Wilsoooooooooon (inizio)

Serie: Iorestoacasa


È sabato sera. E Def per la prima volta non sa che fare. L’ennesimo cd era arrivato all’ultima traccia, e la stanza si era riempita, di nuovo, di un silenzio insostenibile. 

Strascicando i piedi Def raggiunse la scrivania, mise in carica il cellulare ormai morto che riprese a vibrare sotto la raffica dei messaggi. La maggior parte avevano lo stesso noiosissimo argomento. Def ignorandolo mosse altri due passi avvicinandosi alla finestra. Per strada non c’era nessuno. Tornato sulla scrivania sparsa di libri afferrò il suo inseparabile pallone da basket. Iniziò a palleggiare per svariati minuti, prendendo infine la parete come bersaglio, finché non lo raggiunse il rimprovero della madre da dietro la porta chiusa a chiave. “A quest’ora non si può fare tutto questo rumore, capito?”.

“Non si può fare questo, non si può fare quello. M’avete tutti rotto er ca**o!” pensò Def riprendendo in mano il cellulare. Si fece un selfie con “Wilson” e in mezzo secondo, dette appuntamento a Cent per organizzare una partita di basket nel campetto vuoto sotto casa con gli altri otto fedelissimi. Cent riceve e lo gira a tutti i suoi contatti. Neanche mezz’ora dopo: campetto pieno. “Infondo sono solo dieci, daje!”

Strette di mano, pacche sulle spalle. E un bacio a stampo a Greta che Def aveva visto macinare di corsa il chilometro che li separava, e negli ultimi metri spiccare il salto per ancorarglisi addosso. Greta si mostrò  contenta di aver trovato il cinema chiuso, altrimenti non avrebbe potuto visualizzare il suo messaggio. E proporre a Tina una valida alternativa al “sabatocine”. Tina che aveva risposto entusiasta all’aperitivo a casa con le quattro amiche, meno al finire la serata con il gruppo del ragazzo di Greta, gelosa di spartire l’amica con quel Def.

Greta e le altre salutarono i ragazzi, entusiasti al avere pubblico femminile. Constatarono con altrettanto piacere quanti giovani avevano occupato panchine e i bordi della ringhiera, tutti gasatissimi come loro per una prima uscita dopo due giorni di nulla. 

Il mini torneo inizia, e la vita ricomincia a pulsare nelle vene. La palla rimbalza, si suda nonostante la temperatura fresca della sera. C’è Smilzo che non riesce a respirare, ma con il fisico che ha, è facile non regga il ritmo. Il pallone passa veloce da mano a mano, Def placca Cent, la palla arriva a Smilzo che la aggancia e fa canestro! E cade. Gli altri lo prendono in giro. E anche lui sorride, non sa proprio come è finito a terra. Nel rialzarsi senza fiato, ha un giramento di testa. La partita continua, ma sentendosi strano Smilzo avverte gli altri e si avvia verso la panchina. C’è chi lo prende a pacche e spintoni goliardici, chi gli rifila un calcio in culo per accompagnare prima l’uscita. Smilzo sorride e se ne dispiace. Si siede in panca coccolato dalle ragazze. Gli danno dell’acqua, ma il più delle volte Smilzo ci si strozza. La tosse però sembra calmarsi, alla sola vista delle ciotole piene di schifezze che stavano circolando. Le ragazze avevano fatto scorta e allestito un buffet. Chissà se qualcuno seguiva ancora la partita. 

Tina arraffa la ciotola con i popcorn, anche se Smilzo avrebbe preferito quella con le patatine, ora nelle mani di quella che doveva essere la figlia del portiere. Tina si avvicina a Smilzo, siedono vicini condividendo la ciotola. Smilzo poco dopo è costretto a cedergliela. Deve tossire, beve ancora ma gli manca il respiro, forse i popcorn erano troppo salati, o forse ha giocato troppo. Cerca di seguire la partita ma la vista si appanna. I ragazzi a gran voce invitano Smilzo a tornare in campo, Tina lo incoraggia ma Smilzo si arrende, e con la scusa che gli fa male anche il ginocchio, decide di salutare tutti. È stato bello rivederli. Prese con se una busta di patatine. “Grazie, regà alla prossima!”

Saluti in risposta, e anche dei buuu.  Def dice a Cent che ora doveva riparare. Che Smilzo era suo amico e quindi toccava a lui sedersi in panchina per ristabilire la parità in campo. Avrebbero poi fatto a turni. Cent non ci sta ad iniziare per primo il riposo, ora che i muscoli sono caldi non si vuole fermare. “Def inizia tu la panca!” – dice Cent. In risposta Def gli mostra il dito medio. Nessuno dei due vuole cedere e così scoppia una piccola rissa. Un vicino si affaccia alla finestra sentendo il rumore sordo provenire dal retro della casa, li ammonisce. “Che ci fate nel campetto a giocare, dovete restare a casa non lo sapete?”. I ragazzi lo guardano poi iniziano a ridere, infastidito il vicino richiude la finestra prima di sentire un altro insulto. Decide di avvisare la polizia ma prima di comporre il numero, il vetro della finestra esplode e il pallone da basket centra il cellulare nella sua mano. 

