2° Episodio

Serie: Paladino, Audax e la Città

«Paladino, questa è la Città. La Città! Qui non è come nelle città di cui sei abituato. Qui spadroneggia il più forte. Ci sono le Bande, e la gente gli deve tutto. Ma le Bande sono come bambini: vogliono tutto. Sono bambini mal cresciuti: per loro, la realtà è un parco giochi. Possono… Vogliono fare di tutto» disse Audax.

«Okay, okay: ho capito. Loro sono i cattivi e… Ah, cavoli! Mi puoi medicare questa ferita?» e indicò il braccio leso.

«Sì, certo» e iniziò ad aiutarlo, lì, dentro una cascina diroccata. C’era una puzza oscena di fogna.

«Ma dove si trova, esattamente, questa Città? Non mi sembra sia Roma, o Milano, o… vabbé, luogo comune: Napoli».

«Infatti non è nessuna di queste».

«Ma siamo in Italia?».

«Sì» e gli versò dell’alcol disinfettante.

«Bene. Che anno è?».

«L’anno non è importante. Neanche il luogo. La cosa fondamentale è capire chi combattere» e lo guardò.

Paladino non comprese se era rabbioso, sarcastico, piatto, scocciato. Incolore, imperscrutabile, a dire il vero. «Ma io non combatto così! Non mi faccio chiamare… O meglio rapire, per poi obbedire!» protestò.

«Cosa vuoi che ti faccia vedere? Le prigioni delle Bande? Come si comportano con i più deboli?».

«Nulla di tutto questo. Senti, lo so che è ingiusto. Molte cose sono ingiuste. Ma io non sono Dio, o un suo angelo sterminatore. Io faccio quel che posso» arrivò a scongiurarlo.

«Vuoi arrenderti?».

«No».

«Non vuoi combattere?».

«Neanche. Voglio una ragione. Tu mi hai spinto a provocarli».

«Una ragione? Va bene. Fatto, finito: non perderai il braccio».

«Spiritoso» lo gelò, o meglio tentò di gelarlo.

«Seguimi» e uscirono dalla cascina. Procedettero per quelle vie devastate, dove tutto era rotto. Per strada, qualcuno. Nessuno li degnò di un’occhiata, come se fossero invisibili.

O meglio, concepì Paladino, avevano paura di loro. Chiese ad Audax:«Credono che siamo di qualche Banda e, per questo, non ci guardano neppure?».

«Vedo che inizia a capire qual è l’andazzo da queste parti».

«Può darsi» convenne.

«Ecco, stiamo arrivando presso una ZS!» esclamò, il tono eccitato.

«E che roba è?». ZS, non gli piaceva.

«Zona di Sicurezza. È dei Legionari» sussurrò.

«Legionari? Oh, mamma! Adesso siamo nell’antica Roma».

«Vieni, nascondiamoci».

Paladino lo seguì, e si chiese se quello fosse un sogno, o un’allucinazione. Chi era Audax? Non l’aveva mai sentito nominare. E dire che, in Italia, non ci sono molti supereroi. Sì, poteva essere un sogno. Tutto quel che vedeva aveva dell’assurdo. Ma, comunque, gli diede retta. Non poteva fare altro! «Eccomi».

Appena in tempo. Da dentro un condominio mezzo sfondato da… una bomba?, videro delle jeep e un paio di elicotteri.

Paladino notò che, gli uomini a bordo, indossavano mimetiche militari ed elmi dell’antica Roma. Legionari, infatti. Chiese al suo “Virgilio”:«Buoni o cattivi?».

«Un po’ tutte e due».

«Cosa pensano di… te?». Stava per dire “noi”.

«Che siamo un pericolo».

«Li devo attaccare?».

«Meglio di no».

«E quindi?».

«Guarda» lo invitò.

Paladino obbedì e vide una jeep rovesciarsi, l’equipaggio schiacciato. Fu tutto un versamento di sangue.

Da dietro un palazzo uscì un’orda di guerriglieri che crivellarono di colpi le jeep.

Gli elicotteri erano da trasporto civile, un minimo di verniciatura che gli dava un tocco di militarismo. Da lì furono tirati dei razzi.

I razzi si schiaffarono fra i ranghi dell’orda ringhiante e tatuata.

Esplosioni di fuoco, esplosioni di sangue.

«Ma è una guerra!» esclamò Paladino.

«Benvenuto nella Città» lo informò Audax.

Alcuni legionari feriti scapparono e si ripararono entro quelle mura, dove Paladino e Audax si erano nascosti. Guardarono prima alla battaglia, caso mai qualche bandito li avesse inseguiti, poi realizzarono di loro. «E voi chi sareste?».

