A volte ritornano

Serie: Freaks


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La fuga dei Freaks viene interrotta, ma il T.E.A.T.R.O. interviene prima che Caligola e compagni vengano arrestati.

Quando si è in fuga ogni giorno di libertà è un dono. Ogni momento va apprezzato fino in fondo perché può essere l’ultimo. Forse sarò un tipo pretenzioso io, ma non sono riuscito ad apprezzare fino in fondo quei tre giorni immersi in una discarica rovente. Colpa mia, ho pensato di dovermi guardare solo dal C.I.R.C.O. e non ho preso in considerazione quegli esaltati dei Temerari.

Sono di nuovo in una stanza, seduto su una brandina. Non ci sono le sbarre alle finestre, ma non sono meno prigioniero di quando ero alla Corporazione. Anche se si definiscono eroi, continuo a non fidarmi di loro. Soprattutto dopo che il Capocomico ha fatto fuori cinque agenti a sangue freddo. Forse non ci sono rimasti secchi proprio tutti, ma di certo l’obiettivo era quello.

La fuga in grande stile ci ha resi un po’ troppo sicuri di noi, abbiamo molti nemici qua fuori e non tutti sono chiassosi e colorati come gli agenti de C.I.R.C.O.

Il cigolio della porta anticipa di poco l’ingresso dell’attore: «Ben svegliato Caligola. Hai dormito bene?»

Non capisco perché la gente continui a farmi domande, quando sa benissimo che non posso rispondere. Va bene che il potere di quell’uomo è tutto basato sull’uso della voce, ma è possibile che la gente dotata di favella conosca un solo modo di comunicare?

Gli faccio cenno del capo, che significa “abbastanza bene”, ma lo guardo fisso negli occhi che vuol dire “non ti azzardare a fare i tuoi trucchetti mentali, altrimenti ti trasformo in un arrosticino col dolcevita.”

L’agente mi mostra entrambi i palmi, con un sorriso divertito. «Non sono qua per entrarti nella testa. Vengo in pace, noi siamo i buoni, ricordi?»

Meraviglie del linguaggio non verbale. Scuoto la testa per annuire, certo che me lo ricordo , ma il mio sorriso potrebbe anche significare “come no? E io sono un elfo di Babbo Natale, non vedi il cappello?”

Si possono dire un sacco di cose in più se non ci si abitua a fare affidamento solo sulla voce. Qualsiasi cosa abbia capito l’Attore sembra soddisfatto.

«Te la sentiresti di seguirmi nella sala principale? Il boss vuole parlarti.»

Senza aspettare la mia risposta si avvia lungo il corridoio, lo seguo. Il Tenore non mi va a genio, ma non ho molto da fare. Inoltre, voglio capire dove sono finiti i miei amici. In due giorni non ne ho avuto notizia. Merlin non mi preoccupa, ma per Zelinda e Steel è la prima volta in una Quinta. Potrebbero reagire male.

Non siamo nello stesso edificio della prima volta, ne sono quasi sicuro. Anche se le Quinte del T.E.A.T.R.O. sembrano tutte identiche, questa ha un odore diverso. Dopo aver accettato di seguire il Capocomico siamo stati bendati e fatti salire su un furgone, impossibile capire con esattezza dove siamo. Mi sembra di sentire odore di erba e aria pulita, sicuro che non siamo più in città.

Anche la sala è l’esatta replica dell’ultima volta, stesso tavolo, stesse sedie. La vena artistica dei membri del Temerari Eroi non comprende l’estro nell’arredamento. Poco, ma sicuro. Attore mi fa entrare e se ne va subito, chiudendo la porta alle spalle. Sembra nervoso. Stavolta solo una delle sedie è occupata. L’enorme mole del Tenore straborda dalla sedia più lontana dalla porta, ha una faccia tranquilla e rilassata, nonostante la sua seduta abbia meno chance di resistere integra di una barchetta in mezzo a un uragano.

«Caligola, accomodati» mi dice bonario, ha lo stesso sorriso di Zampanò. Una volta che hai imparato a riconoscerlo, se ti fai fregare sei un fesso.

Dove sono gli altri? gli segno.

Il capo del T.E.A.T.R.O. conosce il linguaggio dei segni, o forse ha solo molto intuito.

«I tuoi amici stanno bene. Tra poco potrai vederli. Ma prima volevo fare due chiacchiere con te, da capo a capo.»

Non sono il capo di nessuno.