I ragazzi l’hanno fatta grossa rompendo il vetro, scappano tutti. Tutti tranne Def e Cent che non hanno finito di guardarsi male. Anche perché il pallone era di Def, e l’idea di centrare la finestra da così lontano, era stata di Cent. Decidono di andare a recuperarlo insieme. Salendo le scale però trovano Smilzo accasciato in un angolo, respira malamente e ha una forte tosse. Greta e Tina che li avevano seguiti, lo accerchiano e chiamano le altre ragazze. Poi si ricordano d’improvviso di un qualcosa che le fa allontanare velocemente nell’altra direzione. Def e Cent le guardano stupiti correre via. 

Def e Cent rimasti soli portano Smilzo a casa sua. Gli tastano la tasca, ma non trovano le chiavi e quindi suonano decisi il campanello. La madre doveva essersi addormentata dopo cena davanti alla tv, perché aprì molto dopo con fare assonnato, e con la voce sopraffatta da quella di Barbara D’Urso. Quando vide però il figlio in quelle condizioni chiamò il marito e l’amica, che smise di botto di riferirle la lite che si stava perdendo in tv. Con la faccia sconvolta il padre portò il figlio dentro e la porta si chiuse in faccia a Def e Cent. Rimasti sul pianerottolo dimentichi della palla, decisero di svignarsela. 

La mattina dopo si svegliarono al suono delle sirene. Smilzo era stato portato in ospedale. Tutto il vicinato scese in strada a veder partire l’ambulanza. Il povero Smilzo quella mattina era appena sceso per farsi un giro, ed era stato visto accasciarsi a terra. I genitori entrambi obbligati a spostarsi per lavoro, erano stati richiamati immediatamente. Gli omini vestiti di bianco con le maschere, fecero a tutti un discorso e chiesero ai presenti chi era stato a contatto con Smilzo negli ultimi giorni oltre ai famigliari. 

Def e Cent stettero in silenzio, ma il vicino del secondo piano fece la spia. Oltre a tutta la palazzina messa in quarantena preventiva anche la palazzina gemella di Def e Cent, subì lo stesso trattamento. Ai ragazzi poi venne chiesto di ricostruire i movimenti di Smilzo e venne fuori che solo con la partita a basket della sera precedente, era stato a stretto contatto con almeno dieci ragazzi e sei ragazze, e chissà quanti del quartiere. Avevano condiviso gli asciugamani, le borracce, e le loro mani avevano toccato la stessa palla o lo stesso cibo. Def e Cent dissero che la notte era fresca e non avevano fatto caso agli starnuti dello Smilzo, lui era Smilzo e un tantino gracile. 

Interrogarono anche Greta e Tina, dissero che loro avevano fatto un aperitivo in casa tra amiche quella sera, ma che le giornate precedenti erano restate a casa, per tutta la settimana come diceva il decreto. Poi però non ce l’avevano proprio fatta a continuare a rimanere a casa. E avevano accettato l’invito di Def. Peccato che quella che era sembrata alle ragazze una settimana, fossero in realtà solo due giorni. 

Tina pianse, aveva paura per la nonna. E anche per la mamma, che quella sera era a casa di Smilzo. Gli uomini in tuta si rivolsero alle madri di Greta e Tina e chiesero se per caso avessero sentito parlare di Coronavirus. La mamma di Greta sgranando gli occhi, ribadì stizzita che sua figlia era rimasta a casa tutto il tempo. Citò anche la festa di compleanno di due giorni prima in cui la sua ragazza esemplare, aveva rinunciato addirittura alla festa in discoteca come suo solito (omettendo fosse chiusa), e si era accontentata di farla a casa. “Certo non è grande casa nostra, ma sono entrati tutti, ed è stata una festa riuscita lo stesso, vero gioia?” disse la mamma di Greta rivolta alla figlia. “Ma non avete sentito parlare della distanza di sicurezza da tenere, di evitare l’accalcamento di persone?” chiese il tizio in tuta bianca che la mamma di Greta iniziava ad odiare. “Certo, le ho detto infatti che l’abbiamo fatta a casa la festa, non in discoteca!”.Ad avvalorare le buone intenzioni della mamma di Greta, quella di Tina intervenne in sua difesa, dicendo al tizio in tuta bianca che sembrava venire dallo spazio, di tornare con i piedi per terra e constatare che si trovavano a Roma mica a Milano dove c’era il focolaio del virus, e infine che la quarantena sorvegliata le sembrava un’imposizione eccessiva specie per i ragazzi!

Serie: Iorestoacasa


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Discussioni

  1. Ciao Maria Anna, eh, che dire… Quando non sono vicini a noi i problemi vengono sempre sottovalutati, per poi sconvolgerci quando ci rendiamo conto che ormai è sin troppo vicino a noi, all’improvviso…. Speriamo… Vado al secondo episodio ?

  2. Ciao Maria Anna, col senno di poi, si capiscono tante cose… peccato che episodi reali come quello che hai descritto tu, saranno successi veramente. Che brutta situazione in questo momento, speriamo che leggendo questa storia, a qualcuno passi la voglia di stare in giro, in questi giorni.