Vuoi un po’ del mio panino?

Quel giorno così tanto atteso, che doveva essere tanto speciale, alla fine si era rivelato un disastro. Anzi, un vero e proprio terribile disastro!

Lavorandoci alacremente, aveva impiegato sei mesi, tra stesura e ricerche, a completare la scrittura del suo primo romanzo. Alla fine però, Luca ne era rimasto soddisfatto; ma questo era quello che aveva provato alla fine di quel periodo. Quando poi aveva trovato in internet una editor freelance che, colpita dalla sua storia si era offerta di leggergli l’opera gratuitamente, dopo aver ricevuto la scheda di valutazione lui era crollato come se fosse stato un castello di carta spazzato via dal vento. Era cosciente che il manoscritto fosse pieno di errori di punteggiatura e grammaticali; naturale, era un “neofita della penna” che non era riuscito neanche a diplomarsi… ma la gentile ragazza, gli aveva fatto notare anche tante altre cose: le descrizioni dei personaggi, degli ambienti e i dialoghi erano veramente banali e da riscrivere; inoltre, vi erano presenti molti avverbi nelle frasi, “non hai commesso un errore” gli aveva scritto lei, “ma così rallenti il ritmo!” Luca aveva sbarrato gli occhi quando aveva ricevuto quella e-mail e letto quella considerazione. «Il ritmo? E che minchia è?» si era chiesto basito. Su una cosa però erano stati d’accordo entrambi: la trama era una bomba! Infatti secondo Stefania, con una “bella revisione”, l’opera sarebbe potuta essere notata da qualche editore serio. Intanto lei, a parte la sua valutazione, aveva favorito Luca indicandogli diversi link di certi video su YouTube, da dove poteva imparare tanti trucchetti per migliorare il suo metodo di scrittura.

In seguito, le domante di Luca erano state: “Con il tuo aiuto, quante possibilità avrò di trovare un editore serio? E poi, quanto serio? E quanto mi costerà il tuo intervento? E quanto tempo ti occorrerà?” C’era un sacco di lavoro da fare, anche l’impaginazione era pessima, inoltre il libro avrebbe avuto circa cinquecento pagine, così lei aveva risposto: “Molto probabilmente potrebbe contattarti una casa editrice non a pagamento, ma non a livello di Mondadori. A me dovrai corrispondermi dai mille ai milleduecento euro, potrai però pagarmi mensilmente e impiegherò dai due ai tre mesi di lavoro.” Alla fine lui aveva risposto: “Ci penserò. Dovrò prima procurarmi i soldi.” 

Luca sapeva che non avrebbe mai trovato quei soldi, ma ci teneva a pubblicare quella storia: scriverla, era stata una delle poche cose buone che aveva fatto in vita sua. Così grazie ai consigli di Stefania, aveva rivisto il manoscritto e lo migliorò, poi lo inviò a un paio di dozzine di case editrici. Aveva atteso, e dopo circa due mesi cominciarono ad arrivare le prime e-mail, ma quelle poche risposte erano state tutte di rifiuto. Allora decise che l’unico che poteva aiutarlo a realizzare il suo sogno era Zorro: il suo amico spacciatore.

«Minchia chi c’è, Edward Bunker!» L’altro sorrise, ma amaramente. «Senti, secondo te, vince il Catania domenica? Mi sto giocando duecento euro» disse tenendo gli occhi puntati sullo schermo del suo PC.

«Mbare Zorro, e che spacchio ne so!» esclamò abbassando intanto il volume dello stereo facendo quasi zittire Bruce Dickinson.

«Allora, come va il libro?»

«Male. Dai, facciamo na canna, che mentre ti devo chiedere un favore…»

«Spara, chi voi?» gli domandò guardandolo incuriosito e quasi intimorito allo stesso tempo.

«Mi servirebbe un po’ d’erba a credito. Devo racimolare milleduecento euro, mi servono per il libro.»

«Ma come, non avevi detto che ormai volevi uscirtene?»

«Se non mi farò aiutare da un editor, non riuscirò a pubblicare il romanzo» ammise senza guardare l’amico, concentrato a rullare la canna.

«Capisco, ma glielo hai scritto nella lettera di presentazione che hai cominciato a scrivere la storia mentre eri ancora in galera?» L’altro assentì. « E lo stesso non sta funzionando? Nessuno ti sta cacando

«No, altrimenti non ricomincerei mica a spacciare…»

«Sti pezzi di merda! Non capiscono na minchia! Tu sarai il nuovo…»

«Senti», disse Luca interrompendolo. «Me la dai l’erba, o no?»

«Certo, e se ti farai beccare, ti porterò di nuovo i libri in carcere. Però non mi chiedere nient’altro. Soldi per l’avvocato non ne uscirò!»

«Mbare, ma perché dovrebbero riprendermi?»

«Picchì si sfortunatu!» Dopo quell’esclamazione, Luca si toccò là sotto.

Alla fine, Stefania fece proprio un gran lavoro e così “Uno spacciatore feroce” venne pubblicato dalla Baldini & Castoldi.

