Anarchica – Ode al Correttore Ortografico 

Intendiamoci, di solito scrivo meglio di così. Mi metto serena e traccio le mie belle letterine come le ho imparate in prima elementare, tenendo d’occhio che le “gambette” e quant’altro siano a posto. Se “guardo” quello che scrivo al novanta per cento becco tutto: certo, una brutta copia o una penna cancellabile è d’uopo. Il corsivo è un vero casino, per fortuna negli ultimi anni hanno sdoganato lo stampatello! Leggere ad alta voce è una tortura che avrebbe dovuto essere abolita assieme all’Inquisizione.

Vallo a spiegare a miliardi di professori, negli anni Ottanta nessuno era veramente preparato alla dislessia o alla disgrafia, che la tua testa corre più velocemente di quelle cavolo di parole che devi tracciare a mano. Ne hai scritta una, sei già alla pagina successiva del tuo immaginario tema. La soluzione si trova: brutta copia 15 minuti, bella copia 2 ore e 45.

“Bellissimo, Micaela! Peccato per la calligrafia.”

E tu pensi: “Prof, la calligrafia la lasciamo ai grafologi e agli antichi egizi. Io, sono un’artista anarchica.”

Le mie brutte copie sono bellissime, una parola non è mai uguale per due volte di seguito! Ognuna si piglia come si sente al momento: tando, tanto, imbarato, imparato, lancio, langio. Le “a” diventano “o” perché si sono stancate di tenere un braccio giù, alla “t” cresce la pancia e diventa una “d” (chi mai l’avrà ingravidata, non è dato sapere).

Certo, per chi come me ama scrivere è castrante. Ve lo immaginate scrivere interi romanzi stendendo una brutta copia per poi ricopiarli? Fidatevi, l’ho fatto e sono “due palle”.

Poi, la svolta. Mio marito mi introduce nell’oscuro mondo dei pc e dei programmi di scrittura e scopro il Correttore Ortografico Automatico. Dèi del cielo, nel tempo le mie dita si fanno sempre più veloci, padroneggiano la tastiera senza guardarla ed è magia. I mondi prendono vita, i pensieri prendono vita, il cervello e le parole sono in sincrono! Certo, ancora sfugge qualcosa (ho appreso la bellissima parola “refuso”) ed è meglio rileggere il testo almeno una decina di volte. Ma è una pacchia.

Signori miei, nell’anarchia in fondo ci vuole un po’ d’ordine. Il mondo non è ancora preparato alle mie brutte copie! Però, continuerete a beccarvi i titoli con le Lettere Maiuscole.

Avete messo Mi Piace9 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco, Narrativa

Discussioni

  1. Davvero molto, molto piacevolmente sorpreso per questo sensibile quadro. Bravissima per il titolo.

    Faccio parte di quella schiera di persona dalla grafia non solo illeggibile, ma inguardabile. Non certo il peggiore dei problemi ma di certo un problema: accipicchia se lo è. Una volta, regalando una bottiglia al mio medico lui, osservando (è il verbo giusto) l’immancabile bigliettino di auguri, mi telefona di ritorno: scusa Robért, ma che diamine hai scritto? Dico: un medico!

    E’ stato allora che, toccato nell’orgoglio personale, ho deciso di iniziare a scrivere ma nella forma più mediata possibile. Prima inchiostro simpatico, poi gomma e matita. E infine sì, ebbene sì: PC ed editor alla grande.

    Micol ti ringrazio, molto molto bello, guarda così tanto che veramente meriti un abbraccio di quelli più sinceri e fraterni. Se aggiungi che ancora oggi scrivo tutti i miei titoli iniziandoli in maiuscolo, che dire, è proprio Natale.

    Bello, sensibile, un approccio intelligente e di fine, positiva ironia a problemi con varie sfaccettature che, fortunatamente, oggi ricevono molta attenzione e possono essere mitigati con l’uso di supporti come, appunto, quelli informatici.

    1. Grazie mille, Robert. Scusa se rispondo solo ora, con un ritardo millenario, ma negli ultimi mesi la vita mi ha portata un po’ di qua e un po’ di là. Convengo che chi esercita la professione medica, non si sa per quale gene birbone, spesso ha una calligrafia che può essere decifrata avendo a portata di mano la Stele di Rosetta. L’ironia non guasta mai nella vita, fino a quando i problemi possono essere aggirati utilizzando nuovi punti di vista essi rappresentano possibilità e non ostacoli.

  2. Finalmente se ne parla, in effetti! Quanti di noi avrebbero meritato un approccio più attento e sensibile. Troppo facile mettere le orecchie da asino e classificare i ragazzi in maniera così selettiva. Tu poi, sei una maestra nella scrittura!

