Xenu il governatore – Atto I
Serie: Amori diafani
Il cuore, alle volte, è un organo che batte a sproposito, rallenta fino a farti dubitare della tua stessa fisicità o rimbalza furiosamente come le palle pazze dai mille colori liquidi.
- Episodio 1: Xenu il governatore – Atto I
STAGIONE 1
Eravamo appena un po’ più brilli del solito. Un bel po’, se dovevo essere sincero.
Non ricordavo cosa avessimo bevuto di preciso in quel pub sperduto a Noventa Padovana, però avevo ben presente l’ultimo bicchierino completo di fiamma azzurra che si doveva soffocare con il palmo aperto e poi giù tutto d’un fiato.
Il Black Eagle al suo interno era decisamente buio, con tavoli non troppo piccoli di ottimo linodendro: un legno solido, leggero e una buona alternativa al più pregiato noce reale.
Sopra al tavolo una flebile lampadina da quaranta watt, avvitata dentro un paralume Tiffany conico verde biliardo, illuminava almeno cinque boccali di birra, innumerevoli cicchetti, due bottiglie di Cortona con l’imboccatura sporca di sale e una fettina di limone, all’interno una bolla di schiuma sembrava brillare intensamente mentre inglobava quel pezzetto di agrume verdognolo.
«Ma come fai a stare con una dianetica? Diaminica o quello che casso xeo… Me pare una malattia!» Daniele stava ridendo e battendo la mano aperta sul tavolino, i bicchieri toccandosi producevano il baccano tipico del vetro alcolico.
«Può credere in ciò che vuole, Dani. Basta che non coinvolga anche me… Non so. Non so neanche in cosa credano i come si chiamano. Mi pare che adesso si facciano chiamare Soulology.»
Le mie parole erano ancora nitide, anche se gli shots avevano quasi completato la loro operazione di sterminio dei pochi neuroni rimasti attivi.
«Io l’ho visto… su internet, dicono che credono negli alieni che si travestono da umani. Boiate su boiaaate e che hanno un apparecchio che ti fa… tipo l’elettrossioc, no? Lo tieni con le mani e uccide i parassiti che stanno attaccati alla tua coscienza e prosciu… Gloria! Ci porti due Anime Nere? Grassie tesoro!» Daniele si stava rivolgendo alla figlia del proprietario, che sparecchiava due tavoli più avanti: una ragazza molto bella dai capelli neri cortissimi, gli occhi di ghiaccio, un sorriso che concedeva raramente, ma che mi faceva tremare il cuore ogni volta che gli sfuggiva liberandosi da quella maschera di cruccio.
«Mi sa che avete già bevuto troppo voi due, chi è che guida?»
La ragazza stava posando gli ultimi boccali vuoti di birra su un vassoio giallo pieno all’inverosimile, tutte le volte mi cadeva l’occhio sui suoi bicipiti tondeggianti decisamente più tonici dei miei e fissavo quel tatuaggio importante e aggressivo dipinto nel derma dell’avambraccio destro, un teschio visto frontalmente e contornato da fiori di pesco simmetrici.
«Non sono mica… Io lo reggo benissimo l’alcol! Cosa credi?» Dani aveva la testa inclinata come se stesse incaricando una sonda interstellare a vagliare le condizioni del pianeta Lucidità vicino ad un buco nero gentile.
«Emi, fammi un favore, tu mi sembri in condizioni migliori, prendigli le chiavi della macchina e evita di bere ancora.» raccolse due tovagliolini di carta stropicciati, lanciandoli con noncuranza dentro un boccale.
«Ok Gloria…» ricordava il mio nome.
In effetti, ero un volto conosciuto per tutte le volte che andavo a bere con i colleghi o con la mia attuale ragazza, avevo intrattenuto spesso delle conversazioni su qualunque argomento col padre: un omone barbuto con gli occhi scuri scintillanti. Un luccichio che ne rivelava l’intelligenza e la simpatia, ma quella sera non sembrava esserci.
Gloria si stava allontanando, ma prima di sparire dietro una parete ebbi l’impressione che mi avesse guardato.
«Oh, xè na bea figa, ma la pare sempre inrabiada fresca. E poi mica sono ‘mbriago! Poco, poco…» rise rendendosi conto della quantità di bicchieri sul tavolo.
«Guido io, che ancora riesco a capire cosa sto dicendo.» dissi afferrando le chiavi della sua Nissan Micra rosso fuoco.
«Vi tolgo un po’ di roba dal tavolo ragazzuoli?» una piccola mano mi strinse la spalla sinistra, riconobbi subito la voce allegra e spensierata.
«Antea! La mia bellissimissima Antea!» Daniele aveva un debole per la sorella di Gloria, la figlia più piccola del gestore del pub.
«Seee, è già partito il tuo amico, Emi?» mi chiese cominciando a togliere i boccali più grandi.
«Daniele, mi chiamo Daniele. E sono innamorato cotto di te. Davvero!» confessò mostrando uno strano sorriso sbilenco e davvero poco affascinante alla ragazza dai capelli castani e con due fanali azzurri al posto degli occhi.
