Acqua, memorie e poesia

Serie: La ricerca del vento

 

“Eccola,

più forte che mai,

puntuale.

Scoppia come un fuoco d’artificio.

E tu,

inafferrabile…

La sensazione torna e morde

e va bene, va bene così…

Se serve a ricordarmi di te, di quanto mi ami.

E non è facile non inciampare,

non confondere grano e miglio

e i tuoi occhi con quelli del resto del mondo.

Saper tenere, come un giocoliere,

anni e anni e secoli

e vita,

tanta vita che scorre.

E lasciarla scorrere ancora e ancora tra le mani, lasciare che parli al posto mio.

Cosa importa cosa voglio io?

Cosa importa?

Difficile, difficilissimo

saperti amare senza perderti.”

 

*******************

Sentir scivolare l’acqua lungo il canale lasciava fluire meglio i pensieri.

Ancora Venezia, ancora per qualche giorno.

Si delineava pian piano quale fosse stata l’idea iniziale della poesia di M.
Perché mandarla proprio lì, dov’erano cresciuti insieme?
Tutto era stato fatto per ripercorrere i luoghi e gli odori di una città che l’aveva tenuta tra le braccia fin dai primi momenti della sua vita. Le atmosfere dell’infanzia. Quel mondo era ancora lì, vivido, tra le mura delle due case a cui Dafne aveva fatto visita.

Scivolavano tutti i pensieri e le memorie… Si amalgamavano insieme alle sensazioni di un corpo che sentiva vivo, vivissimo più che mai quella notte. Era tornato tutto, come una valanga. E non avrebbe più perso niente.

Era quello il fine di questo piccolo viaggio temporale nelle memorie di una Venezia familiare?

Cos’era?

Dalla pelle alle viscere, al ventre che si contraeva, agitato da una sensazione che poteva assomigliare al desiderio. Vibrava e pulsava una sensibilità che non poteva essere taciuta.

Ma lo era davvero?

Desiderio. Desiderio. Stelle…

Dafne, mentre scriveva e appuntava frasi che zampillavano fuori dalla mano, guardò
il cielo notturno dal terrazzo della sua stanza.

Pensava alla distanza da M. come ad un filo, un lunghissimo filo, pronto ad incendiarsi; un fuoco che scaldava. Sentiva che in quel momento anche lui la stava pensando. Ovunque fossero stati, la pancia non mentiva, era lui, il pensiero di lui a produrre quella sensazione vivida. L’avrebbe sempre riconosciuta. Si componeva nella mente il suo volto. Prima i capelli, poi gli occhi, poi le labbra, bellissime e morbide.

Il desiderio delle forti passioni. A quello avrebbe pensato quella notte per sentirlo più vicino. Ancora di più.

Profondamente pensava, rifletteva, cercava una risposta alla enorme domanda: “sono capace di amare?”

Tutta la questione richiedeva un’enorme coraggio, la risposta non sarebbe stata definita e netta, ovviamente. Di certo non sarebbe arrivata di colpo quella notte. Avrebbe richiesto il tempo necessario.

Arrivò però la consapevolezza che per tutta la vita si sarebbe cimentata profondamente in quella che aveva intuito sarebbe stata una ricerca continua.

Nel senso più ampio e viscerale possibile. Amore, amare.

E allora…

Con le memorie tra i capelli e il vento leggero e caldo di una notte d’agosto
con le spighe di grano negli occhi,
baciati dalla luce delle stelle

col cuore in piena come un fiume che diventa mare,

cercò il sonno,

vinta e stremata nel corpo
che aveva vissuto il desiderio e che aveva bisogno di riposo.

Sarebbe sbocciata una rosa, il mattino successivo,

coltivata durante la notte

da gocce di sogni
e lacrime e speranze
che sembravano, finalmente, prendere forma.

Serie: La ricerca del vento
  • Episodio 1: La luce del tramonto
  • Episodio 2: Promesse
  • Episodio 3: Maggio
  • Episodio 4: Bar e memorie
  • Episodio 5: Acqua, memorie e poesia
  • Pubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Edizioni Open

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