Bisbigli – 04 – Sbattimenti
Serie: Amori diafani
- Episodio 1: Xenu. Il governatore – Atto I
- Episodio 2: Xenu. Il dominatore – Atto II
- Episodio 3: Xenu. Il creatore di grappoli – Atto III
- Episodio 4: La malia della Malaluna – Mattina
- Episodio 5: La malia della Malaluna – Pomeriggio
- Episodio 6: La malia della Malaluna – Sera
- Episodio 7: La malia della Malaluna – Norma
- Episodio 8: La malia della Malaluna – Hipster
- Episodio 9: La malia della Malaluna – Alba
- Episodio 10: Effetto Prismatico
- Episodio 1: Xenu – Il pilota di Douglas DC-8 – Atto IV
- Episodio 2: Xenu – Il mastro catenaio – Finale
- Episodio 3: Bisbigli – 01 – La psicoteracosalà
- Episodio 4: Bisbigli -02- Compromissioni
- Episodio 5: Bisbigli – 03 – Turbamenti
- Episodio 6: Bisbigli – 04 – Sbattimenti
STAGIONE 1
STAGIONE 2
«Franca…» inizio non sapendo che tonalità di voce adoperare per non sembrare scortese: «Non pensi di stare esagerando?»
«Lassafare… per una volta che sono me stessa con un estraneo, lascia decidere me cosa mostrare, no? Tu che dici Nicoletta?» Afferra il braccio della cameriera col gilè nero, che al secondo spritz si è sentita chiedere i dati anagrafici e la sua condizione relazionale.
«Non posso sapere come affronta lei i problemi, a me piace mantenere un certo controllo, ma con tre Campari non credo che neanche il suo amico riuscirebbe a parlare senza biascicare. Non so, io eviterei.» la cameriera doveva avere sul groppone un bel po’ di ubriacature moleste tra i suoi clienti e non appariva particolarmente sorpresa o a disagio.
«Mi sembri mia sorella! Io mi controllo da una vita. DA UNA VITA! Stanotte voglio dormire su di un prato. Mi hai sentito uomo tabellone?» finisce la frase ridendo, ma era una risata molle.
Nicoletta mi fissa seria, guarda il bicchiere appena lasciato sul tavolo e mi fa capire con gli occhi che sarebbe meglio intervenire per evitare che la mia psicologa perda totalmente il senso della realtà.
«Ti dispiace se lo assaggio? È una vita che non provo lo spritz per veri duri.» le chiedo allungando la mano verso il calice rosso.
«Sìiiih! Così poi è come se ci baciassimo indirettamente…» con la bocca imita il rumore di un bacio.
«Mi stavi dicendo di tuo padre, doveva essere un tipo simpatico.» le chiedo sollevando il suo bicchiere e portandomelo alle labbra.
«Ho solo ricordi di bambina, quindi sono tutti falsati dall’aura con cui avvolgevo le cose belle… era un eroe, faceva sempre ridere tutti. Aveva una risata poderosa e contagiosa e le sue battute erano brillanti… EHI! Ma te lo stai bevendo tutto?» afferra l’aperitivo strappandomelo dalle mani e prendendone possesso.
«Cazzo. È parecchio più forte del mio. Nicoletta ha ragione, un paio di questi ti stroncano» il sapore amaro e la gradazione alcolica elevata mi trasmettono un senso di calore allo stomaco, non mi ha dato il tempo di berne abbastanza da svuotare il calice.
«Sono super abituata. Ne reggo tranquillamente almeno otto o anche cinque!» alcune parole suonano con una strana consistenza pastosa e ha aumentato di molto il suo gesticolare.
«Direi che con cinque Campari finiresti direttamente in ospedale, lasciamelo dire.» cerco di farmi venire una nuova idea per impedire alla mia poco ragionevole psicologa di bere ancora.
Nicoletta viene a ritirare i due bicchieri vuoti e qualche ciotola di salatini.
«Come andiamo? Vi porto altre patatine?» chiede urtando accidentalmente il calice di Franca con il gomito.
Il bicchiere dondola e cadendo si appoggia alla ciotola delle olive denocciolate, rovesciando buona parte dell’apritivo al suo interno e colorando il fondo di un bel rosa pastello.
Franca riesce ad afferrare il bicchiere prima che rotoli via versando il resto sul tavolo.
