Caffè in cialde (Attimi – 2)

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Attimi - capitolo 2 Samuele torna a casa dopo aver passato la serata dai nonni. L'avvertimento di nonna riguardo allo stato di salute mentale di sua madre lo fa pensare...

Fuori soffiava un vento gelido. A Samuele non andava di farsi tutto il vialetto con il collo scoperto; si era già beccato un mal di gola. Si riparò sotto alla pensilina che copriva il portoncino d’entrata e avvolse la sciarpa di lana attorno al collo. Coprendosi la bocca e il naso con un lembo della sciarpa, corse alla macchina.

Chiuse la portiera e girò per metà la chiave nel quadro. Indugiò prima di dare il secondo giro, e quando il cruscotto gli disse che le candele erano calde, avviò il motore, che partì controvoglia. Samuele gli concesse il tempo necessario perché smettesse di brontolare e dare quei colpi che d’inverno facevano sembrare la sua Panda un piccolo trattore. Partì.

*

A casa era solo, quella sera. Sua madre gli aveva lasciato del pollo per cena; Samuele lo scaldò nel microonde. Finiti il petto e la coscia, aveva ancora fame. Nel frigorifero c’era solo dell’insalata. Nella dispensa pane vecchio e tonno in scatola. Il tonno gli dava il voltastomaco, quindi gli passò la fame. Andò a letto senza sistemare il tavolo.

Mentre leggeva un racconto di Poe, il telefono squillò. Seppe dal display che era sua nonna, e Samuele fu sicuro che stesse chiamando per informarlo di qualche cosa che stavano trasmettendo in TV. In casa la TV non l’avevano, e non gli andava di spiegarlo alla nonna. Non gli andava di spiegarlo a nessuno.

Il giorno seguente si svegliò di buon ora.

“Buongiorno, tesoro” lo salutò sua mamma. Sedeva al tavolo della cucina in pigiama, i piedi tenuti al caldo nelle pantofole a tema natalizio. Una renna dal naso rosso sembrava guardarlo da laggiù.

“Ciao mamma.”

“Ho preso le brioches.”

Samuele non aveva fame, ma sapeva che quando dormiva da sua madre, lei andava apposta al forno per prendergli la colazione. Era sul punto di dirle era meglio se prendevi un paio di bistecche e dell’insalata. Quella in frigorifero è andata a male.

“Grazie. Ne prendo una al cioccolato.”

“Tesoro, ne avevano solo vuote” disse sua mamma, dispiaciuta.

“Va bene lo stesso. Vuoi del caffè?”

“Sì, grazie.”

Samuele aprì la caffettiera e cercò il barattolo del caffè.

“Ho preso le capsule, usa quelle. Sono della Nespresso, originali.”

“Mamma, andavano bene le solite che prendi.”

“Mi dispiaceva.”

“Grazie, mamma.”

Si sedette a fianco di sua madre e le porse la tazza. Bevvero il caffè in silenzio.

“Allora, come va con l’università?”

“Bene” mentì Samuele. Come sperava, non vi furono altre domande sull’argomento.

“Che dice il Papà?”

“Nulla” rispose lui alzando le spalle. Guardava fuori dalla finestra, dove un pettirosso zampettava sulla gettata di cemento, in cerca di briciole. Pensò che era buffo, nella sua forma. Sembrava un piccolo ovetto colorato, al quale qualcuno aveva pensato di mettere un becco e due zampine scheletriche. Sembrava che stesse incassando la testolina, come quando d’inverno ci si stringe nelle spalle per ripararsi dal vento.

“Dove siete andati, sabato?”

“Allo Scoglio.”

“E cosa avete mangiato?”

Ostriche e gamberi crudi; spaghetti all’astice; Branzino al cartoccio; tiramisù. Il tutto accompagnato da una bottiglia di Tocai.

“Pesce” rispose Samuele. Guardava sempre fuori dalla finestra, ma il pettirosso era volato via. Quando tornò con lo sguardo alla brioches che aveva lasciato a metà, si accorse che sul volto di sua madre stava scendendo una lacrima.

“Oh, mamma…” disse alzandosi, e l’abbracciò.

“Mi dispiace così tanto” bisbigliò lei in un singhiozzo. Lui la strinse più forte e avvicinò la testa alla sua.

“Quando capirai che per me non ha importanza?” disse. “Starei con te anche se vivessi in una tenda” la rassicurò.

“Ci manca poco” rispose. Samuele non le disse che non era vero. Una lacrima scivolò lungo il naso di lei, percorse la guancia fino al mento e cadde sulla mano di Samuele. Il lavandino era colmo di piatti; lui si sentì in colpa per il gesto della sera prima.