«Suvvia, Caligola. Quei quattro non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto senza una guida, senza qualcuno che li facesse sentire una squadra» il ciccione mi guarda, forse cerca di capire se le sue parole mi stimolino qualcosa, un moto d’orgoglio, un sorriso compiacente. Qualsiasi cosa che possa farci instaurare un legame. Io non sono come lui, ma lo accontento. Se qualcuno è così sprovveduto da cercare di competere nel linguaggio non verbale con un muto, perché non approfittarne?

Sorride soddisfatto, è sicuro di avermi in pugno. «Freaks, vi fate chiamare così, giusto? Me lo ha rivelato Merlin, un così bravo ragazzo, forse un po’ troppo… come dire, semplice. Un bel nome, d’effetto, lo hai inventato tu, immagino. Bravo.»

Le sigle erano già state prese tutte, prendo una sedia e mi siedo. Assumo una postura rilassata, il messaggio è chiaro. Sono disposto ad ascoltarti, amico mio.

«A differenza di Merlin, tu sei nato per guidare e ispirare le persone. Ti si legge in faccia, hai preso da tuo padre in questo.»

Il Tenore sorride vedendomi contrarre i muscoli delle spalle, ci sono reazioni che nemmeno io riesco a controllare.

Non so chi sia mio padre, mentre lo segno so già che non mi crederà. Quel farabutto mi ha messo all’angolo.

«Io credo che invece tu lo sappia bene, ma farò finta che tu non stia provando a raggirare la persona a cui devi la vita e la libertà. Il suo nome all’interno della Corporazione è Nerone, un mangiafuoco, proprio come te. Non ha nemmeno un decimo delle tue potenzialità, ma compensa con una mente criminale acuta e brillante. Una delle nostre più grandi vittorie è stato quando lo abbiamo ucciso.»

So benissimo che ogni parola del Tenore è studiata per colpirmi e rendermi malleabile, so qual è il suo intento, è chiaro come il sole. Così come so che non riuscirò ad impedirlo. Sono stato uno sciocco a pensare di battermi alla pari con un giocatore così esperto.

«O almeno è quello che pensavamo. Ma sai come si dice: a volte ritornano.»

Prendo la notizia meglio di quanto potessi sperare, non sapevo che mio padre potesse essere morto, il fatto che sia ancora vivo non è poi così sconvolgente. Stavolta la mia espressione esterrefatta è falsa. Il Tenore non se ne accorge, così sono tornato in gara.

«Esatto, mio caro ragazzo. Nerone, il nostro terribile nemico è tornato in gioco. La nostra priorità adesso è fermarlo.»

Cosa volete da noi?

«Non da voi, ma da te. Il vecchio Nerone è un sentimentale, tu sei sempre stato il suo punto debole. Sperava che, come per gli altri esperimenti del C.I.R.C.O., si risvegliasse il suo potere, ma te la sei presa comoda, non è vero?»

Non rispondo, non ce n’è bisogno, il capo del T.E.A.T.R.O. è nel pieno di quello che io chiamo sproloquio delirante del malvagio. La sua voce ha perso un po’ del controllo che l’ha domata fino ad adesso. Me ne accorgo dalle piccole onde che si formano nella brocca dell’acqua. Di solito in questa fase si commettono delle ingenuità, tipo spifferare tutti i piani.

«Ma adesso ti sei rivelato e sei in mano nostra, sarà un gioco da ragazzi attirarlo fuori dal buco dove si nasconde e toglierlo definitivamente dalla circolazione. Il mondo ce ne sarà grato.»

Perché solo lui? Ora sappiamo dove è la sede della Corporazione. Avvertiamo le autorità e attacchiamo.

«Che idea balzana. Sappiamo da anni dove si nasconde Zampanò. Un idealista, gran parte del progetto si deve alle sue intuizioni, ma non conquisterebbe niente nemmeno la Kamchayka Risiko. Tuo padre è diverso, lui è ambizioso e capace. Va eliminato, rompe gli equilibri.»

Quali equilibri?

«Da quando sono a capo del T.E.A.T.R.O. la Corporazione tenta di conquistare il mondo e noi di impedirglielo. Le cose ci vanno bene così. Non vorremmo mai un mondo privo di pazzi criminali, altrimenti mi troverei a dover aggiornare il curriculum e, detto tra noi, lavorare non è mai stato uno dei miei sogni nel cassetto. Mi basta che Nerone non torni a mettere nella testa di Zampanò tutte quelle stupide idee sul Gran Finale, così noi non dobbiamo prendere una decisione definitiva e siamo tutti felici.»

Non ho intenzione di fare un bel niente.

Incrocio le braccia, con un’espressione di risoluto rancore, ma in realtà non vedo l’ora di farlo. Che i Temibili Eroi non fossero proprio dei boy scout me ne ero accorto, ma gli ho sempre concesso il beneficio del dubbio, almeno sull’intenzione.

