Agata

Serie: Dramma in poesia #2stagione


Sollevò le palpebre. Era incatenata al pavimento. La cella era molto piccola e dalle sbarre si poteva intravedere nonostante il buio un altra figura relegata. Enrico entrò nella cella sorridendo.

“Sono quasi felice di non essere riuscito a far abortire tua madre. Non puoi capire quanto ha pianto mentre la pestavo per convincerla a farlo. Lei tuttavia ha resistito ed è arrivata la polizia. In quel periodo vi furono molti arresti nel quartiere perciò convinsi semplicemente gli agenti che si trattava dell’ennesimo ladro. È stato veramente rilassante sbarazzarmi di quella troia, non faceva altro che piangere supplicandomi di farti nascere ed alla fine eccoci qua. Mi è bastato far finta per qualche anno di volerti bene. Aspettavo solo che la tua amica uscisse dall’orfanotrofio per attirarla grazie a te. Ora finalmente ho l’unica donna che io abbia mai voluto. Avevo trovato tanti anni fa i suoi genitori, tuttavia Thomas vi arrivò prima e decise di vendicarsi facendo di loro i suoi personali schiavi sessuali. Iniziai a lavorare per lui con l’unico scopo di proporgli un accordo: la tua amica per la sua adorata madre”

Detto ciò Enrico prese una mazza da baseball e colpi ripetutamente Agata alla testa.

La ragazza sollevò le palpebre a fatica, il suo stesso sangue le bagnava i capelli. Udiva come un fischio pervaderle la mente, l’oscurità pervadeva il tutto. La mazza giaceva accanto a lei, la porta della cella aperta, segno che Enrico la pensasse oramai deceduta.

“Se solo fossi stata attenta” una sagoma le era dinanzi.

“Mamma…” sussurrò lentamente Agata tentando di muovere la mano sinistra verso di lei.

“Avrei dovuto tenerlo lontano…”

Agata tentò di trascinarsi verso di lei ma senza risultato, la tempia le pulsava e la stanchezza la costringeva a serrare lentamente le palpebre.

“Mi spiace figlia…”

Chiuse le palpebre rassegnandosi a venir cullata da quello che pensò essere il proprio tramonto.

Tempo dopo.

Sollevò le palpebre, il lettino era incredibilmente comodo. Il dottore le puntava una luce accecante negli occhi.

“Signorina, come si sente?”

Volse la testa guardandosi attorno senza rispondere, la stanza d’ospedale era totalmente bianca. Degli agenti erano all’entrata.

“Signorina mi sente?”

Fece cenno di si con la testa.

“Si ricorda il suo nome?”

Senti un lancinante dolore alla testa.

Uscita dal coma, Agata fu portata in un’appartamento sicuro, l’amnesia le rendeva impossibile rammentare qualsiasi cosa eppure gli inquirenti pensavano che prima o poi il criminale sarebbe tornato a finire ciò che aveva incominciato.

Agata scrutò l’agente che le faceva da scorta, si chiamava Ted e ad occhio avrà avuto solo qualche anno in più di lei. I giorni passarono e ben presto iniziarono a germogliarle frammenti di ricordi, di notte gli incubi le colmavano i pensieri generando spesso inquietanti urla dalla sua bocca. In quei casi udiva subito dopo dei passi susseguiti da Ted che irruppeva nella stanza preoccupato. Con il passare del tempo i frammenti iniziarono a congiungersi e ben presto si unirono donandole la memoria. Agata raccontò della ragazza, dei genitori, di Enrico e Thomas.

La notte finalmente si preparò a dormire senza più dubbi su come finì in quell’ospedale. Ted le si sedette accanto, il divano bordó era incredibilmente comodo. Osservò il ragazzo chiederle se fosse preoccupata e sentì la sua mano posarsi sulla propria spalla destra in un momento di conforto. Gli diede un sorriso ed il dolore ebbe il sopravvento, non poteva sopportare le sofferenze ricevute dal padre, crollò. Strinse forte il collo del ragazzo lasciando precipitare le lacrime sull’addome di quest’ultimo. Sentì le forti braccia maschili sfiorarle il punto vita per poi avvinghiarla con reale preoccupazione. Sentì le labbra maschili baciarla sulla fronte con affetto, d’altronde le era accanto fin dal suo risveglio dal coma.

La notte trascorse ed Agata dormì serena, cullata con affetto da una persona di cui oramai si fidava. Il sole sorse illuminandole il viso, la luce dalla finestra quasi la accecava. Il suono del telefono riecheggiò per la stanza e rispose:

“Signorina,” disse l’agente “abbiamo trovato un cadavere, pensiamo possa conoscere la vittima.”

Fine secondo atto.

Serie: Dramma in poesia #2stagione


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Discussioni

    1. Effettivamente ero rimasto indietro con questa serie a causa degli impegni, però ho intenzione di pubblicare un episodio a settimana da adesso 🙂