Attesa

Serie: Nel Buio della Notte Seconda Stagione

L’adrenalina consentì a John di superare le prime ore in ospedale.

Con il tempo era venuto a patti con la possibilità di perdere Nicolas: non lo accettava, ma si era detto che doveva farsi forza per Marianne e per Johnny.

Ora, si sentiva solo. Mai avrebbe immaginato che la sua vita potesse cambiare, nuovamente, in un solo istante. Seduto in una sala colma di gente che portava con sé il fardello di altri pianti e altre sofferenze, non sapeva verso quale reparto muovere il primo passo.

La mamma di Ron aveva preso in mano la situazione con la decisione tipica di un marine.

Si era fatta consegnare il telefono, spulciando la rubrica in sua presenza, e chiesto i nomi dei parenti più cari. Si era occupata di tutto: nel giro di un’ora aveva prenotato biglietti aerei e programmato il viaggio di due famiglie in ogni dettaglio. I genitori di John si erano già imbarcati nel primo volo proveniente da New York, mentre la sorella di Marianne era in attesa al check-in dell’aeroporto di Miami.

Luise si allontanò solo quando vide sopraggiungere la polizia: decise di lasciare all’uomo la giusta intimità per affrontare quel doloroso confronto.  Sostò nei pressi dei distributori automatici, in portata ottica.

Appena le ambulanze erano arrivate al pronto soccorso, i medici avevano trasferito Marianne in sala operatoria e portato Nicolas in Terapia Intensiva. Johnny era ricoverato nel reparto psichiatrico: dormiva sedato in una camera imbottita.

Luise aveva preso accordi con i medici perché fossero loro a portare notizie del maggiore dei ragazzi Lynch. In quel modo, le era più comodo monitorare le condizioni degli altri membri della famiglia. Quello a preoccuparla maggiormente era John: sembrava sul punto di scoppiare da un momento all’altro. Il suo corpo vibrava come la corda di un violino mal accordato: i medici gli avevano proposto di prendere un blando sedativo, ma l’uomo aveva rifiutato con gentile fermezza. Desiderava rimanere lucido. Luise riusciva a leggere nella tensione dei muscoli tutti i segnali che preannunciavano un collasso nervoso. Presto o tardi, le forze fisiche lo avrebbero tradito lasciandolo in ginocchio.

«Luise?»

La donna sollevò lo sguardo incontrando quello di un uomo che la osservava incerto. Indossava l’uniforme dei Ranger e il suo volto era piegato dalla preoccupazione.

«Martin?» lo aveva chiamato su indicazione di John. Oltre ad essere un collega, Martin era un amico di famiglia.

Lui annuì, accennando un sorriso tirato. «Come…» non riuscì a terminare la domanda, troppo scosso. Luise lo aveva informato sommariamente al telefono, ma quando era giunto all’ospedale si era perso nel chiacchierio concitato che animava i corridoi. Un overlap di informazioni che lo avevano mandato in confusione. Quanto era accaduto aveva coinvolto quasi tutto il personale del Pronto Intervento ed i medici degli altri reparti.

Luise immaginò che l’indomani, nei giornali e reportage, la tragedia nella piccola cittadina di Glenrock sarebbe stata la notizia del giorno.

«John te lo spiegherà non appena avrà terminato di parlare con gli agenti.» Le sembrò una buona occasione per far allentare la pressione a John: confidarsi con un amico lo avrebbe aiutato.

Luise cestinò il bicchiere del caffè che aveva appena terminato di bere. «Sono contenta che tu sia arrivato, sono preoccupata per John. Ora che sei qui posso andare a chiedere informazioni su Nicolas e Marianne, non ero tranquilla a lasciarlo solo.»

«Lascia fare a me.» Ora che gli era stato chiesto di agire in modo concreto, il volto di Martin si rilassò. Seguì lo sguardo della donna in direzione della saletta d’attesa e, una volta individuato l’amico, piegò il capo in un cenno affermativo. «Vai pure, in caso di emergenza ti invio un messaggio. Ho salvato il tuo numero.»

Prima di allontanarsi, Luise gli rivolse uno sguardo deciso. «Appena ha finito con la polizia, portagli un caffè. Bello forte!»

Martin le indirizzò il saluto militare, facendola sorridere.

Luise mosse i suoi passi in direzione delle sale operatorie. Non conosceva bene Marianne, ma da quanto le aveva raccontato Ron era una brava persona. Si occupava di entrambi i figli con amore: quando il più piccolo si era ammalato, non aveva esitato a sacrificare la carriera per rimanergli accanto. Ex ballerina, lavorava come insegnante e coreografa in una prestigiosa accademia della zona.

