Banditi di strada

«Noi siamo i moderni Robin Hood. Rubiamo ai ricchi, per dare a noi stessi». Il Ferro lo diceva con una risata.

Michele scuoteva la testa, solo, un movimento impercettibile. Noi rubiamo ai poveri per dare a noi stessi, per essere più precisi.

Michele, il Ferro e gli altri bravi ragazzi di strada stavano svuotando un portavalori. Erano arrivati con macchine rubate, le avevano parcheggiate di traverso all’autostrada per bloccare il traffico e provocare più confusione possibile, quindi avevano sgranato raffiche di AK sul furgone. Portavalori, appunto.

Le guardie giurate non avevano voglia di morire per i due soldi – nemmeno quattro – che prendevano di stipendio e si erano arrese subito.

«Siamo ricchi. Ricchi!» esultarono i banditi.

«È ancora troppo presto per festeggiare» gli sbatté in faccia la dura realtà il Ferro. «Dobbiamo prima andarcene».

Agli occhi di Michele, i colleghi di crimine sembravano faine, se non furetti. Con movimenti rapidi e scattanti, andarono alle macchine che li aspettavano non molto lontane, pure queste delle automobili rubate. Dopo la fuga le avrebbero bruciate e sarebbero tornati al covo con delle rispettabili vetture che nessuno avrebbe riconosciuto come quelle adoperate da dei delinquenti di razza come loro.

Poteva andare tutto bene.

Così fecero.

Mentre in lontananza si udivano le sirene della polizia o carabinieri che fossero, Michele e i colleghi eseguirono il piano proprio come avevano stabilito. Nulla era stato lasciato al caso, e poi con il bottino milionario che avevano tirato su!, le motivazioni non erano poche.

Detto e fatto, Michele e gli altri scapparono. Dopo venti chilometri, il rumore delle forze dell’ordine flebile, si vedeva in lontananza un elicottero, era chiaro che i poliziotti non si erano aspettati una fuga tanto rapida. Meglio così.

La procedura di bruciare le ultime macchine, passarono a quelle più normali, queste non erano state rubate a nessuno, erano di loro personale proprietà. Non prima nascosero gli AK in una cascina, i passamontagna gettati nel rogo delle vetture. Si congedarono, si divisero e Michele aveva con sé una parte del bottino. Aveva avuto, pure, il tempo di memorizzare le targhe dei complici:

«Siete fregati» si disse con un sogghigno.

Lui era una talpa della polizia e quelli una banda esperta nel svuotare i portavalori.

Il loro ultimo colpo.

Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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