
Alla fine della vallata – Atto II
Dick Van Cleef scrutava l’orizzonte con un sorriso pieno di soddisfazione.
Aveva visto l’ennesimo cacciatore di taglie lasciare la città in direzione Nord, avendogli promesso ben trecentocinquanta dollari di premio per la testa di Steven Munchkin.
“Povero fesso…” Sussurrò, rientrando nel suo ufficio.
In quel momento, Pete Brown, il vice-sceriffo, chiudeva la porta delle celle sul retro, dopo aver completato la sua solita ispezione.
“Se l’è bevuta, sceriffo?” Osservò, vedendo rientrare Dick Van Cleef.
“Douglas Mortimer” Van Cleef ripetè il nome del cacciatore, in modo canzonatorio “Che razza di nome, vero?”
“Già. Quanto crede ci impiegherà Munchkin?” chiese a quel punto il vice, estraendo un orologio da taschino.
“Direi non molto,” rispose Van Cleef, ghignando “Questo sembrava proprio un pollo.”
Pete Brown provò un brivido lungo la schiena, ma non lo diede a vedere.
“Metti su un po’ di caffè” disse Van Cleef “Vuoi?”
“Agli ordini!” Pete Brown andò verso la piccola stufa accesa e vi poggiò sopra una brocca di latta.
Dopo appena un minuto, un intenso aroma iniziò ad espandersi all’interno della casupola.
Il vice sceriffo versò il caffè in due tazze arrugginite e ne porse una a Van Cleef.
Lo sceriffo diede un sorso e, con un sospiro rinfrancante, disse “Non so come fai a tirare fuori del buon caffè da quella latta…” Poi lentamente si diresse alla cassaforte, dietro la sua scrivania.
Poggiò la tazza fumante sul tavolo di legno e inserì la combinazione, armeggiando con la piccola ruota dentata.
Diede un’occhiata distratta ad alcuni documenti e poi abbassò lo sguardo verso la pila di banconote, disposta sul fondo metallico.
“Molto bene” disse fissando la montagnetta di soldi davanti a lui “Ancora qualche fesso nelle fauci di Munchkin e poi ci chiamiamo fuori vecchio mio.”
“Spiagge caraibiche, arriviamo!” esclamò il vice.
Van Cleef rise.
“Sole, mare, rum” Proseguì Brown “e belle donne che danzano al tramonto.
Il vice sceriffo mimò un gesto inequivocabile, che strappò un’altra sonora risata a Van Cleef.
“Non appena torna il cadavere del pollo, alziamo la taglia a quattrocento.”
“Sissignore, preparo già il manifesto e la lettera per il governo.”
Entrambi risero ma subito dopo, udirono un intenso vociare, provenire dall’esterno.
I due uomini si scambiarono un cenno di intesa e lo sceriffo si alzò in piedi.
“Che diamine succede?” si avviò verso la porta tentando di infilarsi nei pantaloni un lembo della camicia consunta, che era scivolato fuori. Pete Brown lo vide uscire e udì le solite parole che Van Cleef ripeteva ogni volta, con tono svogliato “Va bene, gente, non c’è niente da ved…”
La voce dello sceriffo si interruppe bruscamente.
Brown rimase in ascolto per qualche secondo, ma non sentendolo proseguire si insospettì.
“Tutto bene lì fuori capo?” Provò a domandare.
“Pete, vieni fuori per favore?”
Il vice si sentì chiamare dalla voce esitante di Van Cleef ed uscì.
Per prima cosa, vide lo sceriffo immobilizzato e con lo sguardo fisso davanti a lui.
“Che succede?” Brown ruotò la testa e si bloccò.
Un uomo a cavallo era fermo davanti a loro. Era Douglas Mortimer, il cacciatore di taglie.
L’ultimo che avevano visto partire verso nord.
Quello che, secondo loro, sembrava veramente un pollo.
La piccola folla di gente radunata lì fuori osservava la scena, tenendosi a debita distanza.
Van Cleef non parlava.
Brown notò che il cacciatore aveva una mano insanguinata.
“Hai…Hai del sangue, sulla mano…” Gli disse timoroso, indicando la ferita.