Il giorno della presentazione però, pioveva e successe un fatto grave che portò al rinvio dell’evento in data indefinita: il relatore, con altri quattro amici, ebbe un incidente con l’auto prima che arrivasse in libreria. A causa del maltempo, non erano nemmeno in molti i presenti in libreria, e quando arrivò la telefonata di uno dei cinque occupanti dell’auto ridotta a un catorcio, Luca e Zorro corsero all’ospedale Garibaldi. 

Fortunatamente, dei cinque nessuno era in pericolo di vita. 

Zorro fu costretto a lasciare l’ospedale per andare a fare delle “consegne”. 

Luca non ci teneva a farsi bagnare dalla pioggia l’unico completo che possedeva, ma aveva una voglia immane di fumarsi una canna e di certo dentro l’ospedale non poteva. Scese al piano terra per comprarsi un panino e una birra, finì di piovere e così andò nel primo bagno per rullarsi una canna. Trovò un angolo appartato nel piazzale dell’ospedale e si accese il suo cannone. Ne aveva bisogno. Doveva rilassarsi. Mentre emanava nuvole di fumo dall’odore inconfondibile, pensava a tutto quello che aveva passato per riuscire a far pubblicare il suo libro. La marijuana gli calmò i nervi. Gli occhi gli si arrossarono. Era stata una giornataccia, ma: “Alla fine il libro era sempre esistente, e non era poi successo il finimondo!”  rifletté bevendo un sorso di Ceres e buttando lontano da sé il mozzicone dello spinello. Mentre stava scartando il panino, si avvicinò un barbone che: emanava un odore pungente, era visivamente mal ridotto e trasandato; e Luca ebbe pena per lui. “C’è chi è combinato peggio di me!” pensò guardandosi il completo nero e la cravatta.

«Vuoi un po’ del mio panino?» gli domandò anche se stava cominciando a venirgli la “fame chimica”.

«Sì, grazie, e magari un sorsetto di birra, se non ti dispiace.»

Luca spezzò il panino e ne diede metà al barbone, bevve un ultimo sorso di Ceres e, quasi a malincuore, gli passò la bottiglia.

Il clochard non aveva una gran dentatura, ma divorò ugualmente il pasto in pochi bocconi. Bevve poi quasi mezza birra tutto in un sorso. Ruttò, e infine domandò a Luca: «Hai una cartina? Vorrei farmi una canna!»

Luca rimase basito, pensando: “Ma vedi un po’! Non ha i soldi per il cibo, però quelli per fumare sì… Stu pezz’i merda!” Decise di dargli la cartina e tornarsene su dai suoi amici. Prendendo il portafogli dalla tasca, non badò ai movimenti del barbone, ma quando stava per porgergli la cartina e portò lo sguardo nuovamente a lui, vide il coltello a serramanico che gli veniva puntato contro.

«Runami tutti cosi, macari u rologio!» proferì serio e minaccioso.

Lì per lì, Luca rimase un attimo interdetto. Ma ci mise poco a riprendersi e, grazie agli insegnamenti appresi in carcere, in un lampo disarmò l’uomo, lo spinse lontano da sé, fece una passo indietro per mantenere la distanza e si mise in guardia come un boxer.

Il barbone di certo non si aspettava una reazione così fulminea, stramazzò a terra e andò a sbattere la testa nel bordo in cemento dell’aiuola. Restò immobile.

Luca non lo toccò neanche, raccolse il coltello da terra e corse via verso l’ingresso dell’ospedale.

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Discussioni

  1. Ciao Ivan, ogni tanto passo da te?! I tuo racconto mi divertono, in questo caso soprattutto il sapiente uso del dialetto! Fa comunque riflettere sulle difficoltà di veder realizzato il sogno di pubblicare la propria opera, sforzi che inducono Luca persino a delinquere pur di farlo. Ma anche la scena del barbone: a volte dietro la disperazione può celarsi un delinquente pronto a farti la pelle. Finale in sospeso, e per volontà tua, ok, ma quando la scrivi una serie? Così ti puoi cimentare nel thriller! Un saluto caro, alla prossima!

    1. Ciao Tonino, grazie per essere passato dalle mie parti! Eheheh Scusami se è da molto che non passo da te, ma per adesso, quando ho tempo, mi sto dedicando alla scoperta di “nuovi” autori qui su EO. Comunque, ti svelo che, non appena con la mia editor finiremo la revisione del mio secondo romanzo, nell’attesa di una pubblicazione scriverò la mia prima serie. Ti anticipo qualcosa: sarà un esperimento, un sunto del mio terzo romanzo, augurandomi che voi amici di EO, leggendo, mi farete da “beta”, aiutandomi con i vostri consigli a creare un’opera che sperò troverà una pubblicazione.

  2. Ciao Ale, grazie per aver apprezzato. Nella chiusura non ho voluto dilungarmi di proposito: non ho voluto che il lettore sapesse se Luca è andato a chiamare i soccorsi oppure no, o altro, forse ritornerà… Ah, se vuoi ti do il numero di Zorro! Ahahahahha

  3. Ciao Ivan, complimenti per il tuo brano, l’ho letto volentieri. Forse è per problemi di spazio ma lo trovo un po’ frettoloso nella chiusura.
    Bravo comunque continua così, ogni tanto passala però. 🙂