Cane

Serie: Etimmé

Aran sentì il corpo tendersi come una corda, contratto da uno spasmo involontario. Cercò di recuperare quante più informazioni possibili attingendo alla memoria ed iniziò a muoversi piano nel tentativo di risvegliare i sensi ottenebrati.

Si era allontanato dalla zona controllata assieme ad alcuni commilitoni, alla ricerca di due pacifisti idioti. Una missione suicida: di norma nessuno si sarebbe preoccupato per quei pazzi, convinti di poter instaurare un dialogo con i “freddi”. Sfortuna aveva voluto che uno dei ragazzini fosse il figlio del sindaco dell’avamposto cui era stato assegnato. Scapolo, senza natali, era stato mandato al macello assieme ai compagni che condividevano la sua malasorte.

Sollevò lo sguardo al soffitto lucido, illuminato da lampade a led che irradiavano una luce immacolata. Dedusse di essere stato ricoverato in un ospedale. Si permise un sospiro di sollievo, felice di essere uscito vivo dall’imboscata. Non ricordava molto di quanto era accaduto dopo che la sua squadra aveva trovato i due diciottenni al suolo, succhiati al pari di una delle dosi di alimenti liofilizzati in dotazione all’esercito. Dalla boscaglia erano emersi i nemici e non aveva più avuto modo di pensare: si era attaccato alla mitraglietta dando fondo al caricatore.

Il volto di un medico, coperto in parte da una mascherina sterile, parve affacciarsi dall’alto ed Aran tentò di mettere a fuoco l’immagine. Si sentiva debole come un neonato, incapace di sollevare le braccia. Gli occhi azzurri che lo osservavano si strinsero impercettibilmente, in un’espressione che gli diede i brividi: erano divertiti.

«Bene, cane, finalmente ti sei svegliato» l’uomo si concesse alcuni secondi per essere certo di avere la sua attenzione. «Se tieni alla lingua, fai come dico. Non parlare. Annuisci soltanto.»

Seppure confuso, Aran obbedì.

Il colore e la forma degli occhi dello sconosciuto lasciavano intendere che era umano. Quelli dei “freddi” erano scuri, neri, contornati da un alone grigio che li incupiva maggiormente.

«Sei un buon esemplare ho deciso di puntare su di te. Di tanto in tanto scommetto con un vecchio amico sulla vita di uno dei randagi raccolti fuori dalle mura: sei fortunato, era da parecchio tempo che non trovavo nessuno in grado di soddisfare pienamente i miei parametri di scelta.

Sai dove ti trovi?»

Aran ricordò il monito di poco prima. Scosse il capo in un cenno negativo.

Il medico rise apertamente. «Vedi, ho scelto bene: sei un buon cane.»

Siamo a Augustea. Ti hanno portato qui per farti aggiustare, non sprecano mai sangue buono. Il tuo è risultato particolarmente nutriente.»

Augustea, la capitale ipertecnologica dei “freddi”, custodiva al suo interno l’antica e gloriosa città di Roma.

«Non abbiamo molto tempo a disposizione, quindi ascoltami bene. Il catetere arterioso che la mia equipe ha posizionato nella parte destra del tuo petto funziona a meraviglia, l’unica accortezza che devi utilizzare è quella di non stapparlo a sproposito. Lascialo fare al “freddo” che ti acquisterà, avrà cura di non rovinare l’impianto se non desidera perdere una buona mucca da latte.»

Ora che gli era stato fatto notare, sentiva una strana sensazione provenire dalla clavicola destra. Cercò di dare uno sguardo e osservò trasognato il tubicino di plastica trasparente che usciva dal suo corpo.

«Ho falsato i registri, ti ho inserito nella lista dei cani domestici senza padrone. Quando un “freddo” crepa di morte naturale senza lasciare eredi, il suo bestiame passa alla comunità per essere riassegnato. Ricorda. I cani di allevamento non sanno parlare, di norma sarei tenuto a tagliare la lingua a un randagio.

Cani come me, e altri che avrai il dispiacere di conoscere, sono stati educati e istruiti per assolvere mansioni specifiche. Tu, sei destinato alla catena alimentare pregiata e non a quella da macello. Ti mungeranno, ma offriranno quanto necessario per tenerti in vita fino alla vecchiaia.»

Aran tornò a fissare il dottore, esprimendo con lo sguardo una muta domanda.

«Domani mattina Rocco verrà a prelevarti, ti terrà con sé fino a quando l’impianto non si sarà cicatrizzato per bene. I cani domestici vengono operati a quindici anni, tu sei un po’ vecchiotto per sembrare uno di loro. Grazie alla tecnologia a nostra disposizione la ferita guarirà completamente entro un mese senza destare sospetti.

Gli ho chiesto di trovare un compratore adatto, con un po’ di fortuna un “freddo” di Campagna.»

L’uomo si chinò su di lui iniettandogli un liquido verdastro. «Dormirai fino ad allora, il tonico che ti ho somministrato ti permetterà di riacquistare le forze.»

Pochi secondi, poi Aran sprofondò nuovamente nel sonno.

Al seguito di Rocco conobbe la paura. Apprese i ritmi che regolavano quel mondo ostile, li studiò con attenzione nell’attesa del momento opportuno. La fuga era l’unico pensiero che gli impediva di strapparsi di dosso la cannula, concedendosi una morte rapida per dissanguamento. Il cinismo con cui era stato apostrofato non appena sveglio non l’aveva forviato, non intendeva sprecare l’opportunità che gli era stata offerta.

Tenne la bocca ben chiusa anche con il mercante, ben sapendo che era stato informato sulla sua identità. Non intendeva correre rischi inutili attirando su di sé attenzioni indesiderate. Era giunto alla conclusione che l’uomo, un cane come lui, fosse il fantomatico amico con cui il medico amava scommettere. Metteva alla prova la sua determinazione in ogni istante: gli occhi aguzzi come spilli, celati dalle sopracciglia cespugliose, non lo lasciavano nemmeno per il tempo di un respiro. Aran sentiva il suo sguardo puntato al collo, simile al mirino di una pistola laser: nel punto preciso in cui gli era stato innestato il chip. Un solo errore e si sarebbe ritrovato a fare “festa”.

Molti dei “freddi” che vivevano nei territori chiamati Campagna erano soliti raggiungere la Capitale per banchettare con gli amici e Rocco non mancava occasione per offrire i propri servigi a Nicolo Todi, possidente di sei contee oltre confine. Da buon taccagno il mercante non si lasciava sfuggire la possibilità di raggranellare qualche moneta utilizzando la “merce” invenduta e Todi lo aveva preso in simpatia: lasciava a lui il compito di “ripulire” al termine di un evento particolarmente suntuoso.

Aran aveva provato repulsione per Nicolo al primo sguardo. Il suo aspetto impeccabile nascondeva un’indole crudele, sadica.

La prima volta che il mercante lo aveva portato con sé, Aran aveva osservato con malcelata curiosità gli invitati. I “freddi” che si erano presentati nel padiglione di cristallo locato dal notabile erano abbigliati alla moda del millennio passato. Da lontano, gli era parso di osservare un dipinto del diciottesimo secolo. Le donne di carnagione chiara, diafana, scivolavano sul pavimento di marmo leggere come nuvole. Gonne gonfie sostenute dalla crinolina, elaborati corpetti tesi al massimo per evidenziare le forme generose, capelli sbiancati dal talco fissati in acconciature alte da cui sfuggiva qualche ricciolo ribelle posizionato ad arte. Gli uomini elegantissimi vestivano calzoni stretti, panciotto e redingote. Ogni particolare era curato all’eccesso, studiato per essere ammirato nella sua immacolatezza.

Una maledettissima festa gotica.

Si era chiesto, non senza un certo sarcasmo, se la pazzia li avesse colti al punto da credersi vampiri. Conosceva quella figura mitologica grazie alle favole che aveva sentito narrare da bambino: esseri raccapriccianti dai canini aguzzi, immortali, in grado di trasformarsi in pipistrelli. Certo, i “freddi” si nutrivano di sangue, ma per farlo suggevano da una cannuccia. Erano mortali, sebbene dotati di una forza fisica straordinaria.

Aran aveva atteso seduto accanto a Rocco e a un paio di cani d’allevamento senza muovere muscolo. Coloro che avevano partecipato al baccanale lasciarono la sala del banchetto all’alba. Dopo un primo sguardo aveva tenuto la testa bassa, evitando ogni contatto visivo. Quando aveva assistito all’arrivo degli ospiti non aveva notato che fra loro c’erano dei bambini. All’aprirsi della porta i suoi occhi erano scivolati su una bimbetta di non più di dodici anni dal colorito rosato. Il vestito, una piccola copia di quello della madre, era in parte strappato e sgualcito: insanguinato. Le due si tenevano tranquillamente per mano, le labbra sorridenti di entrambe erano macchiate di vermiglio.

