Una notte a T.E.A.T.R.O.

Serie: Freaks


E’ caldo.
Un calore domestico, che mi ricordo molto bene.
E’ merito del grande camino che scoppietta allegro e illumina il salotto.
Il
nostro salotto. Sono a casa mia? Certo, riconosco il divano di velluto verde. Non mi è concesso mangiarci sopra, ma io lo faccio lo stesso. Sotto il cuscino di destra ci deve essere ancora quella grossa macchia di maionese. Colpa dei panini del Burger ‘n Grill.
E’ un giorno speciale oggi. Non so perché, ma si percepisce nell’aria.
Felicità, profumi appetitosi, attesa.
C’è un albero in mezzo al salotto, illuminato e pieno di doni.
E’ Natale.
Una bambina bionda è alle prese con uno dei regali.
Vederla mi scioglie il cuore. La conosco bene. Di più, io la amo.
Allora perché non ricordo il suo nome? Qualcosa con la G.
Giovanna, forse? No. Ginevra.
Sta scartando il mio regalo. E’ una sciocchezza, quello che posso permettermi con i soldi della paghetta. Spero che le piacerà.
Sono un po’ teso mentre apre la scatola, ma l’espressione di felicità che le illumina il viso mi rassicura. Le è piaciuto.
“E’ bellissimo” mi dice con un sorriso celestiale. “Sei il miglior fratello del mondo, F….”

“Caligola, mi senti?”
Chi è Caligola? Non è il mio nome. Come mi chiamo io? Non riesco a ricordare. 
Franco, forse. O Francesco?
Mi sforzo per riportare indietro i ricordi e quella sensazione di pace e tranquillità.
Ma ormai svanisce, assieme alle luci allegre e al ricordo del mio nome.
“Caligola io ti ordino di svegliarti.”
Mi sollevo sui gomiti, sono su un divano. Non è lo stesso di poco prima.
E’ color nocciola e consumato. Anche il salotto è svanito. Sono in uno stanzino buio, illuminato solo da una lampadina senza paralume, che pende dal soffitto.
Seduto vicino a me riconosco Merlin, ha l’aria preoccupata.
“Ehi socio, come ti senti?” mi dice prendendomi la mano. “Non riuscivamo più a svegliarti.”
“Il ricordo che ti ho indotto era molto potente. Cosa hai visto?”
A rispondere è un altro tizio, seduto vicino a Merlin. Indossa un maglioncino a collo alto e ha un viso pallido e affilato.
Tutto ad un tratto la realtà mi piomba addosso come una slavina.
Sono in una sede del T.E.A.T.R.O. e l’uomo davanti a me è l’agente speciale Renato Atto, nome in codice l’Attore.
Cerco di ricordare ma ormai tutto è sbiadito come tempera nell’acqua. C’era una bambina. Mia sorella.
“Hai scoperto il tuo nome?” mi chiede il mio socio.
No, mi sono svegliato prima. Però so che inizia con la F
“Beh è già qualcosa no?” risponde Merlin. “Io non so nemmeno quella.”
Ha ragione, è la prima volta che ricordo qualcosa della mia vita precedente al rapimento. Forse ci siamo vicini.
Merlin invece ha risposto malissimo alle sedute, la perdita di coscienza porta la sua mente in uno stato di super eccitazione. L’unica volta che l’Attore ha usato i suoi poteri su di lui ci siamo ritrovati in un mare di salsa di pomodoro, inseguiti da orsetti gommosi pirata e squali a forma di ombrelli.
“La prossima volta andrà meglio vedrai” dice l’Attore alzandosi in piedi, sorride ma sembra esausto. L’alta stempiatura è imperlata di sudore. “Adesso vado a farmi una doccia, ci vediamo tra un’ora in sala.”
“Caligola te la senti di alzarti? Prima della riunione non mi dispiacerebbe fare un salto in cucina.”
Merlin sorride. Vederlo tranquillo mi rende felice. Non quanto vedere mia sorella nel giorno di Natale, ma ci va vicino.
Siamo nascosti in un rifugio segreto da nemmeno due settimane e il mio socio deve aver già preso due o tre chili.
L’amore per le dispense piene, assieme al fatto di non dover essere perennemente in fuga, ha riempito le sue guance scavate, donandogli un’aria pacioccona.
Ma certo le sedute con l’Attore mi mettono sempre appetito gli rispondo alzandomi dal divano.
E’ la verità. Scavare nella mia mente è un’attività molto dispendiosa.

