Wilsooon (fine)

Serie: Iorestoacasa


Due settimane dopo stanchi di quelli che sembravano arresti domiciliari, Def e Cent che godevano di ottima salute, decisero di infischiarsene del “#iorestoacasa club”. 

Erano già stati infiniti e difficili quei quindici giorni, i poliziotti avevano pattugliato l’ingresso e non c’era stato verso di sgarrare. Oggi però che finalmente avevano scontato “la pena”, era troppo invitarli ad estendere volontariamente la reclusione fino al 3 aprile! Chiamarono a raccolta gli altri del clubiomiannoio allegando il video con l’intervento di Sgarbi. Tutti si convinsero, a fare la rivoluzione! 

Si sincerarono infine delle condizioni di Smilzo prima di invitarlo a giocare al campetto da basket. Smilzo però non rispondeva, nè alle chiamate di Cent nè ai messaggi di Def. Si preoccuparono, sarà mica morto?

Si ritrovarono giù in cortile ed insieme citofonarono, come quella fatidica sera, ma nessuno gli apriva! Presero a calci il portone e il vicino del secondo piano li riconobbe. Ebbe un attacco di tosse, il pelato, e li maledì scagliandogli infine il pallone contro, prima di rientrare in finestra. Def e Cent con più violenza ripresero a prendere a calci il portone. Il vicino gli aveva bucato il loro pallone da basket! Sperarono morisse di Coronavirus pure lui! Di Smilzo per un pò, non gli importò più niente, finché non lo videro aprirgli il portone prima che lo sfondassero. “E ora come facciamo a giocare a basket?” Gli dissero strattonandolo.

Smilzo disse che erano dei deficienti. Il giorno prima sua nonna era morta in casa di coronavirus. I posti in terapia intensiva erano finiti e l’ospedale l’aveva rimandata a casa a morire. I pazienti più giovani avevano la precedenza. Def e Cent lo guardarono alla fine della confessione, come si guarda un assassino. Spietati gli dissero di rimando che il deficiente era lui, se stava male avrebbe potuto rimanere a casa! Aggiunsero che magari ora non solo aveva ucciso sua nonna, ma uscendo aveva attentato alla vita di tutti!

Def e Cent si allontanarono disgustati e Smilzo prese a piangere. Lui era guarito in fretta e non sapeva di averlo quel virus, non sapeva fosse così distruttivo quel virus. Non sapeva, anche se ne aveva sentito parlare, non sapeva, che ne poteva sapere un ragazzo di diciassette anni del coronavirus e della morte! Era solo un ragazzo lui! Lui che aveva ucciso la nonna! Urlò con quanto aveva fiato di andarsene pure alla svelta, non gli avrebbe mai augurato niente di simile!

Def e Cent erano sconvolti. Mandarono un sms a tutti che la partita a basket era saltata, e anzi di stare a casa, che la cosa era seria! Iniziarono a fare appelli per convincere i compagni ad uscire solo se necessario. Anche se molti lo sapevano già. Come Greta che gli aveva tolto il saluto, quando aveva saputo di Smilzo. Come se fosse colpa sua! “Smilzo non era neanche amico mio!” – disse a Cent maledicendolo.

Cent prese ad insultarlo, volle menarlo. Ma si ricordò dell’avviso nel decreto e si tenne a distanza, infondo voleva bene a quel pazzoide di Def. Si guardarono entrambi negli occhi, non ci fu bisogno di parlare, si separarono e fecero ritorno verso casa pensierosi. Ma che ne sapevano loro, che ci potevano fare? Ci si annoiava a casa! 

“Non abbiamo mica novantanni! Non come la vecchia dello Smilzo. Povero Smilzo” – pensò Def. Si sdraiò sul letto, poi prese il portatile e si informò meglio su internet. Mandò un messaggio a Cent per conforto: “forse i vecchi decrepiti, tipo i nonni erano a rischio, mica i genitori, no?” Cent rispose che aveva il padre cardiopatico. Def si bloccò di colpo. Poi prese la penna rossa e lo scrisse sotto la colonna dei “a rischio”. Dopo poco si accorse che la lista che aveva stilato su chi, cosa, come e perché, non era affatto confortante. Decise senza pensarci più tanto, che sarebbe stato più semplice non fare la conta, limitare i danni eventuali, dando per buono quello che il Governo e altri vecchi avevano deciso per lui.

Def si mise a studiare o almeno ci provò, aspettando il rientro dei suoi vecchi a casa. Guardò il viso della mamma. Non indossava ne mascherina, ne guanti, anche a lui prima era sembrato un’esagerazione. La madre lo vide preoccupato e lo abbracciò. Def la allontanò brusco e mantenendola a distanza le raccontò angosciato di quanto era successo a Smilzo. La madre si intristì, ne era già stata informata. Def si sorprese della sua calma. Lei parve intuire i suoi pensieri e cercò di tranquillizzarlo dicendo che Smilzo era l’ultimo di quattro fratelli e la nonna era deceduta probabilmente perché era parecchio anziana. Anche un influenza comune se la sarebbe portata via prima o poi.

Ma il fatto che fosse deceduta per coronavirus era accertato – pensò Def che continuò a sentirsi tra i colpevoli. La genialata di radunare tutti quel sabato sera aveva messo in pericolo la vita di intere famiglie! Sua madre non fu d’accordo neanche su questo, disse che stava esagerando e che non era così grave quanto aveva fatto, forse alla sua stessa età, si sarebbe comportata allo stesso modo.