    1. Credo che parlarne, anche oggi, faccia un gran bene perchè ho incontrato ragazzi (li chiamo così anche se hanno più di venti anni) che ancora sentono addosso lo stigma di essere “inadeguati”. I media in questo caso hanno fatto un bel lavoro: stando alle cronache personaggi che fanno parte dell’immaginario collettivo moderno e passato, come Mika, Keanu Reeves, Disney, non ultimo Albert Einstein, hanno ben dimostrato di essere più che “adeguati”.
      Ti ringrazio per il complimento sulla scrittura, ho sempre amato inventare storie (che naturalmente non facevo leggere a nessuno un po’ per vergogna un po’ perchè le pagine erano un campo minato ;D )

    1. Ciao Cristina, grazie mille per aver letto questo racconto autobiografico 😀
      Ora c’è una diversa consapevolezza rispetto ai DSA, grazie alla formazione degli insegnanti ed educatori in generale. Negli anni ’80, purtroppo, la disortografia veniva vista come mancanza intellettiva. Sebbene il DSA sia stato “sdoganato” da molte personalità famose che ne soffrono, penso sia sempre importante parlare della propria esperienza portandola nel micromondo in cui viviamo.

  3. Carino questo racconto, mi stai facendo venire voglia di immaginare un racconto breve basato sul suggeritore di testo….insomma, invece di entrare nello stato d’animo grazie all’assenzio o alla grappa, lasciar fare alla macchina…. che ne dici?

    1. Ti suggerisco il correttore ortografico del cellulare! Quello mi fa sempre scrivere delle bestialità inimmaginabili (purtroppo contro il mio volere) 😀 Per la grappa ci penso io, la mia è zona buona: Pedemontana Veneta.

  4. Ci ritrovo tanti sforzi quotidiani dove per altri è automatico, leggere e scrivere. La lettura ad alta voce dento una classe è una tortura, spesso passare per lenti o svogliati è un secondo. E’ vero che sono stati fatti passi da giganti ed è vero che la tastiera o il lettore vocale aiutano a velocizzare questo processo di decodifica e in sequenza di lettere, suoni, numeri. Per i numeri alti c’è la calcolatrice. Comunque ho avuto modo di apprezzare molte volte i ragionamenti affinati e divergenti di chi ha questo disturbo neurobiologico (così definito dall’OMS) e ci trovo delle risorse e genialità fuori dal comune che niente hanno a che fare con un disturbo. Letto con piacere e sorriso perché hai reso attraverso l’ironia merito a quello che è.

    1. All’epoca questa difficoltà era catalogata come “incapacità”, svogliatezza e poco studio (nel mio caso non era così, quindi optavo per la prima ipotesi). Mi considero fortunata perchè il mio è un disturbo lieve, nulla a cui non posso rimediare, che si presenta quando scrivo a mano. Confesso che in maniera simile a quanto raccontato nel tuo articolo su Philip Schultz, sono arrivata alla conclusione di non avere un problema di insanabile “ignoranza” (non dal “ignorare” ma dall’essere una capra) solo da adulta. Grazie all’incontro con altre persone e al impatto delle biografie di alcuni autori che hanno dato un grande contributo alla letteratura, (Agatha Christie, Jules Verne per citarne un paio) sono venuta a capo della questione.

    1. Ciao Oriana, quello delle “virgolette” è un mio fetish 😀 😀 😀
      Ne uso a vagonate, anche se negli ultimi tempi sono più morigerata: prima o dopo riuscirò a disintossicarmi. Sì, penso che questo racconto abbia una sua utilità. Per fortuna, negli ultimi anni si è posta molta attenzione alla dislessia e non è più uno stigma.

  5. Hai centrato il punto e leggendo gli altri commenti mi sono accorto che non sono l’unico ad avere determinati problemi.
    Se ti posso fare una piccola confidenza: la maggior parte delle cose che scrivo utilizzo il pc. Le poche poesie che scrivo spesso utilizzo carta e penna e sembrano delle ricette di un medico di base: meglio che stendo un velo pietoso. Stessa cosa vale quando mi vengono in mente delle idee che poi trascrivo in un piccolo taccuino che porto sempre in borsa (una volta in piedi su un tram stavo per cadere e causare l’effetto birilli. Un giorno ci scriverò un piccolo racconto).

    Complimenti.

    1. Grazie Raffaele 😀
      Anch’io, fino a qualche anno fa, annotavo gli appunti per dei futuri romanzi in dei taccuini. Ho scritto intere trame e a volte dei veri e propri periodi completi di dialoghi. Dovessi romanzare tutto, dovrei vivere centinaia d’anni! E’ da un po’ che li ho messi da parte ma leggendo i vostri commenti mi sta tornando il desiderio di riprenderli in mano.

