Caldo Torrido

Serie: Il redentore


“Avete chiamato la ditta di disinfezione?” Chiese il vice questore Leone al giovane Zerilli, l’agente che lo accompagnava.

“Dovrebbero essere qui a momenti.”

“Non li voglio qui a momenti. Li voglio qui subito, porco cazzo!”

“Capo” tentò di ribattere il militare, “è l’ora di punta, è un vero macello attraversare la città.”

“E allora tu vai a prenderli con un maledetto elicottero del cazzo!”

L’agente cercò di rispondere gentilmente, ma il suo capo fu più veloce.

“Se entro dieci minuti quegli stronzi non sono qui a rendere l’aria respirabile giuro Zerilli che l’ultimo cesso pubblico di Calcutta ti sembrerà una reggia a confronto di dove ti spedisco per i prossimi tre anni.”

Il giovane Zerilli prese velocemente il cellulare e si allontanò per fare una telefonata.

“Qualcuno poi, mi porti un bicchiere di acqua ghiacciata o con questo cazzo di caldo finisce che accoppo qualcuno io.”

Il vice questore Leone non aveva tutti i torti. Erano quindici giorni che la fichetta delle previsioni meteo prometteva l’arrivo di una perturbazione in grado di ricacciare al mittente tutto quel caldo umido proveniente dai cari fratelli africani ma per tutte le due settimane, ogni giorno che Dio metteva in terra era più caldo e umido del precedente e Leone odiava il caldo: lo rendeva appiccicoso, sudaticcio e nervoso, molto molto nervoso tanto che una donna a dieta durante il ciclo era una piacevole brezza marina al confronto.

Il giorno della segnalazione da parte del vecchio del primo piano il termometro segnava 32 gradi alle sei e trenta del mattino e la stazione meteo che il vice teneva sulla finestra di cucina parlava di qualcosa come 95% di umidità: forse un paio di punti in meno dell’India durante i monsoni.

***

La squadra di disinfezione arrivò insieme all’acqua ghiacciata. Erano in tre e tutti vestiti con una sorta di uniforme verde ramarro tanto da assomigliare ad enormi lucertoloni.

“Qual’è il problema, ragazzi?” esordì il primo.

Il vice Leone fece una smorfia, infastidito da quella confidenza.

“Il fatto che abbia più dita in una mano che capelli in testa, avrebbe dovuto farti capire che ahimè, non sono più un ragazzo da un pezzo e per il problema, Sherlock, se tu avessi approfondito un pelo le tue accurate indagini ti saresti reso conto che questo profumino che campeggia nell’aria non è certo di cornetti appena sfornati.”

Fra i tre lucertoloni calò un silenzio imbarazzato.

“Dietro quella cazzo di porta” continuò il vice questore dopo un sorso di acqua gelata “c’era un corpo violaceo e gonfio come un canotto giallo, ridotto ad un ammasso di carne purulenta da questo caldo e da qualcosa come un milione di mosche e vermi. Quindi se volete farmi la cortesia di entrare lì dentro e fare in modo di lasciare un fresco profumo di lavanda della Provenza, ve ne sarei immensamente grato e mi eviterebbe anche la noia di formalizzarvi una qualche accusa di evasione del cazzo che con ogni probabilità vi lascerebbe sul lastrico in meno di un anno.”

Con i tre che si avviavano mesti verso l’appartamento senza dire una parola, Leone si accese una Pall Mall rossa: cercava di organizzare il lavoro per trovare alla svelta il figlio di un cane che aveva scelto quel periodo schifoso per ammazzare qualcuno.

***

Dopo tre ore di lavoro della squadra di disinfezione più una quarta per far agire un prodotto battericida e letale se respirato prima del dovuto, Leone e i suoi uomini visionarono di nuovo l’appartamento. Nell’aria non campeggiava certo il profumo di lavanda sperato, ma quantomeno quell’odore di carne putrida si era attenuato a livelli accettabili, almeno da non correre il rischio di andare a ficcare la testa dentro un cesso e vomitare l’anima ad ogni respiro.

Le stanze erano state passate in rassegna da ragazzi chiamati dalla capitale, gente abituata a rumare nella merda ancora calda delle budella di qualche povero figlio di puttana; gente con i coglioni, gli stessi che il vice non aveva mai avuto per quei panorami.

Non avevano trovato niente di interessante.

“Dimmi che sai già chi è l’assassino” chiese Leone al responsabile della squadra che trovò in cucina mentre si toglieva i guanti di lattice usati durante l’ispezione.

“Il maggiordomo” rispose piatto l’uomo muscoloso alto quasi due metri e con la faccia da impiegato delle poste in odore di pensione.

“Sono quasi dieci anni che ti conosco e mi dai sempre la stessa risposta del cazzo” ribatté il vice questore cercando di mantenere una calma che ora iniziava a vacillare.

“Potrei dire la stessa cosa della tua domanda”.

“Quindi?”