Come vi dicevo, abitiamo in uno dei luoghi protetti del T.E.A.T.R.O, che loro chiamano “Quinte”, da poco meno di quindici giorni. Ci ha portato il Poeta.
Dopo lo scontro con Sibilo ero messo molto male, ma ci hanno curato e protetto. Non sembrano mal intenzionati, ma io non mi fido lo stesso.
Sanno molto sul nostro conto, come se ci seguissero da tempo. Non ci hanno chiesto niente in cambio per le nostre cure, l’unica cosa che devo fare è incontrarmi una volta al giorno con l’Attore.
Le sue parole, quando inizia a “recitare”, riescono a guidarmi fuori dal presente e a spingermi a ricordare o a vedere quello che lui vuole che veda.

Dico sempre a Merlin di tenere gli occhi aperti, ma a lui basta dargli un sorriso e una ciambella per avere la sua fiducia.
Sono convinto che prima o poi ci chiederanno qualcosa in cambio. Ho imparato molte cose durante la nostra fuga, la prima è che nessun gesto di gentilezza è gratuito. Soprattutto quando ti dicono che è gratis.


Con un paio di panini al prosciutto nello stomaco e uno in tasca ci dirigiamo nella stanza principale della Quinta: è arredata solamente con un grande tavolo ovale e delle vecchie sedie da ufficio. Sulle pareti bianche sono appesi pannelli di sughero che raccolgono tutte le informazioni utili sul C.I.R.C.O. e le sue attività.
Tre sedie sono già occupate dai membri dei Temerari Eroi, c’è il Poeta, l’Attore e naturalmente il grande capo: il Tenore.
“Bene siete arrivati” ci dice. “Vi stavamo aspettando.”
E’ un uomo corpulento, con un enorme faccione paonazzo e un collo taurino strizzato in una camicia candida. La  voce stridula e infantile cozza con la sua imponenza.
“Renato mi ha detto che sei riuscito a ricordare qualcosa della tua vita precedente, me ne compiaccio.”
Faccio un rapido gesto con la mano a disegnare la lettera F. Mi siedo più lontano possibile dal trio, in modo da vederli tutti. Merlin prende posto vicino a me.
“E’ un risultato importante, appena saprai il tuo nome sarai libero dal C.I.R.C.O. Una vittima in meno di quella maledetta congrega. Purtroppo però non siamo riusciti a trovare niente riguardo al Gran Finale nei tuoi ricordi.”
“Forse perché non ne sappiamo nulla” risponde Merlin seccato.
Glielo ha detto centinaia di volte, ma questo non gli ha impedito di mettere le mani nel mio cervello. La sfiducia è ricambiata.
“Abbiamo preferito verificare. E’ difficile fidarsi degli ex componenti della Congrega.”
“Non siamo componenti del C.I.R.C.O. Io sono fuggito prima di diventare Agente e Caligola è solo uno sguattero.”
Che carino Merlin. Ha ragione, magari un po’ più di delicatezza non avrebbe guastato.
“Se foste stati Agenti sarebbe stato meglio” interviene il poeta. “Saremmo riusciti a capire cosa ha in mente il C.I.R.C.O.”
Alla faccia degli eroi che combattono per gli oppressi e i rifugiati.
“Pablo, non esagerare. Ti ricordo che l’obiettivo dell’associazione è salvare le vittime del C.I.R.C.O.” lo ammonì il capo.
“Ma se non riusciamo a fermarli, presto ci saranno troppe vittime. E non potremo salvarle tutte.”
“C’è solo un modo per riuscire a scoprire qualcosa” dice il Tenore. “Dovete farvi catturare.”
Incrocio gli avambracci, scuotendo la testa. Non se ne parla nemmeno. Per me è no.
“Se torneremo indietro mi imprigioneranno, Caligola sarà punito severamente.”
Merlin come al solito è ottimista, una volta che avrò rimesso piede al C.I.R.C.O. mi faranno fuori nel giro di cinque minuti.
“Non se scopriranno che anche Caligola ha dei talenti unici.”
Cosa intende dire il ciccione? Grido nella testa di Merlin.
“Cosa intende dire ciccione?” chiede lui ad alta voce. Poi vedendo l’espressione del Poeta e dell’Attore arrossisce.
“Scusi…” balbetta. “Probabilmente sarà di ossatura grossa o il metabolismo lento…”
“Non ti preoccupare, giovanotto. So benissimo di non avere il fisico del Ballerino. Comunque quello che volevo dire è che durante le sedute abbiamo scoperto…”
Un raglio meccanico e ripetitivo interrompe il Tenore, mentre una sirena in un angolo del soffitto manda lampi rossi su di noi.
Un ragazzo in calzamaglia nera entra nella stanza senza bussare, ha lo sguardo preoccupato.
“Veicolo sospetto all’ingresso principale, Signore.”
Con sorprendente agilità il Tenore si alza ed esce seguito dagli agenti. Io e Merlin gli siamo subito dietro.


