
VOLO MOVIMENTATO
Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE
- Episodio 1: IL CUGINO CALOGERO
- Episodio 2: QUEL TRENO PER SOLANELLA
- Episodio 3: NOTTE IN VILLA POLANO-BANCA
- Episodio 4: SEQUESTRATI
- Episodio 5: LE INFORMAZIONI
- Episodio 6: L’IMPELLENZA
- Episodio 7: VOLO MOVIMENTATO
- Episodio 8: UN VIAGGIO IN ELICOTTERO LEGGERMENTE MOVIMENTATO
- Episodio 9: IL DOCUMENTO
STAGIONE 1
Ogni centimetro quadrato dell’eliporto era sorvegliato minuziosamente da uomini armati di tutto punto, alti e forzuti, grandi il doppio di Giovanni.
”Questi non sono esseri umani, sono carri armati dotati di gambe e braccia” pensò per un attimo l’esile Rufo-Monte. Soltanto alla loro vista sentì un brivido di terrore, e il solo pensiero di cadere in mano a delle casseforti viventi capaci di stritolarti con una mano, dopo essere sfuggito a un sequestratore ed essere stato quasi ucciso a colpi di pistola da quest’ultimo, lo inquietava. Aveva dato vita a un piano rischioso, ma era pur sempre l’unico, in quel momento, con un minimo senso, e tentava di nascondere la paura in tutti i modi possibili e immaginabili pur di dimostrare a suo cugino di essere una persona impassibile e risoluta in tali situazioni.
«Buongiorno» debuttò lui con uno di quegli energumeni. Essi stazionavano davanti al cancello di entrata della struttura e perquisivano, attentamente, ogni persona che cercasse di entrare.
«Sono un giornalista di un quotidiano locale e vorrei scrivere un articolo sul vostro splendido eliporto.»
«Un giornalista?»
«Si, un giornalista” rispose Giovanni. ”Quella persona che scrive articoli per i giornali. Ha presente?»
«Non ci è stato comunicato il suo arrivo. Ma chi la manda?»
In quel momento Giovanni sentì crescere in cuor suo la tensione: bastava una parola fuori posto per far capire a quei gorilla che non era ciò che aveva detto loro.
«Mi manda…» balbettò per alcuni secondi, «mi manda Giacomo, il direttore del giornale.»
L’uomo lo guardò confuso.
«Giacomo dice?»
«Sì, si chiama così.»
«Attenda qui.»
Trascorsero alcuni minuti durante i quali la montagna con le gambe non tornava. Giovanni pensò a quanto fosse stato stupido, da parte sua, credere anche solo minimamente di riuscire a superare i controlli della sicurezza con una scusa che non aveva né capo né coda, ma dopo un po’ l’uomo spuntò da una porta insieme a un altro massiccio collega e si diresse verso la sua direzione.
«Adesso mi sparano» commentò Giovanni. Aveva una paura cane e iniziò a respirare faticosamente. Quando i due giunsero davanti a lui, lo trovarono bianco in volto, con gli occhi strabuzzati e con un’espressione terrorizzata.
«Si sta sentendo male per caso?» gli chiese uno dei due. Ma Giovanni non rispose.
«Mi ha sentito? Si sta sentendo male.»
«No, sto benissimo. Perché?»
La visione di Giovanni non era certamente delle migliori, e quegli energumeni non avevano tutti i torti.
«Nulla, se lo dice lei di stare bene. Comunque sia, lei può entrare nell’eliporto. Abbiamo controllato tra i vari documenti e risulta l’arrivo di un giornalista alla struttura per la redazione di un articolo. Si accomodi pure, le faccio strada.»
«Veramente?» chiese Giovanni stupito. La domanda gli era chiaramente scappata però aveva suscitato nei due uomini della sicurezza qualche dubbio.
«Certo. Scusi ma lei è un giornalista del quotidiano locale?»
«Si, è che sono molto nervoso per l’articolo e ogni tanto deliro.»
La risposta non era migliore della domanda sfuggita.
«Va bene. Mi segua.»
Giovanni entrò all’interno dell’eliporto e vide davanti a sé una immensa struttura: l’imponente edificio principale, la cui facciata era dipinta di un bianco lucente, con i vari uffici e attorniato da altri due piccoli edifici, aveva uno splendido giardino di fronte. Dietro di esso si intravedevano, invece, alcuni elicotteri e una grande pista di atterraggio.