“Quindi niente, l’appartamento è pulito e in ordine, non ci sono segni di effrazione alla porta ne di colluttazione. Il bellimbusto che ha piantato due coltelli nella sua Giulietta è stato fatto entrare volontariamente e…”

“Ferma la guerra Shakespeare” lo interruppe bruscamente Leone, “chi te lo dice che il morto era una checca?”

Il responsabile della scientifica lo fissò per qualche secondo con un sopracciglio alzato dall’ingenuità della domanda.

“Le camicie nell’armadio sono appese per marca e per gradazione di colore, le scarpe di cuoio sono tutte lucidate a specchio e impilate a coppie, ci sono fiori freschi nei vasi, la tavoletta del cesso è abbassata e sullo specchio del bagno non c’è nemmeno lo schizzo di un po’ di acqua, senza contare che…”

“Ok, ok ho afferrato il concetto” disse Leone passandosi una mano sul volto pensieroso. L’altro richiuse con un rumore sordo la borsa di pelle nera con le lettere P. L. ricamate elegantemente in una piacevole gradazione di bianco avorio: stavano per Paolo Landucci.

Il vice questore si avvicinò all’unica finestra della cucina piazzata poco oltre il grande lavello in marmo scuro e appena sopra il piano di cottura di un acciaio immacolato: da quell’altezza la cappa di calore che soffocava la città era ancora più evidente con la sua foschia insalubre a rendere sfuocati i profili degli altri palazzi e praticamente invisibili le montagne in lontananza. Quella vista mise ancora più caldo al vice che tornò a guardare il Landucci.

“Vediamo di dare un senso a questa conversazione” gli chiese incrociando le braccia sulla pancia, “che altro mi sai dire? E guarda che non ti sto chiedendo la bibbia, mi accontento di qualche versetto”.

Landucci sospirò e provò a fare contento il vice questore.

Serie: Il redentore


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Raffaele, non so perchè questa tua serie mi era caduta nel dimenticatoio. Per fortuna me ne sono ricordato, altrimenti mi sare perso Leone.
    Bellissimo personaggio, divertente, il tipico sbirro che ti trovi ad amare, nonostante e grazie alle sue idee poco politically correct.
    Scritto bene e avvincente.
    Arriverò fino alla fine stavolta

    1. Grazie Alessandro del tempo che mi hai dedicato.
      Sì, effettivamente nel buon Leone di politically correct ha veramente poco.
      Grazia ancora, mi fa sempre piacere leggere i tuoi commenti.
      Alla prossima lettura…

  2. “Il fatto che abbia più dita in una mano che capelli in testa, avrebbe dovuto farti capire che ahimè, non sono più un ragazzo da un pezzo”
    Questo passaggio mi è piaciuto
    -Leone è un superfigo

  3. Davvero bravo Raffaele! Il personaggio Leone ce lo hai presentato proprio bene! Mi sembrava di esser li ( tra le uniformi color ramarro :D!) a vederlo muoversi in gabbia! Mamma mia povero chi gli sta attorno quando è nervoso! …Danza della pioggia? Non vedo l’ora di sapere come si svilupperanno le indagini. Congratssssssssssssss!!!

    1. Grazie Maria, grazie davvero… felice che Leone, a suo modo, ti piaccia.
      Mi auguro che anche gli altri episodi siano di tuo gradimento 😉
      Alla prossima lettura…

  4. È piaciuto anche a me l’elenco di cose che hanno fatto credere a Landucci che la vittima fosse gay, un po’ meno però, mi è piaciuto il taglio che hai dato alla fine dell’episodio, ma ci rivedremo alla prossima per rimediare, ehehehe

    1. Ivan, grazie ancora per il commento.
      Mi impegnerò di più per migliorare i finali.
      Grazie di nuovo.
      Alla prossima lettura…

    1. No no figurati… ne ho di strada da fare prima di poterti fare concorrenza…
      Grazie del tuo tempo Dario, spero che apprezzerai anche gli sviluppi futuri.
      Alla prossima lettura…

  5. Ho trovato questo episodio spassoso, soprattutto per il linguaggio da osteria di Leone e per lo stereotipo del poliziotto isterico e aggressivo che incarna. Esilarante la scena in cui si parla della disposizione delle camicie, della tavoletta abbassata, ecc…davvero divertente.

    1. Ciao Tiziano, grazie del commento e del tuo tempo…
      Spero continuerai a leggere anche i prossimi episodi.
      Alla prossima lettura…

  6. Ciao Raffaele. Povero Carlos! Almeno, potevi farlo morire con il freddo ;D Vero che, stagione a parte, solo carne rimane.
    Quello di Leone (pardon, il vice questore Leone) è un personaggio interessante, da quanto comprendo sarà il protagonista di questa serie. Anche Landucci è una figura che riesce a conquistare l’attenzione, non mi dispiacerebbe se la sua non fosse solo una comparsata. Per scoprirlo, non mi rimane che attendere il prossimo episodio.