La telecamera della sala controlli riprende la strada, è nascosta in un vaso di fiori di quella che sembra una normale casetta di periferia ed invece è una delle Quinte del T.E.A.T.R.O.
Un’automobile si è appena fermata davanti alla porta.
E’ una di quelle minuscole City Car a due posti che vanno tanto di moda oggi. Quelle che trovi sempre seminascoste in un parcheggio che pensavi libero e che ti fanno venir voglia di sfasciarle con il cric.
La
porta del passeggero si apre e ne esce la persona più enorme che abbia mai visto. Al confronto il Tenore è denutrito.
Indossa un paio di pantaloni gialli e blu pieni di toppe colorate, una giacca fucsia con un vistoso fiore di stoffa, ha un naso finto ed è coperto da un pesante trucco.
Dall’altro sportello scende un tipo magro e altissimo, tanto che i pantaloni a righe rosse gli arrivano a mezzo polpaccio, dal tettuccio fa capolino un nano con delle scarpe gigantesche. Infine il minuscolo bagagliaio si apre rivelando due persone identiche, una vestita di blu e l’altra di rosso.
Ognuno impugna un’arma: martelli ridicolmente grandi, asce, mazze da baseball e perfino un lanciafiamme.
Non li avevo mai visti dal vivo, ma ne ho sentito parlare molte volte nei racconti terrorizzati tra noi prigionieri del C.I.R.C.O.
Sono i guerrieri d’elite della Congrega.
Gioite bambini, sono arrivati i Clown.

Serie: Freaks


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Fiabe e Favole, Umoristico / Grottesco

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Discussioni

  1. Noto che stai utilizzando molto di frequente il tempo presente differentemente da quello che ho letto in passato. Secondo me è più adatto per la lettura immersiva soprattutto se viene utilizzata la tecnica dello Show, don’t tell come stai facendo tu in questa serie.

    Sono curioso di vedere come caratterizzerai i Clown “villan” perché è un cliché molto utilizzato.

    Questa serie mi ricorda molto le atmosfere dei comics. Una domanda: per caso ti sei ispirato (anche se molto vagamente e alla lontana) al fumetto Agent of S.C.H.I.E.L.D.? In quel lavoro di Stean Lee c’era la contrapposizione tra S.C.H.I.E.L.D. e IDRA; mentre qui è tra T.E.A.T.R.O e C.I.R.C.O. Te lo chiedo perché io vengo ispirato spesso dal mondo dei fumetti.

