Ti ringrazio tanto, Raffaele! Sì, in effetti è un trasporto sentito. Alla prossima 👍

  2. Complimenti davvero, Cristina, con questo brano hai voluto proprio deliziarci con un esercizio di scrittura, e l’esperimento è decisamente riuscito! Questa piacevole…prosa in rima (passami l’apparente ossimoro) calza alla perfezione su quella che è quasi una favola dedicata alla bambina protagonista. E – leggo dai commenti che non son l’unico – mi è venuto spontaneo immaginare che questa fosse una delle fiabe contenute in “La mia Paola” dell’Ammiraglio 🙂

    1. Grazie, Sergio, per il tempo che mi hai dedicato. Ho voluto fare un esperimento. Potrebbe essere opera dell’Ammiraglio, sì 👌

  3. Bravissima Cristina, hai saputo usare le parole in un modo davvero difficile da risultare piacevole.
    Mi ha ricordato una ninna-nanna, dolce e un pò malinconica, come la storia richiede.
    Alla prossima lettura!

  4. “Ella alle piante sussurrava, ai fiori, ai colori, quasi fossero degli amici, sebbene sapesse che la vita non mette a caso radici. Bisogna coltivare, impuntarsi, perseverare. Cosa ami fare, tu, bambina? “
    ❤️

  5. Mi è piaciuta moltissimo questa favola in rima, che un po’ è poesia, un po’ filastrocca e un po’ una ninna nanna.
    Complimenti per come hai saputo usare le parole e per aver trattato l’argomento del lab in modo così originale

  6. Ciao Cristina, ho letto nei commenti che questo era una sorta di esperimento. Riuscitissimo! 😀
    Hai la prima favola da inserire nel libro dell’Ammiraglio ;D

    1. Eh, sì. Grazie, Micol! Comunque anche per me quel bambino nel grano, in realtà, è una bambina. Vedo dei capelli lunghi spuntare dal berretto. Scrivere il Lab è bello proprio perché ognuno ci vede quello che vuole 👍 Alla prossima.

  7. Bello questo modo di descrivere l’innocenza della fanciullezza con una sorta di filastrocca. So che te la cavi egregiamente anche come poetessa, quindi immagino che le parole siano venute quasi da sé.😊

    1. Il rischio di scrivere in rima è di essere banali. Scontati. Nonostante questo, ho voluto fare un esperimento. Grazie, per avermi letto. Ciao Dario 😉