Mortimer spostò lo sguardo su di lui e l’impressione che fosse un pollo, abbandonò definitivamente la mente del vice sceriffo. “Non è mio.” Rispose glaciale il cacciatore.
“Di…Chi…Sarebbe?” Chiese ancora Pete Brown.
Col tacco dello stivale, il cacciatore diede un colpetto alla pancia del suo cavallo e l’animale si mise di lato.
Senza parlare, il cacciatore indicò, con con un cenno del capo, un oggetto legato alla sella.
Brown si avvicinò e l’orrore apparve sul suo volto, nel momento in cui si rese conto che l’oggetto, in realtà, era la testa di Steven Munchkin. Le mosche ronzavano attorno allo squarcio nel collo da cui colava sangue scuro.
Il vice sceriffo si allontanò di qualche passo cercando di trattenersi ma si piegò in avanti, vomitando copiosamente.
Douglas Mortimer smontò da cavallo.
Poi, lentamente, afferrò la testa grondante di sangue e avvicinatosi a Van Cleef, gliela porse in terra davanti ai piedi.
Lo sceriffo fissò lo sguardo senza vita di Muchkin e realizzò quello che fino a poco prima considerava semplicemente impossibile.
Douglas Mortimer gli disse, inespressivo “Credo tu mi debba dei soldi.”
Lo sceriffo si riscosse.
“S-si, certo…” Ripose incerto, voltandosi poi per entrare nel suo ufficio, seguito dal cacciatore.
Van Cleef aprì la cassaforte ed estrasse il premio che spettava a Mortimer.
Quando gli porse le banconote, il cacciatore le afferrò e se le mise in tasca.
“Non le conti?” chiese lo sceriffo.
Mortimer lo fissò e disse “Hai davvero voglia di fregarmi sceriffo?”
Van Cleef negò con la testa, senza fiatare.
Nel frattempo, sopraggiunse anche Pete Brown.
Aveva un’aria visibilmente scossa e il viso pallido di chi non è in buona salute.
Il cacciatore si voltò e andò verso l’uscita.
Una volta fuori, si accese una sigaretta, ridotta a poco più di un mozzicone spiegazzato e fece per montare sul suo cavallo.
“Ma come hai fatto?”
La voce di Van Cleef gli arrivò alle spalle.
Il cacciatore si voltò e vide l’espressione di totale confusione di entrambi gli uomini sull’uscio.
“Diciamo solo che…” Iniziò a dire, con un ghigno che mostrava i denti “…Ho il mio metodo.”
Quando l’uomo terminò la frase, lo sceriffo e il suo vice, notarono qualcosa di inspiegabile, che però li terrorizzò.
Un bagliore rosso aveva illuminato, per un istante, gli occhi del cacciatore.
Ma mentre cercavano di realizzare, il cacciatore era già in sella al suo cavallo e né Van Cleef, né tantomeno Brown, ebbero mai il coraggio di chiedersi a vicenda cosa avessero visto davvero.
“Fossi in voi me ne andrei.” Disse Douglas Mortimer, afferrando le redini “Pare che ci siano due nuovi polli in città.”
Con un colpo deciso degli stivali, il cacciatore lanciò il cavallo al galoppo sulla strada principale della cittadina polverosa, attirando l’attenzione di tutti,
fino a quando non fu altro che un punto lontano all’orizzonte.
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I due poveri sceriffi avevano fatto i conti senza l’oste: c’è sempre qualcuno di più alto nella “catena alimentare”. Mi è piaciuta moltissimo questa escursione dell’horror nel western
Esattamente! Mi conosci, sai che non finisce mai bene per i furbacchioni nelle mie storie ahahahaha!
“<> Disse Douglas Mortimer, afferrando le redini: <>”
😂 😂 😂
Che bello questo western… proprio oggi ho dato un’occhiata alla pagina di Wikipedia di Sergio Leone!
Grazie mille Kenji!!! Mi fa piacere che ti sia piaciuto e infatti l’ho scritto dopo aver appreso al triste notizia della recente scomparsa del maestro Ennio Morricone ed essermi riguardato i mitici spaghetti western di Sergio Leone. Che bei film quelli!