I due attraversarono interamente la struttura e arrivarono proprio nel luogo in cui erano presenti vari velivoli.
«Mi perdoni ma quello per caso è un aereo?»
A quello strano quesito, l’uomo si voltò verso il punto indicato da Giovanni, dandogli le spalle e rispondendogli contemporaneamente: «No quelli sono tutti elicotter…» ma non riuscì a concludere la frase che gli venne assestato un potente sganassone, tramortendolo e facendolo stramazzare al suolo.
Facendo una gran fatica, proprio come se stesse trainando un carro al posto dei buoi, Giovanni nascose l’uomo in uno sgabuzzino, chiudendolo a chiave e buttando quest’ultima in un tombino poco lontano. Poi si allontanò e prese il cellulare: «Sono riuscito a entrare, ho tramortito una guardia e adesso sono di fronte a un elicotter…» ma anche lui non riuscì a concludere la frase, perché la scena che si presentò davanti ai suoi occhi lo lasciò senza parole: Calogero era seduto, comodamente, sul sedile del pilota del velivolo mentre lo guardava mezzo inebetito. Gli si avvicinò, incredulo.
«Ma tu che ci fai qui?»
«Sono entrato da una fessura nella recinzione.»
Giovanni stentava a credere alle sue orecchie.
«Vuoi dirmi che io ho rischiato di morire mentre tu sei entrato tranquillamente da una recinzione mezza rotta?»
«Non avrei saputo spiegarlo meglio cugino.»
Lo guardava interdetto.
«Perché Saro non mi ha sparato in quel momento?»
«Sali piuttosto, cugino. Dobbiamo andare immediatamente a Solanella, ricordi?»
Giovanni salì dal lato del passeggero e si allacciò le cinture di sicurezza, evitando di commentare quella surreale quanto tragica scena.
«Ricordi lo zio Celestino, il marito di zia Papiria? Anche lui aveva un elicottero e alcune volte mi fece vedere come si pilotasse questo straordinario velivolo.»
«Ma lo zio Celestino non aveva il becco d’un quattrino. Come faceva a possedere un elicottero?»
«E io che ne so. Ce l’aveva e lo pilotava anche.»
L’aeromobile prese a volare con una salita delicata.
«Non pensavo sapessi pilotare così bene un elicottero Calogero.»
«Infatti non lo so fare.»
La risposta fu spiazzante. Giovanni sgranò gli occhi e si voltò velocemente verso suo cugino, mentre quest’ultimo tentava, a sua volta, di decifrare tutti i pulsanti presenti nell’abitacolo del mezzo con un’espressione confusa.
«Ma cinque secondi fa mi hai detto che lo zio Celestino ti aveva fatto vedere come si pilotasse un elicottero.»
«Sì, me l’ha fatto vedere, ma solo due volte e per cinque minuti. Aveva troppa paura di schiantarsi. Infatti lui non lo aveva mai guidato in vita sua»
«Che cosa?»
«Hai capito benissimo, lo zio faceva guidare il suo elicottero ad un pilota esperto. Non si è mai azzardato a metter mani su un coso di questi.»
Ciò che gli aveva appena detto Calogero era anch’esso surreale. Lo zio Celestino non era in grado di pilotare un elicottero, ma gli aveva mostrato come si facesse solo due volte e per cinque minuti. Non aveva precisato varie cose il parente.
«Fammi scendere.»
«Da dieci metri? Se vuoi sfracellarti al suolo lanciati.»
«Ma c’è un paracadute dietro. L’ho visto.»
«Quello è uno striscione. Non ti servirà a molto» gli disse Calogero, impegnato a capire quali pulsanti premere e quali no. Giovanni si aggrappava a qualunque cosa gli capitasse sotto tiro ed era diventato un tutt’uno col sedile.
«Balleremo un po’ cugino, attento a non farti male.»
«Se arriveremo vivi dal notaio Scarpame…»
«Ciarpame! Si chiama Ciarpame!»
«Ciarpame giusto, ti strozzo con le mie mani.»
L’elicottero iniziò a volteggiare in aria come una nave in tempesta, muovendosi da destra a sinistra. Calogero riuscì a stabilizzarlo, ma la sua chiara incapacità nel guidare il velivolo rendeva il viaggio molto incerto. Procedeva come una macchina guidata da uno alle armi: avanti e stop, avanti e stop, avanti e stop.
