1° Episodio

Serie: Paladino, Audax e la Città


«Oooh…».

«Benvenuto».

Luca non comprese, e si ritrovò rigido. Indossava l’armatura lapolaka, quindi era Paladino. Tutto cambiava. E, dunque, disse: «Che è successo?».

«Ti sto dando il benvenuto».

Si girò, e vide un individuo bizzarro: maschera antigas, armatura da centurione e calzamaglia. Tutto nero. Proprio bizzarro. Ma poi si ricordò di se stesso, e si ritrovò più indulgente. «Bene. Ciao». Poi disse quello che era inevitabile: «Chi sei?» e cercò di avere un tono gentile.

«Mi chiamo Audax». Aveva un tono piatto e sbrigativo, come se tutte quelle chiacchiere fossero una perdita di tempo.

«Pure tu sei un supereroe» constatò.

«Ho l’ardire di farmi classificare così».

«Io…».

«Sì, lo so: sei Paladino».

«Okay: presentazioni superate. Dove sono?» e, si realizzò, in un posto orrendo, squallido: una città. E che città! Altro che grandi capitali europee: non c’erano fontane monumentali, negozi di lusso, gente indaffarata per i marciapiedi. Tutto era in rovina. Edifici diroccati, strada mezza crollata, il marciapiede inesistente. E, a rendere lo scenario strano, erano i murales. Ovunque, graffiti coloratissimi, che forse dovevano rendere l’ambiente più allegro. Invece, tutto ciò dava il sapore di una prepotenza.

«Nella Città».

«Quale città?».

«La Città» parlò con enfasi.

«Oh, ho capito. Ma quale?».

Fece spallucce, uno strano movimento dell’armatura. «Non è Roma, non è Milano, non è Varese. È la Città».

«Ma c’è stata appena una guerra?». Ci rifletté un attimo sopra, e aggiunse: «Oh, siamo nel Secondo dopoguerra».

«No, hai toppato. Siamo in Italia, epoca contemporanea. Ma questa è una Città strana. Altro che metropoli in preda alla delinquenza! Ti spiego… Anzi, no, meglio che tu guardi».

«Cosa?».

«Vieni, nasconditi. Da qui vedremo tutto» lo invitò.

Paladino si accorse di qualcosa nell’aria. Tensione. Quelle poche persone per strada, che fino a quel momento erano apparse apatiche e disinteressate, smisero di strascicare i piedi e si defilarono. Dagli angoli più bui, si distinsero i loro occhi, simili a gatti.

Tempo dieci secondi e arrivò una banda di motociclette e automobili.

I motori erano truccati, di questo Paladino si accorse seppur non se ne intendesse di meccanica. E poi, i motociclisti non indossavano i caschi.

Tutto era molto strano. Aveva il sapore come di un’atmosfera post-apocalittica.

Il corteo si bloccò, i motociclisti smontarono e dalle automobili scesero dei guerrieri tatuati. Avevano armi da fuoco di ogni tipo. Dall’MP7 all’M60. C’era pura gente con degli RPG e degli Stinger.

«Fammi indovinare: sono loro i cattivi» pronunciò Paladino.

«Silenzio!» lo troncò. «Guarda».

Paladino obbedì e vide quei personaggi iniziare a parlare. Insomma, Paladino ne aveva sentite di ogni tipo di sconcezze e blasfemie, ma le bocche di quei tipi superavano ogni immaginazione. «Mah, guardare sì, sentire non ne ho voglia».

«È importante che tu li veda» non prese la battuta al balzo.

«Ma chi sarebbero?».

«Gli Squali. Vedi, infatti, i loro tatuaggi?».

«Sì, ora li distinguo» e osservò che quei disegni erano quasi tutti blu, con pesci, stelle marine e squali, più bagnanti mezzi divorati. In quest’ultimo caso c’era una prevalenza del rosso. «Ma perché “Squali”?».

«Sono una Banda. Noi combattiamo le Bande».

«Ah, ce ne sono altre? E, scusa, perché “noi combattiamo”?».

«Sono i cattivi» disse semplicemente, le lenti della maschera che indugiarono su di lui.

«Via, Audax, non è che io ammazzo la gente perché bestemmia, gira senza casco ed è tatuata in quel modo esagerato».

«Non mi fare discorsi da borghese conformista» lo seccò.

«Sei tu che mi hai portato qua. Non ti ho chiesto di venire».

«Vuoi fare una prova? Loro sono i cattivi e te lo dimostreranno se tu uscirai di qui urlando… uhm, direi:”Viva i Barracuda!”».

«E chi sono i Barracuda?».

«Un’altra Banda della Città».

«Ah» ed esitò.

«Perché indugi?» parve sfidarlo.