«Siamo amici…» ribatté Paladino.

Ma quelli non lo ascoltarono e gli spararono contro. «Via, via banditi!».

Paladino si riparò dietro un muro. Domandò ad Audax:«Ma che fanno? Ci sparano?».

«Te l’avevo detto che sono un po’ tutte e due le cose» ribatté.

«Senti, la situazione non è chiara. E, soprattutto, io cosa devo fare?».

I legionari furono intraprendenti, oppure resi pazzi dalla tensione: li raggiunsero. «Morite, morite!» gli urlarono contro.

«Ma voi siete pazzi!» esclamò Paladino.

«Uccidili, ammazzali! O lo faranno a te» gli rammentò Audax.

Prima che i legionari potessero riprendere il fuoco, Paladino iniziò a massacrarli con le sfere d’energia. Ora non era più questione di provocazione: erano loro i paranoici, quelli che vedevano nemici in ogni dove.

Anche Audax li uccise, anche se in modo più grezzo: daga e spranga, e presto fu ricoperto di sangue. «Ecco, lo vedi?».

Prima che Paladino potesse rispondergli, ci fu un tuono. I muri iniziarono a creparsi, dunque ad aprirsi. Cavità nere si spalancarono e si innalzò un gran polverone.

Un legionario urlò. Era sfuggito all’uccisione, al macello industriale.

Poteva essere ancora ucciso, ma il terreno gli franò sotto il corpo e quindi precipitò.

Ci fu una vampata di calore. Si videro fiammate dappertutto.

Un’esplosione atomica? Poteva essere qualunque cosa.

Paladino, di una cosa ne fu certo, avrebbe maledetto Audax, se fosse uscito vivo da lì. Ma perché era stato portato in quella situazione? Cosa poteva fare? Ovunque guardasse, vedeva morte, vedeva gente che li voleva uccidere.

Paladino accennò ad arretrare, a fuggire da lì. Dov’era Audax? Che gliene importava? Prima lui. E quindi fuggì. Ma il collasso della struttura fu più veloce e si sentì i piedi sul vuoto.

Lo skateboard. Cercò di mettercisi sopra e fuggire volando. Ma quella era una cosa possibile in cielo, non in un palazzo in pieno crollo. E c’erano ancora quelle fiammate.

O morire schiacciato, o bruciato vivo. A lui la scelta. E, invece, urlò:«Audax, sei un maledetto!».

Il tuono implose, le fiammate sparirono, il crollo cessò.

Paladino era in un corridoio invaso dalla polvere, ma sotto i piedi aveva un pavimento. Lì, non era crollato nulla. Si era salvato. Si era salvato! Era vivo, e lo doveva alla fortuna, a nient’altro. E dunque ripeté:«Audax, che tu sia maledetto!».

Sfogatosi, non poteva rimanere lì. Decise di vedere cos’era successo.

Raggiunse l’esterno e sentì altri spari. Più flebili, però. Si era allontanato dal luogo della sparatoria? O quella era un’altra strada? Non lo capiva: era tutto uguale.

Poi lo vide. Audax, circondato da dei Legionari. Urlava e si batteva, ricoperto di polvere e sangue… immaginò non suo.

Paladino fu tentato dal chiamarlo, ma lo vide in difficoltà. Aiutarlo, ma era circondato da, almeno, una cinquantina di Legionari.

Audax fu portato via, prigioniero. E Paladino rimase solo. Cosa poteva fare?

Serie: Paladino, Audax e la Città
  • Episodio 1: 1° Episodio
  • Episodio 2: 2° Episodio
  • Episodio 3: 3° Episodio
  • Episodio 4: 4° Episodio
  • Episodio 5: 5° Episodio
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Kenji, effettivamente condivido le perplessità di Paladino. Fino a qui la Città appare un luogo infernale, popolata da persone che non hanno uno scopo diverso dalla sopravvivenza, ma penso che un senso in tutto questo ci sia e non vedo l’ora di intravederne l’arazzo. Alla prossima 😀

      1. Kenji Albani Post author

        E non hai letto “Città violenta”, il racconto (che poi non è un racconto, ma più una descrizione con vari aneddoti) che parla di questa famosa Città. Questa domenica posto il terzo episodio! Naturalmente grazie per avermi letto e buon pomeriggio!

      1. Kenji Albani Post author

        Grazie! Questa domenica metto il terzo episodio. Sono cinque in tutto e, per coincidenza, li avevo scritti tutti nelle domeniche dell’estate del 2017 (tranne uno che spostai al sabato perché la domenica dovevo ripassare per un esame universitario del giorno dopo… Per fortuna presi un bel voto)!