A GRAMMI ALTERNI (lezione prova senza impegno)

Nunzia Arrabattadenari e Martino Impapocchiatore spacciano dosi massicce di autostima a chi gli si presenti alla porta dello studio, in cerca di un rimedio ai garbugli della vita. In paese, coloro che se lo possono permettere, prendono appuntamento per mettersi in fila nella lunga lista d’attesa.

Disposta la somma e raggiunta la fila, si accodano agli altri.

Non trattandosi di incontri singoli, ma di veri e propri gruppi d’aiuto, i coniugi si alternano. Utilizzano le improvvisazioni più disparate per riaccendere tra i naufraghi il faro illuminante della speranza, che li faccia di nuovo approdare al porto sicuro dell’amor proprio, evitando la scogliera impervia della megalomania.

Soddisfatti fino all’osso e in preda ad un delirio di dipendenza, gli iscritti al gruppo non cedono il posto ad altri.

Mai.

Non ci riescono.

Nelle ore di chiusura dello studio, Nunzia Arrabattadenari si occupa sostanzialmente degli affari contabili e di promozione commerciale.

Martino Impapocchiatore preferisce gestire la statistica.

Tira le somme e stila elenchi eterogenei, purché utili a comprendere se il suo modus operandi sia coerente con il progetto originario: la donazione disinteressata di una piccola dose adrenalinica di orgoglio alle genti.

A costo di ricorrere ogni tanto ad una pequeña menzogna, è chiaro.

A fin di bene, si intende.

Per raggiungere lo scopo, si capisce.

Pena il fallimento del progetto e lo sballamento socio-contundente di elenchi e statistiche provvidenziali.

Quando un giorno Nunzia bussò alla porta del diavolo, non si aspettava che ad aprirgli ci fosse un uomo con in testa un paio di corna infuocate ed un forcone rovente tra le mani.

Restò in silenzio per i primi tre secondi. Attimi rapidi, in cui provò a farsi un’idea.

Esordì, come faceva sempre, con un largo sorriso. Parlò con voce sommessa, quasi infantile.

Al sentirla così principesca, il diavolo istintivamente s’imbonì.

Decise di darsi una chance.

Iscrittosi al gruppo del venerdì sera, rimase presto impigliato nella rete di Martino. L’Impapocchiatore riuscì a fargli scorgere un barlume di speranza.

Gli fece credere che c’era davvero qualcuno capace di provare sentimenti di benevolenza nei suoi confronti, nonostante il forcone.

Qualcuno incurante delle corna infuocate.

Qualcuno capace di vedere oltre la facciata, che gliene avrebbe perdonate di ogni, che avrebbe mirato all’essenza.

Il diavolo si bagnò la tunica rossa con una lacrima, incredulo.

Quel venerdì sera, mentre uccideva ottomilaseicentoquarantadue innocenti, causava lo scoppio di due guerre civili e l’estinzione di diciotto specie animali, violentava tremilasettantanove donne, faceva scomparire nel nulla duemilaottanta bambini, provocava mezzo milione di incidenti mortali, stradali, domestici, mentre incendiava foreste e pedofilizzava cardinali puri d’animo, si concesse una pausa.

Posò il forcone, si tolse le corna e li donò a Martino. 

Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Raffaele Sesti

    Racconto pungente e sagace.
    Il diavolo che si concede una pausa e apre direttamente il portone di casa sua lasciandosi convincere da un bel sorriso… Mi piace un casino questa immagine. Brava… e chissà quali sono le conseguenze di quella pausa..
    Mi è piaciuto molto il tuo racconto… che il Belzebù non si sia nascosto proprio nelle tue dita mente scrivevi ? 🙂

    1. Maria Vaccaro Post author

      Ciao Dario, eppure pensavo di aver reso la simbologia finale abbastanza efficace…cosa manca (o eccede) a tuo parere? Grazie x i tuoi commenti, sono sempre ottimi spunti di riflessione.

    2. Dario Pezzotti

      Carissima Maria, non esagero nel dire che sei una delle mie scrittrici preferite di EO. Sono un tuo fan😊! Il finale di questo racconto mi è sembrato forse un po’ troppo moralista, ma probabilmente si tratta di una mia impressione. Sei sempre bravissima.

  2. Maria Vaccaro Post author

    Confidavo in un primo commento più spietato 😁.
    È una piccola provocazione. Ho alzato un po’ l’asticella del weird per testarne l’impatto! Perdonatemi…so che non è una lettura immediata o piacevole o immediatamente piacevole!

  3. Tiziano Pitisci

    Mi sembra il più criptato dei tuoi racconti, lo prendo per quello che è cercando di coglierne il messaggio di base: in ogni ambito vedo tanti personaggi bravi a vendere illusioni sfruttando le debolezze del prossimo (e anche il prossimo più diabolico ha dei complessi).