Ambarabà, Ciccì e Coccò.

Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo essere riuscito a riunire intorno al tavolo tutti i fantasmi infestanti casa sua con una fragilissima tregua, tenuta sopratututto dal fucile di Maria, il barbuto cacciatore di Fantasmi comincia il suo incontro diplomatico per convincerli ad andarsene da casa sua.

Sonia si strofinò le mani eccitata guardando la tovaglietta del suo idolo e la sana vellutata, poi lo sguardo suo vagò lungo il tavolo alla ricerca spasmodica di qualcosa di importante. Chiedendosi cosa avesse dimenticato, finché non alzò lo sguardo, rossa in viso (per quanto potesse arrossire un fantasma) e recitò:

– Ma la pepsi? Ed il ketchup? Come fo’ a magna’ er minestrone senza ‘a sarsa!?

Eugenio allibito, decise di non darsi crucio per il miscuglio di nazionalità che aveva davanti, anche perché il suo cervello anodino ci avrebbe impiegato mesi solo per comprendere il suo accento afro-italo-americano. Quindi si mise a gustare i suoi spaghetti istantanei con noncuranza, godendosi lo sguardo famelico dei fantasmi, incapaci ormai di godere dei piaceri della gola.

– Non vi ho portato qua per la cena, smettete di romp**e ed ascoltatemi! Sono io il capo in questa casa e visto che siete abu… cla… ci state senza il mio permesso, adesso dovete andare via! –

– Questo è il mio appartamento! – precisò Maria.

– Siccome io sono l’unico che respira e che paga le bollette, comando io! – Potrei aprire una parentesi su quante bollette e avvisi di sfratto quest’uomo avrebbe chiuso o incenerito, ma se cominciassi non finirei entro il limite di una saga di Lemony Snacket.

– Io essere Ivan Nikolai Dragunov Russo e capo di gabinetto; io no essere obbligare a mangiare con merd**i cappittalisti come voi. Tornare a mio bagno. –

Maria, con la sua grazia e diplomazia lo convinse subito a rimettersi a sedere: nonostante il fucile da lei tenuto davanti al suo viso fosse assai minaccioso, Nikolai comprese di essere stato frettoloso e si sedette quieto ed educato… quanto prima.

Intanto, il nostro ingrato vecchio aveva sorseggiato il brodo istantaneo, quasi insapore, come se fosse ad una gara di bevute e, nel tentativo alquanto rozzo di darsi un tono, lo aveva appoggiato rumorosamente sul tavolo dicendo:

 – Andiamo alle cose serie. – il tentativo andò a farsi friggere nel momento in cui i fantasmi notarono i rimasugli di noodles sulla barba – Questa casa è troppo piccola per tutti e quattro! –

– Siamo in cinque – disse l’acuta Maria – imbecille –

– Ma che cazzo dici? – rispose Eugenio confuso, e per dimostrare che aveva ragione cominciò a contarli – Due e due più uno… quattro! –

L’affabile Maria ci disquisì finché il povero Eugenio non si arrese dicendo:

– Comunque sia! Cosa volete per andarvene da casa mia? –

– Il trapasso! – rispose Gerry

– Morte! – esclamò Ivan

– Andà a fa’ la cuccagna in paradiso! – rispose Sonia.

Maria scoppiò a ridere osservando il viso sconvoltamente confuso del povero Eugenio, il quale non riusciva a comprendere perché i fantasmi richiedessero la morte per la Morte.

– Perché siete ancora tra le pa**e?! Cosa ca**o volete per D**! –

– Che pensi? Che l’aldilà sia un albergo? Non è mica così facile! Di questi tempi non c’è mai posto, la gente vive per duecento anni bevendo caffè per il disa…-

– E con ciuò? – sbraitò Ivan – Tanto andare prima io! Volere incontrare capo di comuni**o! Non permettere a nessuno di rubare mio posto! –

Sonia si alzò in piedi puntando il dito inquisitore contro il gigantesco russo, e pronunciando parole grosse con altrettanta voce, esclamò:

Nessuno mi impedirà dé ‘ncontrà l’amore della mi’ vita! È dar dumilanove che sto ad attendé, fuc***ng pieces of sh*t

Il vecchio Gerry, preso da una botta di vita, afferrò il bastone da passeggio e lo turnicò in aria come uno strumento a percussione di tipo idiofono (meglio chiamato maracas):

– Prima gli anziani! – esclamò – Rispetto! Patrocinio! Sono nato per primo, il primo a morire e me ne andrò per primo! –

– Ma se! Tu ci vòi anda’ solo per ir caffè. – protestò Sonia

– Le mie plurime morti sono indice di una fedeltà assoluta! – continuò Gerry – Dopo essere vissuto e deceduto per il buon nome del caffè, merito ed esigo di assaggiare il celeberrimo e celestiale caffè del paradiso! Non vi è una causa più nobile! –

– Loro ti avere buttare in caffettiera perché tu finire scuorte! — ribatté Ivan — Io almeno avere quasi fatto crollare capitalismo mondiale! –

Arméno noi sémo finiti in un elettrodomestico, a te t’hanno messo a fa’ er capo del gabinetto perché non la finivi più di di’ stronzate! — denigrò Sonia.

Ivan, preso da un improvviso panico sbraitò:

– Fulmine colpire statua, e cadere addosso a me, poi essere fusa per fare tubo di cesso! Io no colpa se mia fidanzata sco***e con suo amante! –

– Ed io! Che son morta per ir microonde? ero ‘na ragazzetta! Avevo il fi’o! F*ck*ng h*ll! –

– Per avere messo piatto di minestrone in televisore! Tu idiota! – replicò Ivan ridendo grossolanamente.

Il vecchio sentiva la confusione smarmellargli il cervello. Mai si era sentito così confuso nella sua non-vita.

Presi dalla frenesia di risolvere la questione con gli antichi valori e maniere, i tre spiriti si fiondarono l’uno nell’altro in un abbraccio violento, creando una nube di ectoplasma e pugni privi di consistenza, per diversi minuti.

Ir posto è mio! – sbraitò Sonia.

– Non fa male, non fa male! – si incitò Gerry

Eugenio, ormai esausto nel corpo e nella mente, nella mente e nello spirito, nello spirito e nel corpo, si avvinghiò la crapa semi calva mentre Ambarabà, Cicci e Cocò provavano a menarsi senza successo. Il danno alla mente divenne doloroso quando anche gli squittii del suo cane, accortosi della presenza di numerosi fantasmi tutti nello stesso punto, sfondò schiumando sulla porta tentando di avvertire il malcapitato padrone della loro presenza.

– Vi spezzare in due e uccidere vecchio barbone! – rispose Ivan, l’inconiugabile.

All’udire dell’ultima frase sia lui, sia la fantastica Maria rizzarono le orecchie e l’annesso fucile. Ad un veloce ed istantaneo ordine motorio della possente poltergeist Maria, il tavolo si sollevò timbrando i tre litiganti sul soffitto. Non si erano fatti nulla e dondolarono nell’aria fino a toccare il pavimento come foglie d’autunno, ma fu il gesto a riportare la pace. Oserei definirlo, “sindrome del dolore fantasma” se non fosse troppo ironico.

Resti di cibarie, posate e vetro si sparsero sul legno già consumato del suppellettile.

Continua...

Serie: Il maledetto cacciatore di fantasmi - with Lorenzo R. Gennari


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni