Bloccati

Serie: Sei proiettili d'argento

I due, dopo esser sopravvissuti a quella brutta avventura, decisero che rifugiarsi in quella catapecchia, nonostante tutto, fosse l’unica strada da prendere se volevano salvare la pelle. Il tempo era peggiorato a gran velocità, come solo in montagna può accadere, e Tiberio era ben consapevole che la missione doveva essere messa in pausa perché tentare di fare gli eroi non avrebbe condotto da nessuna parte. Una volta all’interno l’ex soldato decise lasciare il suo amico seduto con le spalle appoggiate al muro, il volto pallido trasmetteva una sensazione di fragilità che mise a disagio l’altro costringendolo a distogliere lo sguardo, come si fa con una bestia moribonda.

“Torno tra poco, tu sta buono qui” sussurrò mentre cercava con lo sguardo una sedia da appoggiare alla porta in modo che non potesse essere aperta dall’esterno. Sul tavolo mezzo mangiato dai tarli una candela consumata a metà troneggiava come un re senza corona, Tiberio l’afferrò e frugo nella tasca destra dei pantaloni in cerca dei fiammiferi. La fiamma impiegò qualche secondo per emanare una buona dose di luce che consentisse di muoversi senza difficoltà, a quel punto l’uomo fu libero di esplorare il rifugio.

Le pareti erano di legno nudo, nemmeno ricoperto di carta da parati o altro, il gusto rustico sembrava più un’esigenza che un vezzo artistico, del resto in zone simili si badava al concreto senza troppi fronzoli perché non ci si poteva permettere più del necessario. Doveva essere trascorso molto dall’ultima visita umana da quelle parti, alcune assi del soffitto parevano sul punto di venire giù anche solo spinte dalla forza di gravità, nella sua testa l’ex soldato pregò di non dover rimanere troppo lì, qualcosa nell’atmosfera gli metteva i brividi, forse il dettaglio più fastidioso era la totale assenza di suoni, la neve non aiutava in questo senso. Nell’altra stanza una stretta rampa di scale conduceva al piano superiore mentre, dall’altro lato, un’altra si inoltrava nell’oscurità che portava dritto verso quella che, forse, era una cantina; sbirciando meglio Tiberio riuscì a vedere una porta socchiusa che si muoveva pigramente mossa da una corrente gelida. Un brivido percorse la schiena dell’uomo nonostante, fino a quel momento, non ci fosse stato nulla che potesse in qualche modo far pensare al peggio nella sua mente l’immagine dei cadaveri suo e del suo amico. Era qualcosa che non gli capitava dal primo giorno di guerra vera, dopo mesi passati in tranquillità a far finta d’addestrarsi; prima di prendere davvero un fucile tra le mani e sparare per uccidere ogni militare vive in uno stato di falsità autoindotta che lo conduce a pensare che non ucciderà davvero. Appena il cervello del tuo compagno si disintegra a pochi metri da te questo pensiero si dissolve nell’aria come uno sbuffo di vapore lasciando spazio allo sconforto e alla sensazione di essere sopravvissuto.

“Che cazzo fai, rimani qui impalato ad aspettare la morte o l’affronti?” si chiese ad alta voce l’ex ufficiale dell’esercito per farsi coraggio, cosa non semplice in una simile situazione. I suoi occhi caddero sulla pistola mezza arrugginita che non prometteva benissimo, nonostante avesse compiuto il proprio mestiere pochi minuti prima. Tirò fuori tutta la forza che aveva per scacciare tutti i pensieri negativi che oscuravano la sua visione razionale delle cose: doveva farlo per il suo amico, se voleva avere una speranza di portarlo a casa sano e salvo.

Scese quei gradini come se dovessero condurlo al patibolo, pesando ogni singolo passo mentre le orecchie coglievano ogni minimo scricchiolio delle assi. Quando finalmente le calzature toccarono un suolo più duro e stabile Tiberio colse l’occasione per trarre un profondo respiro prima di proseguire. Di fronte a lui una porta di metallo sbarrava il cammino, si trattava di un elemento del tutto fuori luogo per un rifugio di montagna: qualcosa non quadrava. Perché costruire una porta così massiccia?

“Aiuto! Aiuto!” urlò Marco da sopra.

Con il cuore in gola l’ex ufficiale salì a grandi passi le scale, col rischio di inciampare sull’ultimo gradino, la pistola ben salda nella mano destra, il sudore che colava dalla fronte imperlandola. Imboccò l’ingresso per l’altra stanza con l’arma spianata, pronto a far fuoco su qualche non morto intrufolatosi in casa ma, con sommo stupore, i suoi occhi non trovarono alcuna minaccia lì intorno.

“Marco, cosa hai visto? Hai sentito qualcosa?”

“Stanno arrivando e ci uccideranno” sussurrò l’altro con lo sguardo perso nel vuoto. Tiberio toccò la fronte dell’altro e scoprì che la temperatura si stava alzando a gran velocità. L’unico modo per tenerla al di sotto della soglia di sicurezza era abbassarla facendolo sudare il più possibile. Fu così che l’uomo si sfilò il giaccone pesante e lo mise addosso al suo amico, come una coperta.

“Torno subito eh, non fuggire” disse mentre si dirigeva di nuovo verso la cantina.

Quella maledetta porta non voleva saperne di aprirsi, nonostante avesse sbloccato i tre chiavistelli, la maniglia non voleva saperne di girarsi del tutto, la serratura pareva bloccata da qualcosa che le impediva di funzionare. Difficile dire cosa. Nemmeno un piede di porco avrebbe potuto sbloccare la situazione, quella dannata lastra di metallo era troppo pesante per pensare di forzarla in qualche modo, forse solo una carica d’esplosivo avrebbe potuto sortire un qualsiasi effetto positivo. Tiberio decise di abbandonare momentaneamente la risoluzione di quell’enigma, prima era meglio terminare il giro turistico della casa, il piano di sopra avrebbe potuto riservare delle inattese sorprese. Dopo essere riemerso dalle profondità della Terra non perse tempo e si diresse subito verso la rampa che conduceva alla parte più alta del rifugio, una strana corrente gelida, quasi impercettibile, pareva indicare con tutte le forze che qualcosa di strano lo attendeva, sulla sommità della rampa scricchiolante. Si ripeté la stessa scena vista poco prima, ogni gradino era salito con la massima calma e tranquillità, in cerca di qualsiasi segnale che potesse metterlo in allerta su una possibile presenza di minacce. Stavolta non c’era nessuna porta di metallo ad attenderlo alla fine di quella ripida salita, stavolta il destino lo attendeva, pronto ad un faccia a faccia.

Serie: Sei proiettili d'argento
  • Episodio 1: Lungo il cammino
  • Episodio 2: Neve e sangue
  • Episodio 3: Fetore Mortale
  • Episodio 4: Bloccati
  • Episodio 5: Le carte in tavola
  • Episodio 6: La temperatura sale
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