Bang! di Serena Pisaneschi

La genesi di un racconto riguarda il rapporto intimo tra l’autore e l’esistenza; e questo rapporto fatto di estasi o di proprofondi abissi rappresenta un fatto personale e delicato, su cui sarebbe buona norma non indagare. Ma dal momento che a Edizioni Open siamo anche dei discreti ficcanaso, non potevamo esimerci dal chiedere a Serena Pisaneschi, terza classificata al contest letterario #LibriCKmania 2° edizione con il LibriCK  BANG! da dove arriva questa storia.


BANG! parla di un duello all’ultimo sangue con il male del secolo, il cancro, e dell’atteggiamento impavido e fatalista di chi affronta un nemico vigliacco eppure temibile. Cosa ti ha spinto a scriverlo?

L’incipit di questa storia è nato nella mia mente un giorno in cui ero davvero in una sala d’aspetto, esattamente la stessa che descrivo nel racconto. C’era questo bambino che giocava e si divertiva e mi è saltata agli occhi la contrapposizione tra la sua spensieratezza e il luogo in cui ci trovavamo, un luogo che di spensieratezza ne dà poca. Mi è sembrato interessante accostare il principio della vita, nella figura frizzante del bambino, alla sua ombra più scura e temibile, appunto il cancro. Così ho pensato a una storia che parlasse di quel contrasto e a una protagonista che dovesse avere un carattere forte e una storia personale che mettesse alla prova quel carattere.

Qualcuno ha detto che i bambini sono felici perché vivono il presente, senza curarsi troppo dei pericoli, senza ansie per il futuro o conflitti con il passato. In Bang! c’è un chiaro riferimento all’età della fanciullezza e a questo stato di grazia. Cosa può fare un adulto per tornare bambino?

Quello che può fare un adulto per tornare bambino è: giocare. Io ho un figlio di 7 anni che non fa altro che coinvolgermi nei suoi giochi. Confesso che a volte sono stanca e non ho molta voglia, ma ammetto con altrettanta sincerità che giocare con lui mi fa dimenticare per un po’ i miei doveri di adulta. Il lavoro, la casa, le cose che si devono fare “perché siamo grandi”… Passa tutto in secondo piano mentre innesco battaglie con i modellini Lego, coloro un disegno o simulo qualche cartone animato. La vorrei avere più spesso la sua spensieratezza, sarebbe tutto più facile. Tanto il mutuo sarà sempre da pagare e i vestiti da sistemare, ma nel frattempo avrò passato un’ora in una dimensione più leggera. E quando mi dice di voler diventare grande alla svelta, io gli rispondo sempre di non avere fretta, ché siamo liberi per poco tempo nella notra vita ed è bene che se lo goda tutto, quel tempo. Per tornare bambini bisogna giocare, magari facendo i giochi della nostra infanzia, e imitare i bambini stessi, che sono molto più saggi di noi e posseggono la luce che rischiara il mondo intero.

Quando hai scoperto la passione per la scrittura?

Ho scoperto la lettura relativamente tardi, in prima o seconda media. All’inizio mi appassionava solo leggere, ma ho sempre amato inventare storie che rimanevano solo nella mia testa, però. Poi ho pensato che potevo anche scriverle quelle storie, così verso i vent’anni ho cominciato a metterle nero su bianco, ormai vent’anni fa quindi. In questo lasso di tempo sono nate decine di racconti, tre romanzi e qualche poesia, per adesso tutto nel cassetto.

Classificandoti terza al contest hai avuto modo di interagire con la casa editrice che ha realizzato l’ebook di Bang! Che effetto ti ha fatto ricevere una proposta editoriale?

È stato elettrizzante e anche un po’ sorprendente, inaspettato. Sono più che convinta che i miei scritti siano costantemente migliorabili, ma quello a cui più tengo è sapere se il racconto è ’arrivato’ o meno. Ottenere il terzo posto mi ha fatto saltare dalla gioia (letteralmente) e mi fa ben sperare sul fatto di essere riuscita a regalare qualche emozione, che è il mio scopo ultimo. Quel che è certo è che continuerò a scrivere e conferme come questa mi suggeriscono che sono sulla buona strada.

Intervista a cura di Tiziano Pitisci

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Blog

Commenti