Una volta arrivata in reparto, Luise prese posto nella saletta d’attesa e osservò il via vai dei medici con attenzione. Catturò lo sguardo di uno degli internisti, riconoscendolo: lo aveva già notato nel reparto del Pronto Intervento. Dopo averle opposto resistenza per alcuni minuti, le promise di raccogliere informazioni e si allontanò in direzione dell’area vietata al pubblico. Fece ritorno dopo una mezz’ora, confermandole che l’intervento era ancora in corso.

Le condizioni del braccio erano pessime, i chirurghi lavoravano alacremente allo scopo di cauterizzare le ferite interne e salvare le fasce muscolari lacerate. Le condizioni di Marianne erano stabili e questo era un buon segno: aveva perso molto sangue prima di arrivare in ospedale.

Non gli nascose che l’arto della donna non avrebbe riacquistato la mobilità completa. Il nervo radiale era stato reciso in più parti: per assicurare al braccio una discreta funzionalità sarebbero stati necessari vari interventi di ricostruzione. In futuro Marianne avrebbe dovuto trascorrere gran parte del suo tempo in ospedale, impegnata in lunghe sedute di fisioterapia o in qualche intervento di microchirurgia.

Luise accolse quelle notizie con ottimismo. Fece ritorno dove aveva lasciato John e condivise con lui quanto aveva saputo. Il pallore dell’uomo parve attenuarsi. Sapere che Marianne non correva pericolo di vita riuscì a fargli raddrizzare le spalle. L’aveva lasciata quel mattino dandole un bacio a fior di labbra prima di partire per il lavoro. Dormiva ancora, con il respiro pesante per il raffreddore, e quello era l’ultimo ricordo che aveva di lei.

Luise tornò a lasciarlo nelle mani di Martin, proseguendo il suo pellegrinaggio. Prima di voltare l’angolo, colse con la coda dell’occhio John accettare una delle barrette energetiche acquistate dal collega al distributore. Buon segno.

Prossima meta, l’unità di Terapia Intensiva. Lì, ebbe un colpo di fortuna. Incontrò il medico di Nicolas, richiamato d’urgenza in ospedale non appena il bambino era arrivato in reparto. Avevano già avuto modo di conoscersi e non le fu difficile avvicinarlo.

Nemmeno il dottor Stephen le nascose la gravità della situazione, cercando al tempo stesso di rassicurarla. Nicolas aveva superato crisi simili, era certo che la sua fibra, forte, gli sarebbe venuta in aiuto anche in quell’occasione. Il bambino era un combattente.

L’aggiornò anche sulle condizioni di Johnny. I colleghi gli avevano riferito che era troppo presto per formulare una diagnosi. La cosa migliore era attendere che il ragazzo superasse la crisi, sedato, per poi valutare le sue reali condizioni. Le chiese di riferire a John di portare pazienza, avvertendo che la degenza del figlio maggiore sarebbe stata più lunga e difficile. Per prassi, non avrebbe potuto avere alcun contatto con Johnny per diverso tempo.

Luise fece ritorno, esponendo a John il quadro complessivo. Durante la sua assenza il Ranger era riuscito a trovare una parvenza di calma: si alzò dalla sedia ben fermo sulle gambe.

«Non otterrò altre notizie dalla Terapia Intensiva, oramai so come funziona. Sarà il medico a convocarmi, quando lo riterrà opportuno. Raggiungo il reparto di Chirurgia, aspetterò che Marianne esca dalla sala operatoria.»

Abbracciò con lo sguardo Luise e Martin, accennando un sorriso. «Grazie… di tutto.»

Conosceva Martin da una vita, vent’anni, sapeva di poter contare sul suo aiuto. Luise era stata una bella sorpresa: non aveva mai avuto modo di frequentare la vicina di casa, sapeva solo che il figlio era un bravo ragazzo. Era riuscito ad organizzare una gita al Parco di Yellowstone prima del finire dell’estate, mantenendo la promessa fatta: i due ragazzini si erano divertiti e riso fino al momento di fare ritorno a casa. Ron si era dimostrato un buon amico per Johnny, paziente e gentile.

Nulla di strano che Luise gli somigliasse.

Tuttavia, in principio John si era lasciato ingannare dall’aspetto morbido del suo corpo e dell’acconciatura dei capelli biondo chiaro. Tutti quei riccioli e curve materne lo avevano forviato, facendogli pensare a lei come a una creatura mansueta. Gli occhi di ghiaccio, grigi, raccontavano una storia diversa. Non riusciva a immaginarla impegnata in una seduta medianica, sembrava una donna troppo “pratica” per credere nella magia.

