AUTUNNO

La giostra gira, con quel suono inquietante di meccanismi abbandonati a loro stessi e quella musica delicata, che probabilmente aveva fatto risaltare la gioia dei grandi e le grida dei bambini nei suoi anni d’oro, ma che ora rende solo il silenzio ancora più inquietante. Non so perchè mi trovo qui. Mi ci hai portato tu in qualche modo, lo so, ma perchè?

Ci siamo venuti una sola volta, e a te nemmeno era piaciuto. Quanto odiavi le giostre, il circo e tutte quelle cose folli e divertenti che io adoravo trovare in una fiera.

Quell’anno avevi appena iniziato a diventare una ragazza, o a renderti conto che lo stavi diventando, ma io ancora non avevo capito che ti stavi addentrando in territori sconosciuti, in cui io non avrei potuto seguirti, con la tua fragilità, le tue insicurezze, i tuoi incubi. Quei giorni della fiera sono stati gli ultimi che abbiamo passato entrambi come membri del “gruppo infanzia”. Tu lo avresti abbandonato poco dopo. Io, io avrei capito di averlo abbandonato solo l’anno dopo, quando vedendo il tuo nuovo corpo da ragazza, sulla spiaggia che frequentavamo da dieci anni insieme, avrei provato per la prima volta imbarazzo, e una sensazione allo stomaco che non mi abbandonò più finchè non ti baciai, l’anno dopo ancora. Non era il tuo primo bacio, ma fu il mio. Te l’ho mai detto? Dio, mi faceva impazzire il pensiero di quel ragazzo, Daniel, che ti aveva baciato sotto gli spalti dopo l’ultima partita, a scuola. Che cliché, Anne. Non credevo fossi il tipo di ragazza che si fa baciare in posti così squallidi e scontati. Non ti ho mai detto nemmeno questo, ma io di te credevo tante cose, e si sono rivelate tutte sbagliate.

Siamo cresciuti insieme, ma la storia di noi due si scriveva d’estate. Ogni estate, alla spiaggia, noi diventavamo noi, recuperavamo i nostri ritmi e rientravamo in sintonia, una sintonia che io so tu, come me, non hai mai trovato con nessun altro. Ma allora perchè eravamo confinati all’estate? Ero così poco interessante, così poco bello, per le altre stagioni? Non ero abbastanza per godere della tua compagnia il resto dell’anno?

No, queste sono cattiverie, lo so. Tu eri la persona più buona e dolce che io abbia mai conosciuto, Anne, e io lo so che non mi avresti mai ferito di proposito. Ma lo facevi, lo facevi eccome. Ogni estate, ogni singola estate da quando non siamo più stati bambini, ti sei concessa a me in modo completo, assoluto, e l’assurda profondità che si scavava nei tuoi occhi quando ti abbandonavi a me mi rendeva euforico e mi terrorizzava allo stesso tempo. Quella profondità, così vuota e piena insieme; piena di speranze, paure, desideri, rimorsi, follia, pace..amore?

Questa domanda mi tormenterà in eterno. Mi amavi, Anne?

Credevo di sì, credevo che anche se solo per pochi mesi all’anno, tu mi amassi. Ne ero convinto, le tue azioni lo dimostravano molto più delle tue parole.

Ma allora perchè? Perchè non me lo hai detto? Perchè non me lo hai fatto capire? E perchè io, oh miserabile, non l’ho visto? Perchè non l’ho capito, intuito, letto in quegli occhi che conoscevo meglio dei miei, in quell’anima che conoscevo meglio della mia?

Perchè è successo d’inverno, ecco perchè. Perchè ogni anno, a ottobre, tornavi alla tua famiglia, ai tuoi studi, e non è che fossimo distanti fisicamente, ci separavano pochi chilometri. Emotivamente, però, tu ti allontanavi da me di una misura che i chilometri non comprendono. Puntualmente diventavi inaccessibile, la tua mente e il tuo corpo mi diventavano estranei, e io avevo rinunciato da bambino ad esserti amico d’inverno, dopo i primi anni in cui mi avevi brutalmente e freddamente respinto, avevo recepito il messaggio. Come mi tormentava, da ragazzo.

Arrabbiarmi, cercare di sottrarmi al tuo magnetismo estivo era inutile, tu non cedevi ne in un senso ne nell’altro: volevi che stessimo insieme, ne avevi bisogno, lo capivo, ma solo d’estate. D’inverno non potevamo essere nulla e nessuno doveva sapere che d’estate eravamo qualcosa.

Non l’ho mai detto a nessuno, ho mantenuto il segreto e l’ho accettato, col tempo. Averti per tre mesi all’anno era meglio che non averti. Ma ti giuro, Anne, ti giuro che avrei rinunciato a tutte le estati del mio futuro con te, a tutte le mie estati in assoluto, per esserti accanto in questo unico, maledetto inverno. Per essere lì, per capirti, amarti, proteggerti. Per salvarti da te stessa.

Tutte le mie estati, per un inverno con te.

Invece l’inverno è passato, l’estate arriverà, io sono a quello che resta della fiera di quando eravamo bambini, per aspettarti.

E ti aspetto, e cerco di capire, e non capisco, e ti aspetto.

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Nella logica dei sentimenti stagionali, il patto sottinteso è che restino tali, confinati appunto in una parentesi temporale (ancorchè ciclica) ma guarda caso una delle due parti è quasi sempre più coinvolta dell’altra; uno dei due insegue, spera, sogna, mentre l’altro, o l’altra, ha già la testa nell’armadio per organizzare il cambio di stagione. Mi è piaciuta l’enfasi con cui hai accentuato il dolore vivo dell’innamorato, hai tratteggiato davvero bene l’ambiguità di un sentimento solo parzialmente corrisposto. Brava, davvero.

    1. Grazie mille! 🙂

  2. Sono stordita da tanta bellezza in scrittura, trovo il tuo racconto incredibilmente magnifico! Mi piace tutto, ogni virgola, incastro, pausa ed estensione poetica che regali con questa storia… ok, mi sono lasciata troppo andare, però quando una cosa piace tanto bisogna dirlo, BRAVISSIMA!!!!

    1. Grazie mille per le tue parole! Sono nuova qui e significano molto.. grazie davvero!

    2. @saratorresan vedrai ti troverai bene qui 😀
      Io etto solo la verità, sei molto brava! Adesso aspetto trepidante altre tu storie.

    3. @saratorresan vedrai ti troverai bene qui 😀
      Io ho detto solo la verità, sei molto brava! Adesso aspetto trepidante altre tu storie.