    Attendo il prossimo episodio e se lo fai coincidere con il lab purtroppo dovrò aspettare un mese

    1. Ciao Raffaele, grazie per aver letto il nuovo episodio e per il tuo commento.
      La prima persona che uso in Freaks è un esperimento, non l’avevo mai usata e volevo provare
      Si credo che l’accostamento che hai fatto sia molto calzante, le due fazioni siano molto ispirate dalla Marvel
      Però non era l’idea originaria, seguendo ogni mese l’argomento col Lab non ho un progetto preciso e ogni volta prende una sfumatura nuova

  2. “L’unica volta che l’Attore ha usato i suoi poteri su di lui ci ci siamo ritrovati in un mare di salsa di pomodoro, inseguiti da orsetti gommosi pirata e squali a forma di ombrelli.”
    😂

  3. Ciao Ale, finalmente sono riuscito a recuperare questa serie con i due precedenti episodi e infine questo qui. Come sai, mi piace molto. La caratterizzazione di tutti i personaggi è perfetta e mi sto apprezzando come stai tratteggiando le due organizzazioni segrete contrapposte.

    1. Ciao Raffaele, si non è uno spunto originalissimo, ma da amante dei comics li immagino un po’ come gli x man contro la squadra di magneto :-p
      Sono molto contento che la serie ti piaccia mi sto divertendo molto a scriverla.
      Un abbraccio e grazie

  4. Ciao Alessandro, come diamine riuscirò ad aspettare fino al prossimo lab per Sapere? Hai mollato una vera bomba, che Caligola fosse eccezionale lo avevo compreso. Chissà quale altre abilità si celano dentro di lui 😀

  5. “Sono i guerrieri d’elite della Congrega.Gioite bambini, sono arrivati i Clown.”
    Lo confesso, anch’io appartengo alla categoria di bambini (e adulti) che odia i clown

  6. “Sono convinto che prima o poi ci chiederanno qualcosa in cambio. Ho imparato molte cose durante la nostra fuga, la prima è che nessun gesto di gentilezza è gratuito. Soprattutto quando ti dicono che è gratis.”
    Tristemente vero

  7. Ciao Alessandro. Bel racconto, mi ha divertito parecchio. 🙂 Non sarà poi affatto facile, di volta in volta, unire gli episodi di questa serie al Lab. Bravo. Ps. Stupenda l’immagine di copertina! 🙂

    1. Ciao Giuseppe, credo che prima o poi dovrò staccarmi altrimenti la storia non finirà mai.
      Grazie per averlo letto e per il commento.
      Alla prossima

    1. Ciao Dario, te li avevo promessi ed eccoli qua.
      Grazie per averlo letto , commentato e promosso.
      Un abbraccio

  8. Bravissimo per come hai collegato il racconto al lab, alla perfezione: la bambina, l’albero, il regalo… C’è tutto!
    E senza snaturare la storia, anzi dandole un qualcosa in più.
    Il finale, poi, con quella frase che è praticamente una minaccia inquietante, mi è proprio piaciuto!

    1. Ciao Sergio, grazie per aver letto il brano e per il commento.
      Allora ci vediamo alla prossima puntata per vedere i famigerati clown 🤡🤡🤡

    1. Ciao CRI, grazie mille per il commento, sono contento di averti fatta divertire.
      Un abbraccio, alla prossima

  9. In questo episodio l’unione con il Lab è riuscita davvero bene, ci hai mostrato un ricordo molto intimo e dolce di Caligola, o del del signor F. Il ruolo dell’Attore è davvero singolare e misterioso, facendo nascere diverse domande sulla sua natura e su quella dell’intero C.I.R.C.O.
    Il finale poi lascia il lettore con il fiato sospeso, e ora cosa succederà?
    Bravissimo, come sempre!

    1. Ciao Virginia, grazie per aver letto il nuovo capitolo, mi fa piacere che ti sia piaciuto.
      Beh sembra proprio che tra poco ci sarà una schermaglia tra CIRCO e TEATRO.

  10. “E’ una di quelle minuscole City Car a due posti che vanno tanto di moda oggi. Quelle che trovi sempre seminascoste in un parcheggio che pensavi libero e che ti fanno venir voglia di sfasciarle con il cric.”
    😂 verissimo!!

  11. “Cosa intende dire il ciccione? Grido nella testa di Merlin.“Cosa intende dire ciccione?” chiede lui ad alta voce. Poi vedendo l’espressione del Poeta e dell’Attore arrossisce.”
    Grande Merlin, ingenuo e sbadato come un bambino