«Credo di stare per vomitare» dichiarò Giovanni. Aveva la mano sulla bocca e tentava di strozzare quel senso di nausea in tutti i modi.
«Trattienila, ti conviene» rispose freddamente Calogero. Poi, prese le cuffie, si mise in contatto con l’aeroporto di Solanella.
«Pronto? C’è qualcuno in linea?»
«Torre di controllo ad F01M. Riceviamo la vostra voce.»
«Buongiorno torre di controllo. Ci serve una pista per atterrare.»
«Non ci sono piste libere per atterrare, ripeto, non ci sono piste per atterrare. Ci dispiace F01M.»
Nessuno rispose.
«F01M? Ci sentite?»
«Un attimo solo» rispose Calogero togliendosi le cuffie. Si rivolse allora a Giovanni: era completamente sbiancato, respirava affannosamente, e aveva gli occhi sgranati dalla paura. Teneva ben salda la presa, con le mani, al sedile su cui era seduto tanto da entrare in una sorta di simbiosi con esso.
«Chi è F01M?»
«Secondo te io so chi è F01M?!?Non riesco neanche a incanalare aria, porca miseria!»
Calogero indossò nuovamente le cuffie.
«Torre di controllo, ci siete ancora?»
«Certo F01M.»
«Avete detto che non ci sono piste per atterrare?»
«Esatto.»
«Gentilmente potete liberarne una?»
«Che cosa scusi?»
«Dovete liberare una pista gentilmente.»
«F01M, non possiamo fare nulla.»
«Allora noi atterriamo direttamente sulla vostra bella torre, che dite?»
«F01M, le piste sono tutte occupate dagli aerei e questi ultimi non partiranno prima di domani. E poi siamo un aeroporto, non un eliporto.»
«E noi cosa dovremmo fare allora?»
«Dovete tornare indietro.»
«La vedo molto difficile torre di controllo»
«E allora schiantatevi.» Detto questo, l’interlocutore chiuse la comunicazione con Calogero.
«Lurido bastardo. E adesso che si fa cugino?»
«Non lo so, ho troppa paura per pensare.»
«Io ho un’idea.»
«Allora fammi lanciare dall’elicottero. Le tue idee sono una peggio dell’altra.»
«Non dire baggianate Giovanni, quante volte ho dato vita a piani efficienti?»
Il consanguineo lo guardò dritto negli occhi senza parlare, in un silenzio che valeva più di mille parole.
«Neanche una volta, appunto, proprio quello che stavo per dire.»
«Devi atterrare in un luogo largo.»
«Il parco cittadino!» disse Calogero.
«Certo. Così uccidiamo due o tre persone.»
«È l’unico posto in cui può atterrare un elicottero.»
Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE
- Episodio 1: IL CUGINO CALOGERO
- Episodio 2: QUEL TRENO PER SOLANELLA
- Episodio 3: NOTTE IN VILLA POLANO-BANCA
- Episodio 4: SEQUESTRATI
- Episodio 5: LE INFORMAZIONI
- Episodio 6: L’IMPELLENZA
- Episodio 7: VOLO MOVIMENTATO
- Episodio 8: UN VIAGGIO IN ELICOTTERO LEGGERMENTE MOVIMENTATO
- Episodio 9: IL DOCUMENTO
Ciao Alfredo! Questa serie – e la tua penna – ha un suo stile distintivo. Comicità, surrealismo, un pizzico di pulp. Ben fatto👏🏻
I tuoi scritti bisognerebbe leggerli anche quando si è tristi, perché sono comicamente immersivi, assurdi e leggeri il giusto per ritrovare il buon umore.
Mi piace molto come riesci ad equilibrare la tensione con il comico.
Calogero best personaggio, con una cazzimma esagerata! 😹
Effettivamente si, un volo veramente movimentato!
Se poi uno, come me, ha paura di volare, un po di ansia durante la lettura viene😅 …ma come al solito la vena ironica ha reso il tutto piacevolissimo e perfino divertente!
Ora aspetto di sapere come sarà l’atterraggio!
Grazie mille Dea come sempre ahah
Ho paura di volare
Io non l’ho fatto
Mai*