Benevento – 1598

Serie: L'anima della vendetta


Suo figlio è morto. Chi l'ha ucciso è rimasto impunito. La legge non le ha dato la giustizia che cercava. In una cantina trova il diario di un'antenata bruciata sul rogo nel 1598. Una maledizione che aspettava solo il dolore giusto per attivarsi.

Padre Giacomo Della Valle, inquisitore della Santa Fede, sedeva immobile dietro il suo scrittoio come se il tempo non avesse potere su di lui. Era un uomo sulla cinquantina, asciutto, con le mani di chi ha passato la vita tra le carte. Il viso stretto, la fronte alta, gli occhi chiari che non si alzavano mai prima di aver finito quello che aveva iniziato.

Rileggeva una carta. Quando ebbe finito, firmò. Soffiò sul sigillo con cura. Posò il foglio al centro del tavolo, allineandolo agli altri con un gesto paziente, quasi rituale. Pulì il pennino. Lo asciugò. Lo dispose accanto al calamaio.

Qualcuno bussò alla porta.

«Avanti.»

Non alzò subito lo sguardo. Studiò la disposizione degli oggetti sul tavolo. Attese che il quadro fosse chiaro. Poi sollevò gli occhi.

Il segretario era già oltre la soglia, il cappello stretto tra le mani, un sorriso costruito sul viso.

«Vostra Reverenza.»

«Parlate.»

«Ersilia Saggese è stata condotta in città. L’esecuzione avverrà all’ora stabilita, come avete disposto.»

Silenzio.

Della Valle sfiorò il bordo della pergamena. La spostò appena. Ora era allineata. La sua attenzione tornò sull’uomo fermo davanti a lui, che riprese a parlare come se quel gesto fosse un invito.

«È una grande conquista per la Santa Fede. Una delle streghe più temute di Benevento—»

Padre Della Valle si alzò.

Il rumore della sedia lo interruppe.

Per un attimo il segretario parve in difficoltà, ma subito riprese. «La testimonianza di Marta de Ruggiero è stata provvidenziale.» Nel suo viso si disegnò una smorfia di disgusto. «Non c’è solidarietà tra streghe.»

L’inquisitore non rispose.

«Ho sempre ammirato il vostro lavoro. È riuscito a farla confessare…»

Esitò.

«Eppure non ha mai invocato il diavolo. Strano, per una strega.»

«Perché non ne aveva bisogno» precisò Della Valle.

«Non capisco…» balbettò il segretario.

Padre Della Valle prese il cappello dal gancio accanto alla porta. «Non è come le altre.» La sua voce non si alzò di un tono. «Riflettete: ha ucciso un uomo senza muovere un dito — il terrore è rimasto nei suoi occhi anche dopo la morte.» Si fermò un istante. «Non possiamo nemmeno immaginare cosa abbia visto prima di morire.»

Il segretario si fece il segno della croce. «Un risultato che farà parlare di sé ben oltre Benevento, Vostra Reverenza.»

Della Valle non rispose. Fece un passo verso la porta.

«Il popolo l’ha sempre protetta» azzardò il segretario.

L’inquisitore si fermò. Si voltò. Lo sguardo bastò.

«Le sue conoscenze non sono per la plebe. Sono antiche. Più della Chiesa che le giudica. A ragione il popolo la proteggeva e la temeva in egual misura.»

Si mise il cappello e uscì senza voltarsi.

Il segretario rimase un momento immobile, poi si affrettò a seguirlo.

***

Piazza Orsini quel giorno sembrava più piccola del solito, stretta dalla folla che si era riversata fin dalle prime ore del mattino. La gente aveva occupato ogni spazio — i gradini del Duomo, i davanzali delle case, perfino il bordo della fontana laterale da cui l’acqua continuava a gocciolare indifferente. Odore di sudore e di pece impregnava l’aria. Un cielo bianco, senza vento.

Al centro della piazza, il palo. Attorno, la catasta costruita con cura: legna grossa alla base, rami più sottili sopra, stoppie e paglia ficcate tra le fessure.

Padre Della Valle prese posto nel terrazzo della canonica insieme alle autorità. Da lì si dominava tutta la piazza, ogni volto, ogni movimento. Osservò la folla con la stessa attenzione con cui aveva riletto le carte quella mattina. Non cercava niente di preciso. Guardava e basta.

Poi il rumore si spense.

Un istante di silenzio assoluto, come se la piazza avesse trattenuto il respiro.

Poi crebbe come un’onda.

Ersilia Saggese avanzava a piedi nudi sul selciato, scortata da due guardie. Le mani legate davanti, la veste bianca — quella che davano ai condannati — macchiata di terra e di qualcosa di più scuro. I capelli, un tempo neri e lunghi, tagliati senza riguardo, le lasciavano scoperta la nuca.

Guardava la folla come se stesse cercando qualcuno. Le facce che conosceva si voltavano dall’altra parte — la donna a cui aveva dato le erbe per il figlio malato, il vecchio a cui aveva detto la verità sul fratello scomparso. Poi la trovò. La donna che aveva nascosto per settimane, nutrita, protetta, salvata da un marito violento. Lo sguardo di quell’altra durò un secondo. Poi anche lei si voltò.

La folla urlava.

Qualcuno le lanciò una pietra. La colpì alla spalla. Ersilia non si voltò.

Camminava dritta. Non come una condannata. Come qualcuno che ha ancora qualcosa da fare.

La condussero al palo. Le corde furono strette ai polsi e al petto. Non troppo forte. Doveva restare in piedi. Doveva essere vista.

«Ersilia Saggese» proclamò il banditore, «rea di stregoneria, di pratiche contro natura e della morte d’un uomo—»

La folla la insultò.

