Western medievale

«È stato difficile viaggiare. I magiari, i bulgari e dopo i turchi… Ma ora ci siamo». Il pellegrino dalla barba rossa e fluente era emozionato.

Ruggero era felice che il suo protetto fosse così entusiasta. Il suo? Non solo, anche gli altri. La carovana procedeva in mezzo al deserto e i crociati tenevano pronte le armi: non si sapeva mai.

Erano nelle vicinanze di Gerusalemme – si vedeva in lontananza – che da dietro delle rocce Ruggero intravide una testolina con l’elmo a punta, il turbante e il velo a coprirgli la nuca.

«State pronti» urlò Ruggero.

I soldati accorsero, i pellegrini si nascosero dentro i carri.

Il soldato musulmano lanciò un urlo, agitò le braccia e da dietro le rocce comparve una fila interminabile di arcieri a cavallo.

Gli arcieri a cavallo puntarono su di loro e la carovana sembrava una facile preda.

Ruggero coordinò i soldati: «In posizione!». Andarono a costituire uno schermo per proteggere i pellegrini.

Gli arcieri a cavallo si fecero più vicini e a un ordine del loro ufficiale scagliarono le frecce.

Una grandinata di proietti calò sugli scudi dei soldati e gli arcieri a cavallo fuggirono.

Ruggero sapeva che il loro obiettivo era distogliere l’attenzione generale dalla carovana che dopo ne avrebbero approfittato.

Qualcuno fra i soldati, sciocco, pensò di inseguirli ma Ruggero sbraitò: «Mantenete tutti la posizione».

Soltanto due idioti non lo ascoltarono e corsero nella sabbia.

Gli arcieri a cavallo sorrisero e dopo un attimo tirarono delle frecce che trasformarono i due in degli istrici senza vita.

Ruggero annuì. «Che vi sia d’esempio». Purtroppo c’erano sempre gli imbecilli.

Gli arcieri a cavallo smisero in fretta di esultare: avevano notato che i soldati non intendevano cedere di un passo.

Ritornarono a caricarli e, dopo una bordata di frecce, sguainarono le scimitarre.

Calarono addosso ai soldati e scoppiò la zuffa con le spade che mulinavano in mezzo alla polvere sollevata dai cavalieri saraceni ma i soldati tennero duro. Ruggero trafisse un cavallino arabo, al suo arciere lo decapitò e prese la testa per gettarla addosso agli altri saraceni.

I nemici fecero delle smorfie davanti a quel gesto truce e non demorsero nel cercare di scardinare le difese. Dopo una finta ritirata, si schiaffarono come un’onda sugli scogli della palizzata di carne e metallo quale erano i soldati ma nessuno fece un passo indietro.

I saraceni si arresero. Corsero via lasciandosi dietro i cadaveri. I soldati esultarono e Ruggero si rivolse ai pellegrini. «Avete visto? Ce l’abbiamo fatta a salvarci». Ma i pellegrini indicarono un loro compagno di viaggio.

Era il pellegrino dalla barba rossa e fluente.

La barba era ancora più rossa, con tutto quel sangue.

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