«Invece lo farai, altrimenti non rivedrai più i tuoi amici.»

Eccolo là dove lo volevo, faccio finta di pensarci, poi sfinito annuisco. Cedo dal buon capo che crede io sia. Ma non attirerò Nerone in una trappola. Se tutto si riduce a una questione di equilibrio, non è importante da che parte della bilancia mi sieda, basta che una volta finito, tutti i pesi siano a terra. Non l’ho mai conosciuto, non è mio padre, non significa niente per me. Cercherò di capire se è davvero così scaltro, gli proporrò un accordo. Libererò i ragazzi, poi che si scannino pure.

«Inoltre», aggiunge con noncuranza, « avrai l’occasione di vendicarti. E’ lui che ha ucciso tua madre e tua sorella.»

Serie: Freaks


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Discussioni

  1. I questo episodio è di sicuro il più corposo della nuova stagione, almeno finora. È bellissima l’idea del conflitto con il padre criminale, rispetto al quale sicuramente si svilupperanno sentimenti e forze contrastanti, percepisco già la tensione emotiva di entrambi i personaggi. Nerone non solo è un cattivo, così cattivo da aver ucciso la madre di Caligola, ma è anche un sentimentale legato a suo figlio. Ci sono le basi per un percorso emotivo a ostacoli e montagne russe. Attendo nuovo episodio!

  2. “non attirerò Nerone in una trappola. Se tutto si riduce a una questione di equilibrio, non è importante da che parte della bilancia mi sieda, basta che una volta finito, tutti i pesi siano a terra.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  3. “E’ lui che ha ucciso tua madre e tua sorella”
    Ah. ‘rcavacca, e ce la butti là così a fine racconto? e sarà vero o sarà un bluff?
    Che questo Tenore è bello astuto… questo scontro a parole (e segni, e pensieri) tra i due è forse il combattimento più intenso visto fino ad ora. Caligola non è uno sprovveduto, ma il suo oppenente è un osso duro!

  4. ” Se tutto si riduce a una questione di equilibrio, non è importante da che parte della bilancia mi sieda, basta che una volta finito, tutti i pesi siano a terra”
    Bello questo passaggio! Ineccepibile, e rende bene l’idea delle intenzioni di Caligola

  5. Un colpo di trama nella coda del racconto, che ci mette sull’attenti. Il punto forte della tua narrazione restano sempre i personaggi (in bilico, per questo apprezzati) tra la favola e il fantastico con effetto sorpresa. Buone Feste!

  6. Ciao Ale. Confesso, i Freaks mi sono mancati ed ero un po’ in pensiero per loro. In questo episodio Caliga ha accettato esplicitamente il ruolo del boss, che ci sta tutto, e finora è il più “sano” fra quelli dei gruppi e fazioni incontrati fin qui. Voglio immaginare che non perderà mai la sua purezza, nemmeno dopo aver affrontato prove difficili come quelle che gli stai prospettando. Ci hai permesso di conoscere la sua storia personale, sempre più affascinante: mi chiedo dove stia la verità, dubito che quella del Tenore sia quella assoluta.

  7. “a mettere nella testa di Zampanò tutte quelle stupide idee sul Gran Finale,”
    Eccolo! Mi mancava il Gran Finale (e tutto il mistero, in ogni senso, che c’è dietro)❤️

  8. Ciao Alessandro, c’è da dire che questa serie riserva sempre sorprese! È stato un piacere perdermi ancora una volta tra le trame della tua fantasia “fanciullesca”, accompagnato dalla tua prosa semplice e scorrevole. Ti apprezzo, amico. Ti apprezzo davvero.

  9. I miei complimenti per questa storia, questa serie così ben congegnata. Non avevo letto nulla e ho approfittato per leggermi qualche puntata precedente, riassunto compreso.
    Una fantasia invidiabile, peraltro ben focalizzata nello scegliere direzione, ambienti, perfino i nomi che mi sembrano azzeccatissimi. Voglio dire, la costruzione è ben fatta e supporta una trama accattivante.
    Un genere così lontano dal mio, che eppure ho trovato molto apprezzabile. Del resto le allusioni, velate o meno, sono tali da potermi consentire di sbilanciare e, pur avendo letto solo qualche episodio, affermare che il tutto galleggia su una metafora di fondo in cui ci riconosceremo tutti. .
    Un po’ come al cinema è stato Matrix, o Il Pianeta delle Scimmie.
    Ottima prova Alessandro: continua così.