  6. “Signori miei, nell’anarchia in fondo ci vuole un po’ d’ordine. Il mondo non è ancora preparato alle mie brutte copie! Però, continuerete a beccarvi i titoli con le Lettere Maiuscole.”
    👏

  7. Ciao Micol, di la verità ti sei sentita meravigliosamente bene, nello scrivere il punto che chiudeva il racconto. Brava! Molto originale 🙂 ora vogliamo un tuo libro e il nome della prof per spedirle il regalo :)))

    1. Ciao Maria Anna. Sìììì. Mi sono divertita a scriverlo, è stato una specie di “urlo cosmico”.
      La prof, poveretta, non era malaccio, era peggio la maestra alle primarie 😀

    1. Ciao Alessandro 😀 In realtà quando scrivo velocemente le mie “parole” a mano sono proprio così: doppie mancanti, consonanti assonanti illecitamente posizionate, vocali asessuate senza braccia o gambe che non si fanno riconoscere. Sono come me, non riescono a stare con i piedi per terra 😀

    1. Ciao Cristina 😀 In realtà lo “skaz” prende vita da una realtà vissuta da bambina, con un po’ di tristezza. La tastiera e soprattutto il correttore ortografico sono una vera benedizione 😀

  8. Stavo per scrivere “come ti capisco”, ma ho avuto l’intuizione di leggere i commenti di chi mi ha preceduto…e allora dovrò ingegnarmi per cercare una frase alternativa, ma la verità è che ti capisco anch’io…faccio continui errori, refusi, ripetizioni e chi più ne ha più ne metta. Quando pubblico un post tremo. Mentre lo scrivo sembra tutto ok, lo rileggo e sembra tutto ok, lo ririleggo e sembra tutto ok. Poi lo pubblico e scopro strafalcioni imbarazzanti. E allora pace, strafalcione sia, la scrittura va avanti

    1. Ciao Tiziano, per quanto si faccia i refusi hanno più vite dei gatti! 😀 Consola pensare che anche i Grandi abbiano bisogno di confrontarsi con un editor. Nella prima stesura i pensieri devono correre liberi, anarchici, poi c’è il momento della riflessione e dell’ordine

  9. Come ti capisco! anzi, a dirla tutta, io ho sempre avuto una pessima grafia, ma nel suo esser brutta, aveva pur sempre una certa linearità, una ricorrenza di forme. All’università prendevo tonnellate di appunti, ed a casa quando studiavo riscrivevo tutto per fissarmelo nel cervello. Poi, col lavoro, via via ho iniziato ad usare sempre meno la biro (che intendiamoci, non può mai mancare, perchè quando si fa su sul serio, scende in campo lei) e sempre di più la tastiera. Anche per gli apppunti, pechè devono essere organizzati, ri-organizzabili, condivisibili, ordinati.. e poco alla volta, la mia grafia ne ha risentito. Ora quando scrivo in corsivo è una tragedia, al punto che son pronto per scrivere prescrizioni mediche. E con lo stampatello faccio fatica a gestire gli spazi.
    Sai cosa? dovrò allenarmi a scrivere di più a mano!

    1. Ciao Sergio, dopo aver fatto una chiacchierata con @simona-lombardi mi è quasi tornata la voglia di riprendere la matita (la preferisco alla penna) in mano. Ho due tipo di grafie, quella pubblica e quella privata. La privata è incomprensibile e piena di errori ortografici, manco io capisco quello che ho scritto venti anni fa, quella pubblica somiglia a quella di un bambino delle primarie ed è corretta (frutto del ragionamento). Ti dirò la verità, per me conoscere Simona è stato importante. Come pure frequentare Edizioni Open perchè mi ha permesso di nutrire la mia autostima e sbloccare dei chiavistelli inconsci che mi tenevano legata ad un senso di inadeguatezza frutto di una mia ignoranza giovanile (intesa come “ignorare” la vera natura di un problema che in fondo non è)

    2. Hai detto una cosa verissima: pubblicare su open (e leggere i commenti!!), leggere gli altri autori e confrontarsi sono tutti elementi che innescno un circolo virtuoso di continuo miglioramento.
      E’ un aspetto sul quale dobbiamo continuare a battere, sia per migliorare noi stessi, sia perchè può e deve essere un punto di forza della piattaforma!

  10. Come ti capisco, Micol! Ho una calligrafia orrenda. Ode al pc e ai programmi di scrittura. Per quanto riguarda ortografia e sintassi non ho mai avuto problemi. Ma la calligrafia…brrrr orrrrrrroreeeee!