Volevano solo un po’ di tranquillità

Le lenzuola erano stropicciate ma a Lei non davano fastidio. Avevano un aspetto vissuto e, per una volta, Lei stava bene in quel disordine.

Lui stava russando. Erano tutti e due esausti e andava tutto bene.

Fuori c’era un bel sole e si sentivano le macchine ronfare mentre procedevano lungo la carreggiata.

Lei guardò verso il poster alla parete. Era rosso e se il Presidente l’avesse visto si sarebbe arrabbiato moltissimo, per poi ordinare che loro due fossero arrestati e fatti sparire. Molta gente era scomparsa, molti bravi compagni erano stati visti per l’ultima volta salire su un’automobile delle forze di sicurezza e poi di loro non si era saputo più nulla. Erano finiti in una fossa comune? O erano stati gettati in mare? Nessuno lo sapeva. In quella bellissima terra la gente non era felice. Era uno stato-caserma. Quelli là volevano lo stato-caserma, ma loro due no, loro due volevano stare tranquilli e non pensare alle marce militari, alle donazioni agli ufficiali corrotti e alla propaganda che diceva che tutto quel che era rosso era male.

Lei fissò la porta.

La porta esplose ed entrò una falange di uomini con caschi e giubbotti antiproiettile. Imprecavano, latravano, biascicavano chissà cosa.

Lei fu presa per i capelli, Lui fatto svegliare a calci e gettato in terra, per poi essere di nuovo preso a calci e poi ammanettato. Come se fosse un criminale.

Un uomo dagli occhi gelidi seguì quella torma di indemoniati e schiaffeggiò Lei. «Il Presidente è deluso da voi. Siete solo dei sovversivi… Ne ho visti tanti, io». Si permise un sorriso. «Voglio sapere molte cose, da voi». Fece un cenno perché li portassero via, seppur fossero nudi.

L’ultima cosa che Lei vide fu che l’uomo dagli occhi gelidi stava strappando il poster rosso con una smorfia di disprezzo. Lei non voleva morire, ma non si aspettava nulla di meglio.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Raffaele Di Poma

    Mi è piaciuto assai.
    Ambienti, personaggi e situazioni sono tratteggiati in maniera concisa e tutto ciò mi ricorda il minimalismo (anche se qui non si può parlare di questa corrente letteraria) che tra l’altro mi piace tantissimo (altrettanto provo ribrezzo per coloro che criticano questa forma d’arte dicendo: “non vedo la storia”.
    Perdonami la divagazione e lasciamo perdere i grandi sistemi. Questo racconto trova la sua forza nella brevità: come questo commento ottiene la sua debolezza perché prolisso.
    Secondo me è un’ottima prova.

    1. Kenji Albani Post author

      Ti dirò: a me piace scrivere racconti brevi perché li voglio finire in fretta. Che poi questo ha precise precise 303 parole. Proprio a pelo!
      Grazie comunque. Anche delle tue segnalazioni via PM.

  2. Micol Fusca

    Ciao Kanji, eccoti nella tua versione più intensa ed ancorata al passato. Anche in questo racconto, come in altri che ho letto, si percepisce il tuo legami con quel particolare periodo storico. Ho visto “La casa degli spiriti” e l’atmosfera è quella che desideravi ottenere 🙂

    1. Kenji Albani Post author

      Ciao Micol! Sì, mi piace molto il periodo della Guerra Fredda e sono sempre stato sensibile alle questioni delle dittature. Nel 2005 visitai l’Argentina e mi documentai sul Proceso dei militari che governarono il paese sudamericano fra il 1976 e il 1983 e nel dicembre 2012 vidi su YouTube “La notte delle matite spezzate”.

  3. Cristina Biolcati

    Breve, però intenso. Uno spaccato sempre attuale, secondo me. Che mette in risalto la mancanza di libertà, a cui si è costretti a soggiacere. In ciascuna epoca, per motivi diversi. Un racconto evocativo.
    Bravo Kenji 👍

    1. Kenji Albani Post author

      Grazie! Mi sono ispirato a una scena del film “La casa degli spiriti”, anche se l’ho rivista in chiave più drammatica.