«Le truppe sono in viaggio, per ora non hai più bisogno di me.» Luise gli sorrise, salutandolo con un veloce abbraccio. «Torno verso l’ora di cena, vado ad acquistare un paio di cose per Marianne e te le porto.»

John non ci aveva pensato. Martin gli posò una mano sulla spalla, stringendola leggermente. «Donne… senza di loro, saremmo persi.»

Luise ridacchiò, osservandolo ad occhi socchiusi. Gli concesse la battuta, sapendo che era a beneficio di John: minuto dopo minuto, sembrava riacquistare vigore.

Sollevò la mano per un ultimo saluto e si allontanò, sentendo in cuor suo che tutto si sarebbe risolto per il meglio.

Serie: Nel Buio della Notte Seconda Stagione
  • Episodio 1: Rotto
  • Episodio 2: In fuga
  • Episodio 3: Stelle
  • Episodio 4: Charlie
  • Episodio 5: Premonizioni
  • Episodio 6: Sangue
  • Episodio 7: Coltello
  • Episodio 8: Attesa
  • Episodio 9: Una nuova tana
  • Episodio 10: “Tutto”
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Horror

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    Discussioni

    1. Povero John, ho percepito la sofferente tristezza che l’ha avviluppato in un vortice impetuoso di emozioni. In questo sei stata molto brava. Meno male che Luise, forte nelle sue parole, è stata capace di arginare /smorzare tutto questo male. Proseguo! 🙂

      1. Ciao Giuseppe, la stagione volge al termine. Mi sembrava giusto dare il punto della situazione, prima di chiudere e lasciare tutti nell’ansia 😀

    2. Finalmente John ruba la scena, finora era rimasto un po’ in ombra. Sei riuscita a rendere bene il dolore di un padre.?
      Brava Micol, in questo periodo sei un fiume in piena, non riesco a starti dietro!??

      1. Ciao Dario, il fiume ha trovato un po’ di ostacoli sul cammino e si è arenato 😉 Prima o poi, riuscirà impetuoso a trascinare con sé i massi gettati nel suo letto dalla frana e riprendere il suo corso: suona come una minaccia, forse lo è 😀
        Episodio di transizione che conduce verso il finale e fa il punto della situazione. La Terza Stagione sarà la più dark della Serie.

    3. Ciao Micol, hai ben trasmesso la tensione e la sofferenza del povero John, che in poco tempo ha visto lo spettro di una famiglia distrutta. Il supporto di Martin e Luise è stato fondamentale, è ciò che servirebbe a tutti in situazioni del genere, il conforto ha alleviato un po’ il dolore, ma soprattutto il dover affrontare una crisi del genere. Un episodio reale, in cui è facile davvero identificarsi e sentire ogni emozione di John, la sala d’attesa di un ospedale è sempre un inferno, perché non sai mai quale notizia riceverai, soprattutto in situazioni critiche come questa. Un saluto, alla prossima?

      1. Ciao Tonino, ci tenevo a far “parlare” anche John. Anche se la sua presenza nel racconto non è determinante, vive la situazione facendo appello alla forza interiore. Descrivere le sue sensazioni era un buon modo per fare il punto della situazione 🙂

    4. Ciao Micol,
      un brano complesso e molto credibile, non è facile descrivere queste pratiche io non riuscirei mai. Complimenti. Il nuovo personaggio, Luise, mi piace molto, una strong female character ci voleva, spero che abbia spazio nel futuro della serie

      1. Ciao Alessandro, la “Maga” diventerà una buona amica di famiglia anche se, questo, è l’episodio in cui la sua presenza si palesa in modo evidente. Butterà sempre un’occhiata attenta in direzione della famiglia Lynch e (nella Terza Stagione) consegnerà a Nicolas un messaggio importante.

    5. Ciao Micol, avevi lasciato un po’ perdere questa serie per scriverne un’altra e purtroppo questa pausa, mi ha fatto un po’ perdere il filo e mi sono scordato di qualche personaggio. Comunque anche questo, come gli altri, è stato un bel episodio: la descrizione dello stato di salute di Marianne e del suo braccio, mi sono sembrate degne di un medico, brava!

      1. Hai ragione Ivan, ho tralasciato alcune serie e ora vedrò di mettere la testa a posto. Mesi fa mi ero intestardita a pubblicare a settimane alterne Nel Buio della Notte e Il Branco, ma ho solo fatto una grande confusione. Così, ho deciso di dare spazio al Nel Buio della Notte fino alla conclusione della stagione. Avevo già in programma di pubblicare la serie Etimmè (una serie autoconclusiva di 7 episodi) per festeggiare il Natale, poi si è aggiunto anche il laboratorio… Ora torno in carreggiata! 😀
        Finita la stagione riprenderò il Branco da dove ho lasciato e finirò anche lì.