«Ciao Antea. Mi sa che abbiamo perso Daniele, perdonalo… mi stava dicendo che Nene ha un debole per gli alieni.» le dissi con un tono ironico, la testa stava rallentando le sue capriole spiritose.
«Irene? Cos’è appassionata del SETI? Ricerca anche lei i tecnosegnali nell’universo?»
Antea aveva praticamente svuotato il tavolo, restavano solo un paio di ciotole di salatini e una bottiglia della birra Del Demonio, che non ricordavo affatto di aver ordinato.
«No, no. Lei, lei frequenta l’istituto Soulology. Onestamente non so cosa ci trovi, ma ognuno è libero di pensare ciò che vuole.» dissi io cercando di non dare troppa importanza alla cosa.
«Lo so che si sbattono E.T., c’hanno tipo una fissa! Ocio Emi… capace che te amputa roba tipo le vacche del Colorado.» Daniele rise in modo preoccupante ed emise un sonoro rutto, guardò me, poi Antea con una faccia sorpresa, si alzò e corse in bagno sbattendo su un paio di sedie.
«Lo regge bene l’alcol, mister Gracidio.» disse con una risata e portandosi via il vassoio.
«Già…» sospirai, ma Antea era già sparita.
Mi sarei preso volentieri un caffè, anche uno di quegli orribili bicchieroni americani che mi sapevano di risciacquo della moka del giorno prima. .
Me lo porse Gloria, ma era un normalissimo espresso.
«Waah! Mi hai letto nel pensiero?» dovevo avere un’ombra di turbamento mascherato male da un sorriso ebete.
«Non proprio, ma avevi gli occhi da Starbucks.» per la prima volta, quella sera, uno dei suoi sorrisi, uno di quelli rari, aveva scavalcato il recinto e scorrazzava libero.
«Ti ha parlato lei di Soulology?» mi chiese sedendosi al posto di Daniele.
«Più che parlato, me ne ha fatto cenno. Una volta mi ha chiesto di accompagnarla alla sede dell’Arcella e che doveva presentarmi un… coso, un audioqualcosa. Un suo amico reclutatore.»
«Auditor. Ti avrebbe fatto il test dell’elettropsicometro e raccontato di come elevarti ad un livello di coscienza più nitido, più consapevole.» disse lei mentre assaporavo il caffè perfettamente zuccherato e buonissimo.
«Sei anche tu una… un’adepta?»
Le mie parole erano ancora nitide, anche se gli shots avevano quasi completato la loro operazione di sterminio dei pochi neuroni rimasti attivi.
La ragazza stava posando gli ultimi boccali vuoti di birra su un vassoio giallo pieno all’inverosimile, tutte le volte mi cadeva l’occhio sui suoi bicipiti tondeggianti decisamente più tonici dei miei e fissavo quel tatuaggio importante e aggressivo dipinto nel derma dell’avambraccio destro, un teschio visto frontalmente e contornato da fiori di pesco simmetrici.
In effetti, ero un volto conosciuto per tutte le volte che andavo a bere con i colleghi o con la mia attuale ragazza, avevo intrattenuto spesso delle conversazioni su qualunque argomento col padre: un omone barbuto con gli occhi scuri scintillanti. Un luccichio che ne rivelava l’intelligenza e la simpatia, ma quella sera non sembrava esserci.
Antea aveva praticamente svuotato il tavolo, restavano solo un paio di ciotole di salatini e una bottiglia della birra Del Demonio, che non ricordavo affatto di aver ordinato.
Continua...
Serie: Amori diafani
- Episodio 1: Xenu il governatore – Atto I
Primo atto letto e piaciuto, attendo il seguito del racconto compiuto.
Ciao Emme! Grazie per aver letto le memorie alcoliche dei miei amori distratti… 😀 Nella mia testa sono tutte storielle brevi di pezzetti della mia vita che reputo divertenti o quanto meno curiosi, speriamo continuino a piacerti. ♥
il nome dell’istituto ricorda uno famoso…. 😂
non vedo l’ora di proseguire nella lettura, questi pettegolezzi da bar sono mooolto interessanti
Ciao Laura! ♥ Ma grazie per la lettura. Queste storielle brevi molto sciocche, che nascono attorno alle quattro del mattino subito dopo i disegni per le illustrazioni del mago di terracotta, sono tutti frammenti di vissuto reale, magari leggermente edulcorati e levigati per eliminare schegge ed imperfezioni così da evitare di fare la figura del “grezzone”. I personaggi però sono tutti reali, i sentimenti provati anche e le situazioni le ho raccontate con sincerità. 😂
E comunque, l’esperienza con la chiesa camuffata del racconto è stata la cosa più assurda della mia vita. Ancora adesso non capisco come sia possibile arrivare a tutte quelle persone con una storiella che non si regge in pie… ah, direi che lo stesso discorso vale per qualunque divinità. 😀
ahahah concordo pienamente con te!