
Arrivederci Kumiko
Serie: Konnichiwa Tokyo
- Episodio 1: San Benedetto-Tokyo
- Episodio 2: Sanja Masturi
- Episodio 3: Rispetto – Fiducia – Prevenzione
- Episodio 4: Yuki fiocco di neve
- Episodio 5: I templi di Kyoto
- Episodio 6: Il tempio del sumo
- Episodio 7: Ultimo giro per Tokyo
- Episodio 8: Arrivederci Kumiko
STAGIONE 1
E’ arrivato il momento di lasciare questo paese e questo popolo che incarna profondamente, a mio avviso, i quattro principi costitutivi della cerimonia del tè dettati da Sen no Rikyū: Armonia, Rispetto, Purezza e Tranquillità, l’insegnamento che mi ha lasciato è qualcosa di unico. Tra le altre cose ho compreso a fondo quell’inchino che ho sempre considerato come una buffa caratteristica e che invece racchiude in se un significato molto più grande: un senso di umiltà, per mostrare e dare più importanza al prossimo, felici di servire e di mostrarsi umili, quindi rispetto assoluto. L’importanza del prossimo: quando si è a mangiare in una tavola insieme ad altri, non è educato servirsi da soli da bere, dando l’impressione che non si è rispettati dagli altri commensali, ma servire gli altri ed aspettare che gli altri ti servano. Un signore francese, che ho conosciuto in milonga e che lavora a Tokyo da vent’anni, mi raccontava che noi in Europa vediamo i nostri padroni, i nostri dirigenti a lavoro, come nemici, qui invece non è così, ognuno è a servizio dell’altro, dà ed ottiene rispetto e fiducia.
E’ qui il segreto della perfetta vita sociale? non proprio.
L’ultima serata la passo a cena con Kumiko, in uno dei ristoranti più in voga del quartiere Roppongi, specializzato in Udon (una varietà di noodles preparati con farina integrale di grano) e Tempura (la frittura giapponese). Tra una portata e l’altra, tra una risata e l’atra, raccontando i miei aneddoti vissuti nel viaggio e dei vari incontri fatti, lei mi racconta che in realtà, specialmente negli abitanti di Tokyo, c’è molta chiusura. Ognuno è un microcosmo che pensa alla propria vita, chiuso in se stesso. Il popolo giapponese da un lato si sente fortunato di vivere in un mondo quasi perfetto, ma dall’altro, ha un’anima triste, non ha il “pensiero positivo” degli italiani o dei popoli latini, perché la prima parola che imparano bene già da bambini è “dovere” . Il cittadino giapponese sa che dovrà comportarsi in un certo modo, dovrà lavorare il più possibile, dovrà cercare la perfezione in tutto quello che fa e questa parola diventa parte integrante della vita di ognuno; un peso leggero per alcuni che ci convivono serenamente, un masso molto pesante per molti altri che arrivano al suicidio, molto frequente qui.
Sono anche curioso di comprendere meglio le religioni che hanno plasmato questo popolo e mi dice che il metodo migliore per comprendere il buddismo è di praticare lo zazen: la meditazione per svuotare la mente: si va in un tempio isolato, ci si siede a terra con le gambe incrociate e si svuota la mente dai pensieri, mentre dietro di te c’è un monaco buddista che, se nota che stai pensando, ti mena sulle spalle con un bastone piatto e largo, e tu pensi “come fa a sapere che sto pensando?”, e lui “ah quindi continui a pensare!?” e giù botte. Alla fine dovrebbe funzionare, ma penso non faccia per me.
Lascio Kumiko con un lungo abbraccio e con l’augurio di poterci riincontrare magari in qualche milonga di Buenos Aries.
Serie: Konnichiwa Tokyo
- Episodio 1: San Benedetto-Tokyo
- Episodio 2: Sanja Masturi
- Episodio 3: Rispetto – Fiducia – Prevenzione
- Episodio 4: Yuki fiocco di neve
- Episodio 5: I templi di Kyoto
- Episodio 6: Il tempio del sumo
- Episodio 7: Ultimo giro per Tokyo
- Episodio 8: Arrivederci Kumiko
Questo episodio trasmette l’ambiguità che si cela dietro la tranquillità di questa cultura straordinaria. Non esiste la perfezione, e con questo racconto, mi hai dato spunto per riflettere sul loro concetto di rispetto e fiducia che muta in dovere. Grazie per questo viaggio interessante nella tradizione e nella cultura giapponese?!
Ciao Giorgio, riflettevo sul motivo per cui sono affascinata da questa cultura. Forse la sensazione, illusione, della felicità. Come hai sottolineato una maschera non dona serenità interiore. Il rispetto è l’unica via, tutte le tradizioni raccolgono le radici del proprio passato. Il Giappone mi attira a sé perché anelo tranquillità. E, d’improvviso, mi ritrovo a pensare a quando riuscirò a passare qualche giorno a Barcellona che riconosco mia nell’anima. Siamo esseri strani, mille volti che cercano il loro spazio. La soluzione è quella di accoglierli tutti. Quindi, dico “a presto” al Giappone senza dimenticare la realtà fatta di mille sapori che desidero costruire per me stessa. Grazie per aver condiviso tutto questo.
Se non ho inteso male, hai familiarità anche con il mondo latino. Sarei felice di leggere un tuo diario di viaggio ambientato in quei luoghi, ritroverei realtà che ho vissuto e un po’ di nostalgia.