Def la guardò, e guardò l’orologio non ancora convinto. Chiese alla mamma dove era stata a quest’ora, non aveva mai fatto così tardi al lavoro. Poi notò le numerose buste piene di viveri in cucina. La madre era stata al supermercato. Aveva ascoltato l’annuncio che non solo Milano, ma tutta l’Italia era stata dichiarata zona rossa. Aveva fatto tardi perché c’era stata la ressa. Si dichiarò però soddisfatta, era tra quelle persone che erano riuscite a fare una bella scorta!

Def la lasciò in cucina a mettere a posto la spesa. Le portò le confezioni di acqua in terrazzo, per il resto non gli andava di darle una mano. Guardò il padre spettatore di una Formula1 senza pubblico. Non ci capiva più niente. Avrebbe volentieri cambiato canale, ma non era un film quello che stavano vivendo. Allucinante!

Def salì in camera e chiamò Greta, finendo per litigarci al telefono. Lo aggredì esordendo con il racconto della piccola sorellina di due anni che dopo quel sabato era stata colpita da febbre e tosse convulsa. Greta aveva creduto di morire! Fortunatamente la piccola si era ripresa. E ora la madre si era convinta a rispettare le regole e anche in casa sedevano distanti. Le mancavano gli abbracci, le mancavano le uscite, il cornetto a mezzanotte, poi pensava alla piccola Lisa e si faceva forza. E riguardo ai baci di Def, quelli no, non gli mancavano affatto, e non ne voleva più sapere. Tuttavia non le avrebbe mai augurato quello che era capitato alla sua famiglia. “Stammi bene Def, e resta a casa, ti prego”.

Def attaccò. Greta senza Tina, era così unica. Perderla sarebbe stato… scacciò il brutto pensiero e decise di seguire l’esempio della sua metà, e fare anche lui la sua parte. Scrisse un post, voglioso di raccogliere l’esercito per combattere assieme la battaglia da casa, taggandolo con quel hashtag che tanto aveva deriso. Volle scrivere tutta la storia, poi la rilesse. Nessuno gli avrebbe mai creduto, rischiava solo di attirare una valanga di haters.

Così cancellò tutto e scrisse solo: #iorestoacasa, non se sa mai.

Sorrise compiaciuto. Def senza Cent era così geniale. 

Serie: Iorestoacasa


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Discussioni

  1. Maria Anna, hai mostrato quanto gli adolescenti possano dimostrarsi maturi, crescere in fretta adeguandosi alle circostanze, forse più velocemente di certi adulti. Bisogna rendersi conto che siamo tutti in pericolo, e bisogna stare uniti, per noi, per i cari, per tutti. Lontani, ma uniti. Ciao Maria Anna, e speriamo in bene?

    1. Ciao Antonino, grazie! E Sante parole le tue! Speriamo che tutti a questo punto abbiano capito che non solo mettiamo a repentaglio noi ma specialmente i nostri nonni e chi ha patologie, io certe volte meglio che non ci penso. Dai lontani ma uniti, vicini ma lontani! 🙂 iorestoacasa…così completiamo lo slogan 😀

  2. Mi piacciono molto le dinamiche tra adolescenti, la loro maturità acerba, il coraggio di cambiare idea, lo sguardo meravigliato che hanno sul mondo. Anche loro adesso stanno facendo la loro parte, mostrando più buon senso di molti adulti. Speriamo finisca presto questa storia. A presto Maria Anna!

    1. L’adolescenza è un momento sempre complicato, figurarsi crescere in questa situazione che neanche noi giovani adulti riusciamo a gestire! Grazie Tiziano per queste parole, non potevi descriverli meglio. Ce la faranno, son sicura, come son sicura che tutti riusciremo ad uscirne con una consapevolezza in più su quello che abbiamo e che da sempre diamo per scontato. Ciao Tiziano, e grazie per aver commentato anche di là! d’accordo con te.

  3. Ciao Anna Maria. La giovinezza induce a provare una specie di senso di “onnipotenza” e di “immortalità” difficili da gestire. Soprattutto quando la vita non ha mai messo i bastoni fra le ruote. Credo, tristemente, che quella che descrivi sia la realtà contro cui si sono scontrati parecchi adolescenti in questo periodo. Purtroppo, il famoso “battito d’ali di una farfalla” può distruggere ogni certezza.

  4. Grazie Ivan, spero che la tua cara amica di Milano sia rimasta a casa per precauzione per smaltire il virus, speriamo il meglio e (aggiungo alle preghiere). Io fortunatamente non ho avuto episodi così, ma ascolto molto in questi giorni e ho pensato molto, agli anziani, e soprattutto ai molti giovani che vedo reagire con noncuranza e volevo scrivere il mio appello. Si sa che è difficile stare a casa anche per noi adulti (che devo scriverne un altro per i runner?Ma dove andate!). Non abbiamo una precisa idea di cosa sia questo virus, meglio evitare gli spostamenti… un abbraccio

  5. Molto toccante, spero solo che tu non abbia avuto un amico o un caro, non voglio neanche scriverlo… Mi hai fatto riflettere. Oggi ho sentito su messanger una carissima amica di Milano, suo marito l’ha preso, è a casa e lei credo che facesse finta di essere “tranquilla”. Ora leggendo la tua storia, ho paura che fosse a casa perché non c’era più posto in ospedale. Mi auguro vivamente che possa guarire. Questi sono racconti che lasceremo ai posteri, servono, con la speranza che portino insegnamento.