«Il tribunale della Santa Inquisizione di Roma ti condanna alla morte sul rogo. Hai un’ultima confessione da fare?»

Ersilia non rispose subito. Aspettò che il rumore scemasse. Abbassò gli occhi sulla folla — su quelle facce che la fissavano con sdegno. Le percorse, una per una. Poi rialzò lo sguardo verso il terrazzo della canonica, cercò il viso di Della Valle e lo trovò. Lui ricambiò con la stessa intensità, mentre rigirava l’anello che portava all’anulare della mano sinistra.

«Quando la legge degli uomini chiamerà colpa ciò che è innocente…»

Il vento si fermò.

«…e innocente ciò che è colpa — io tornerò.»

Un sorriso che non era perdono.

«Non cercatemi tra i vivi.»

I suoi occhi brillarono.

«Cercatemi in chi porterà abbastanza dolore da destarmi.»

Il cielo sopra la piazza si fece scuro all’improvviso. Qualcuno nella folla gridò. Qualcun altro si inginocchiò.

Della Valle sollevò appena un sopracciglio. L’anello smise di girare. Poi fece cenno al boia di procedere.

Questi rispose con un movimento del capo. Scese i gradini della catasta. Avvicinò la torcia. Le fiamme si alzarono lente. La pece crepitò, ma il suono rimase basso, quasi trattenuto.

Della Valle osservava. Conosceva i roghi. Quel fuoco non si comportava come avrebbe dovuto — non cercava aria, non si gettava verso l’alto. Restava raccolto attorno al corpo, compatto, quasi disciplinato. Le fiamme non si piegavano al vento, che pure aveva ricominciato a soffiare sulla piazza.

Nessun altro sembrò accorgersene.

Ersilia non urlò.

Nella piazza calò il silenzio.

Continua...

Serie: L'anima della vendetta


Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. “Cercatemi in chi porterà abbastanza dolore da destarmi.” Ersilia non urla, il fuoco non si piega al vento, e il silenzio della piazza dice più di qualsiasi grido. Della Valle che le crede davvero, anche mentre ordina di accendere il rogo, è il dettaglio che rende tutto più terribile. Ti resta addosso. Brava.

  2. Inquietante accattivante disturbante e coinvolgente.
    Descrivi in modo vivido e molto realistico i connotati dei personaggi ma soprattutto l’arroganza di chi giudica e la meschinità del volgo quando, per compiacere il potente, si accoda al linciaggio

  3. “Ersilia non urlò.
    Nella piazza calò il silenzio.”
    Brucio dalla voglia di conoscere il seguito. Come direbbe Margherita erano tempi buy. Tu hai messo in luce tutta la falsità di quel potere temporale che utilizzava la parola di Dio per compiere ogni sorta di malvagità in una società patriarcale, dove la donna doveva soltanto obbedire all’uomo, prima al padre, poi al marito, al prete sempre. Sottomessa doveva stare, se alzava lo sguardo diventava una strega. Purtroppo gli inquisitori stanno tornando, non ne sentivo la mancanza. Brava Tiziana, la classe non è acqua, tu sei una fuoriclasse. Anch’io lo sono, come Pierino. Un fuoriclasse nel senso letterale della parola, cacciato dalla maestra per demeriti.

  4. Bellissimo inizio! Le storie di streghe mi hanno sempre appassionata tantissimo, e la tua scrittura è sempre piacevolissima. Non vedo l’ora di leggere il seguito. ❤️

  5. Un racconto perfetto! Sia nella forma che nella sostanza. Ammiro la padronanza che dimostri nello scrivere: accuratezza nella forma e profondità del messaggio. A fronte di tanto orrore, comprensibile nell’ignoranza del popolo, ma inammissibile nell’uomo di fede e di cultura, viene da chiedersi se la presenza del diavolo sia sul rogo oppure sul terrazzo che domina la piazza. Buonissimo lavoro cara Tiziana.

  6. Una strega che si guadagna, se non l’ammirazione, almeno il rispetto dell’Inquisitore, deve possedere un’arte veramente diabolica. Eppure, questa Emilia Saggese pare animata da intenti di natura esclusivamente filantropica, o almeno così sembra fin qui. Ma le streghe… chi se lo immagina quello che possono combinare?

  7. Un primo episodio molto interessante. Un tema che, nonostante sia stata una delle cose più efferate, nella storia della chiesa cristiana, continua ad avere un suo fascino irresistibile, anche grazie allo stile della tua scrittura che diventa, di serie in serie, sempre più affinata e magnetica.
    Sinceramente, Tiziana, credo tu sia davvero molto brava. E se il mio intuito non mi inganna, credo che faresti bene a candidare gli episodi di questa tua ultima opera per una pubblicazione cartacea.

    1. Grazie Maria Luisa per i bellissimi complimenti. È una storia un po’ articolata e ci ho messo un po’ a progettarla. Spero di riuscire nel mio intento. Seguirò il tuo consiglio.❤️❤️

  8. Un incipit pazzesco: l’Inquisizione e Benevento, famosa per le sue presunte streghe e per chi fossero realmente. Donne troppo avanti per una società che le voleva sottomesse e ignoranti. Le innovazioni hanno sempre spaventato, soprattutto il potere. Bravissima, Tiziana👏👏👏

  9. Me lo sono davvero goduto da cima a fondo. La dichiarazione finale di lei prima del rogo è potentissima, a mio avviso. Mi ha ricordato le dichiarazioni di Giovanna d’ Arco durante il suo processo. Attendo con trepidazione la prossima puntata.

  10. Le storie che scrivi sono esattamente il genere che amo leggere! In questo primo episodio, poi, ti sei superata: ho visto nella mia mente ogni scena, proprio come in un film! Bravissima 😍