«Scusatemi, oggi non è giornata» la cameriera solleva la ciotola con le olive, asciuga gli schizzi sul tavolo e allunga la mano per portare via il bicchiere. Franca beve tutto il contenuto d’un fiato, compresi un paio di cubetti di ghiaccio, prende possesso della fettina d’arancia e mentre frantuma con i denti i due iceberg, guarda con sospetto prima me e poi Nicoletta.
«Avete trovato un accordo per non farmi ubiracare vvoi due, vero?» dice ruotando con fare accusatorio la fettina arancione d’agrume.
«Abbiamo fallito» le rispondo mentre mi riparo dagli schizzi che la fettina elargisce ad ogni rotazione. Nicoletta mi sorride divertita e si allontana.
«Non sono ubbiraca! Sono solo allegrotta. Dove mi porti ora?» chiede allungandosi sul tavolo e poggiando sopra il braccio la testa con fare seducente.
«Io direi a casa… prima di fare altro danno. Dove abiti?»
«Dall’altra parte del mondo! La mia isola è tutta fatta di ossidiana, se ci cammini a piedi nudi muori dissangui… dissanguriato!» usa la voce di una narratrice di audio libri sotto allucinogeni.
«Non voglio tornare a casa… non ho neanche un gatto che mi aspetta e mia shorella mi farebbe una paternale infii-nii-ta, col cazzone del marito che scuote la sua enorme testa dissapporovando ogni mia parola…» prova ad alzarsi in piedi con disinvoltura, ma finisce per appoggiarsi con la schiena sulla colonna accanto al tavolo, inizia a ridere e anche a piangere… non si capisce benissimo.
«Paghi tu?» chiede sghignazzando.
Camminiamo tra le case del centro di Padova immerse nel tiepido colore di un tramonto annuvolato per un tempo non misurabile fatto di silenzi e tensioni sul braccio tenuto da mani affette da vertigini al Campari.
«Posso stare da te? Solo per questa notte… cioè solo per il tempo che serve a farmi passare la testa girevole.»
Me lo chiede imbarazzata e impacciata, non mi guarda, ma sento che stringe il braccio desiderando una risposta affermativa.
«E tutta la professionalità e il distacco tra paziente e dottore?» faccio io serio.
«Mi sa che me li sono giocati al secondo spritz.» un’altra stretta poderosa.
«Abito qui, al ventuno» le indico il portone di casa in alluminio anodizzato dorato e vetro armato.
«Che santo è Prosdocimo? Cioè, da dove viene?»
«Non ne ho la più pallida idea. Sono siciliano, per noi esistono solo sante e ogni tanto compare un san Giuseppe, che s’invoca per la protezione degli artigiani, ma preferiamo rivolgerci alle donne» attraversiamo la strada, lei è attaccata al braccio.
«Mi porterai nel tuo letto?» strascica le parole, ma sembra quasi far finta.
«No. Ti faccio dormire sul terrazzo… certo che puoi dormire nel mio letto, dammi il tempo di cambiare le lenzuola.» apro il portone e la accompagno davanti ai gradini: «Ce la fai a fare un paio di piani?»
«Certo, ormai ho smaltito ogni goccia di Campari» afferra il corrimano, ma mette solo la punta del piede sul gradino, scivola sbilanciandola in avanti.
«Ti tengo, ti tengo.» la mia mano destra le afferra prontamente il costato sorreggendola, avverto la morbidezza del seno, la rigidità del ferretto all’interno della coppa e una fragranza leggera e piacevole: Light Blue di D&G.
«Parti subito in quarta, eh?» dice ridendo.
«Preferivi una testata sul gradino?»
«No, è che nessuno mi tocca mai le tette. Dicono che sono troppo… rigida o frigida, non ricordo» un’altra risata.
Serie: Amori diafani
- Episodio 1: Xenu – Il pilota di Douglas DC-8 – Atto IV
- Episodio 2: Xenu – Il mastro catenaio – Finale
- Episodio 3: Bisbigli – 01 – La psicoteracosalà
- Episodio 4: Bisbigli -02- Compromissioni
- Episodio 5: Bisbigli – 03 – Turbamenti
- Episodio 6: Bisbigli – 04 – Sbattimenti
Ciao Emiliano, descrivi molto bene una certa realtà veneta. Non saprei da che parte iniziare a commentare, perché i ricordi legati a quella piazza sono veramente troppi… Sei un esperto di reggiseni?