“Lavo io i piatti” disse. Le baciò i capelli e iniziò a sistemare quel macello. Dalla catasta di porcellana sbucò uno sciame di moscerini, che gli finirono nel naso e in bocca.

Sua madre, che aveva smesso di piangere, non vide nulla di tutto ciò.

“Oggi vai da qualche parte?” chiese.

Samuele pensava di fare un giro al lago. In camera aveva una mappa dove erano riportati tutti i comuni lungo la costa. A fianco del nome di ogni paese, un quadratino che barrava quando lo aveva visitato.

“Viene Marco, dopo?” chiese Samuele.

“Non credo. Perché?”

“Nulla, chiedevo. Comunque non vado da nessuna parte.”

“Vai a fare un giro, Samuele. Ti fa bene… sei sempre in casa.”

Samuele indugiò, fissandosi le mani insaponate. “Volevo andare al lago. Ti va di venire?

“Tesoro… sono stanca. Però voglio che tu ci vada.”

Samuele indugiò ancora un po’, pensando.

“Va bene, ma non credo che starò via molto.”

Sua madre si alzò e gli portò la tazza di caffè. “Grazie ancora, Samuele” disse.

“Non c’è di che” rispose lui.

La donna raccolse un asciugamano posto ad asciugare sulla balaustra delle scale. “Vado a farmi il bagno” disse.

“Va bene.”

“Mamma” chiamò Samuele. Lei si voltò.

“Dimmi, tesoro.”

“Ti voglio bene.”

“Te ne voglio anch’io” disse.

Mentre la guardava andarsene con l’asciugamano sotto braccio, pensò che avrebbe potuto chiamare Marco. Vieni a fare un giro qui a casa avrebbe potuto dirgli. E lui avrebbe capito.

Non lo chiamò. Partì per il suo pomeriggio al lago.

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


Avete messo Mi Piace9 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Una cosa che mi ha colpito è che entrambi i primi due capitoli terminano con “Ti voglio bene”, come se il protagonista stesse dicendo addio alle varie persone della sua vita.
    Di certo, c’è dell’altro dietro questa apparente normalità. Proseguo. 👌

  2. Bravo Nicola, scrivi bene. Da notare il passaggio del menù e quel “Samuele non le disse che non era vero” .

  3. ““Ho preso le capsule, usa quelle. Sono della Nespresso, originali.””
    C’è qualcosa in questi racconti, nei dialoghi, che sembrano messi lì in superficie per poi portarti giù nel profondo, molto nel profondo. Prendi questa frase, apparentemente innocua, però secondo me, sotto sotto, vuole dire tantissime cose, tipo, ad esempio, una condizione economica non facilissima, sbaglio?

    1. Hai proprio centrato il bersaglio 😉
      La madre di Samuele è costantemente preoccupata di offrirgli il “meglio”. Forse è anche, sotto sotto, in competizione con il padre (ed ex marito).

  4. Anche qui i dialoghi, nella loro semplicità, rivelano poco a poco, senza fretta, più di quanto possa suggerire l’apparenza. Soprattutto, credo, grazie al contrasto tra ciò che viene detto e ciò che invece viene pensato, riportato in corsivo.

  5. Mi è piaciuto molto anche questo secondo episodio, i dialoghi in particolare. Mi è rimasta una curiosità: cosa voleva sua nonna, quando l’ha chiamato al telefono? Aspetto il prossimo episodio 🙂

  6. “Una lacrima scivolò lungo il naso di lei, percorse la guancia fino al mento e cadde sulla mano di Samuele.”
    Toccante questa frase e tutto l’episodio. Complimenti Nicola!!
    P.S: scusa per il commento arrivato due giorni dopo!! ❤️

  7. Ciao Nicola, complimenti anche per questo episodio. Con immagini semplici di quotidianità sei riuscito a raccontare benissimo l’atmosfera che c’è in quella casa. I dialoghi e quello che Samuele tiene per sé completano il quadro.
    Davvero una bella lettura!

  8. Ho il dubbio se ha, o meno, risposto alla nonna però lo amo lo stesso perché legge Edgar Allan Poe. Sei cattivello con la mamma ma penso tu abbia le tue ragioni. Dialogo scritto bene, che ti fa esser lì ad ascoltare. Ottimo Nicola!!!

  9. Quante cose non dette e quante non fatte, tutto resta chiuso, nei pensieri e nel cuore di Samuele. Si avverte una profonda malinconia e l’amore che egli prova per la madre è incondizionato. Molto validi i dialoghi che sono ‘pesanti’, ‘trascinati’ a fatica, esattamente come lo è l’atmosfera in quella stanza. Bravo come sempre, Nicola.