«Ho capito. Ora esco e lo dico» affermò.

«Bene».

Paladino si chiese chi fosse veramente il nemico. Quella Banda, o Audax? Però aveva dato la sua parola, e dunque uscì. «Eh-ehm».

Gli Squali si girarono e alcuni sghignazzarono, altri lo fissarono stupiti. Qualcuno disse: «Che, oggi è Carnevale?».

Paladino non aveva voglia di provocarli, ma solo di capire. Aveva dato la sua parola! E non se ne interessò più, e disse: «Scusate, un mio amico dice che siete i “cattivi”».

Gli Squali risero con ancor più forza. «E chi sarebbe questo tuo amico?» urlò uno di quelli.

Voleva dire il suo nome, ma pensò che quello sarebbe stato un casus belli. Disse: «Sentite, è difficile… Io sono nuovo di qui». Risero ancor di più, e lui continuò: «Non so nemmeno come si chiama questo posto!».

«Si chiama Città, e inchinati a noi, che siamo i suoi padroni» disse il più brutto di tutti.

«Città? Che razza di nome è da darsi a un posto del genere! Guardatevi intorno: è tutto distrutto».

«Inchinati a noi!» dissero alcuni Squali.

«Continuo a non capire» e scosse la testa.

«Inchinati a noi!» sbottarono in coro.

«Ah, ma io non mi inchino a nessuno. Men che meno a degli sgorbi come voi!» si ritrovò a esclamare.

«Oooh, si permette!» fecero.

«Sentite, la situazione sta sfuggendo di mano…» iniziò: voleva provare a riparare quel che aveva combinato a causa della sua irruenza. E anche orgoglio ferito.

Uno Squalo si fece avanti e gli diede uno spintone. «Togliti questa buffonata da cosplay e poi inchinati a noi».

«Io-non-sono-un-cosplay!» ringhiò.

Gli altri risero, sempre più divertiti. Quello Squalo li imitò, sulle prime, ma poi reingoiò tutto quel fare insolente al vedere Paladino creare una sfera d’energia.

Lo Squalo che aveva osato fu schiacciato.

Gli altri Squali rimasero per un momento immobili, le risate cristallizzate, poi gli puntarono le armi. «Fermo là!».

«No, io non sto “fermo là”» replicò Paladino, sollevandosi in aria con lo skateboard lapolako. «Voi, invece, morite là!» e lanciò in rapida successione altre sfere d’energia. Queste si schiantarono con forza su motociclette e automobili. Molti teppisti morirono, altri continuarono a sparare per poi fuggire. Le pallottole guizzarono. Infine, quella colonna fuggì dalla sua furia.

Audax uscì dal nascondiglio e Paladino gli venne incontro, gli disse: «Sono loro i cattivi? Non mi sembrano tanto terribili».

Audax non rispose: gli massaggiò il braccio sinistro, e Paladino si accorse che era stato ferito. «Oh!».

Audax disse: «Lo vedi che sono pericolosi? Vieni, ti devo spiegare alcune cose».

Paladino lo seguì, davanti il buio e l’ignoto, alle spalle i resti di quella carovana urbana.

Serie: Paladino, Audax e la Città


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Discussioni

  1. Ciao @micol_fusca, ciao @antoninotrovato e grazie per avermi letto (vi taggo per rispondervi contemporaneamente)! Paladino è un supereroe che ho inventato nel 2013 ed è protagonista di sessanta racconti (questo che avete leggo e i quattro che seguiranno sono una serie breve). Audax invece non è mai stato nei miei racconti a parte questi cinque (lo inventai come esercizio per la Scuola del fumetto perché il professore ci aveva chiesto di inventare un supereroe). La Città è l’ambientazione che ho usato per un racconto (“Città violenta”) in cui succedono un sacco di cose toste… Solo che “Città violenta” è un racconto obsoleto (non è neanche un vero e proprio racconto) e perciò l’ho usato per questa serie che scrissi nell’estate del 2017.
    Ah, e il bello è che l’anno prossimo scriverò una serie di quaranta racconti brevi su Paladino!…

  2. Ciao Kenji, queste ambientazioni, le bande e lo scenario apocalittico mi hanno riportato alla mente quelle presenti in Ken il guerriero! Anche a me interessa lo sviluppo di questo urban fantasy post-apocalittico e le vicende di Paladino! Un saluto, alla prossima!

  3. Ciao Kenji, eccoti qui in versione fantasy! Ieri avevo letto un racconto che mi ha fatto pensare a un manga, oggi il tuo che mi ricorda molto un fumetto che racconta le gesta di improbabili super eroi. Sarà un caso? ;D Comunque sia, immagino tu intuisca che questa serie si preannuncia la mia preferita fra gli scritti di tua produzione.