Quell’istantanea, ancor più dello scempio che dovette “ripulire” all’interno della sala, ebbe il potere di torcergli lo stomaco: l’oscenità di quella supposta normalità gli rivoltò le viscere. Quando Nicolo gli era passato accanto aveva temuto che qualche muscolo del volto avesse tradito il suo stato d’animo: il “freddo” gli aveva riservato uno sguardo sarcastico. Lo stesso che aveva illuminato i suoi occhi quando aveva pensato a una festa in maschera a tema.

Aran imparò a soffocare la rabbia, rinchiuderla in uno scrigno sepolto nel fondo della sua anima. L’alimentò con pazienza, in attesa del momento propizio per mordere la mano del padrone che lo reclamò non appena la cicatrizzazione al petto lo rese adatto alla vendita.

Prima di congedarlo Rocco gli assestò una pacca sulla spalla, felicissimo per l’affare appena concluso. Il suo sangue gli aveva reso un bel gruzzolo.

«Suvvia, non poteva toccarti sorte migliore. I vetturini ti condurranno in Campagna: aria buona, buon cibo, un luogo accogliente. Vali un tesoro, il Nobile Todi avrà cura di te.»

Aran gli rivolse uno sguardo astioso, ricevendone in cambio uno beffardo.

«Attento a quello che fai, cane.»

Serie: Etimmé
  • Episodio 1: Cane
  • Episodio 2: Nicolo
  • Episodio 3: Effimera
  • Episodio 4: Eve
  • Episodio 5: Rondini
  • Episodio 6: Vampiro
  • Episodio 7: Giuda
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Horror

    Responses

    1. Per fortuna che Micol è come King, c’è sempre qualche suo lavoro che non si è ancora letto e che t stupisce 🙂
      Ho iniziato questa serie come metadone per Oltre il buio e mi è piaciuta molto, in un mondo distopico che richiama quello di “Io sono leggenda”, romanzo che io amo alla follia, ma rimane comunque molto originale e interessante da scoprire. Non vedo l’ora di proseguire.

      1. Ciao Alessandro. Magari!!! Di King vorrei avere soprattutto il conto in banca 😀 😀 😀
        Scherzo (non troppo). Sono felice che anche questa serie ti stia piacendo, ce l’avevo in testa dal laboratorio con l’asteroide. Ero curiosa di conoscere il mondo che il Professor Corsini si augurava di non vedere.

    2. Ciao Micol, con le tue precise descrizioni riesci sempre a ben introdurre le scene e tutto ciò che accade, e il tuo tocco semplice ma mai banale avvolge sempre il tutto rendendo caratteristico ciò che scrivi, e la tua visione di simil-vampiri e simil – licantropi ha comunque qualcosa di caratteristico grazie proprio alla tua impronta. In fondo non sono vampiri o licantropi, sento che in loro c’è qualcosa di diverso. Ottimi i dettagli circa il ricovero di Aron in grado di mettere in luce ogni emozione e sensazione, come apprezzabili sono anche quelli legati al ricevimento: inquietante la scena con madre e figlia. Francamente, se le descrizioni suscitano in me sensazioni positive in grado di farmi immergere nelle emozioni delle parti in causa e non sono descrizioni inutili, non mi appesantiscono affatto la lettura, ma va da sé che questi sono solo discorsi soggettivi legati al proprio gusto😉, comunque si prospetta una serie “al sangue” se mi passi la battuta🤣! Ci vediamo al prossimo episodio😁!

      1. Ciao Tonino. Il sangue sarà il filo conduttore della serie, anche se in maniera meno violenta di quanto l’episodio faccia pensare. Almeno, all’apparenza. La battaglia di Aron sarà intima, sofferta, e porterà conseguenze a lui per primo. Sono felice di averti fatto “vivere” l’episodio in tutti i dettagli e che la scena “madre/figlia” abbia destato in te quelle sensazioni: ho raggiunto il mio scopo e quando accade non posso che esserne felicissima 😀

    3. La storia di Aran m’incuriosisce parecchio. Come al solito quando leggo quello che scrivi rimango sempre molto invogliato nel proseguire la lettura.
      Questa volta noto che l’inizio dell’avventura possiede un’andatura abbastanza tranquilla rispetto ad altre storie che ho letto in passato dove partivi con la quinta: una scelta stilistica inusuale soprattutto da parte tua. Complimenti! Sei un’ottima penna.

      1. Ciao Raffaele. Sì, questa è una storia diversa che non lascia molto spazio all’agire. Direi, piuttosto, che mette a nudo un’anima imperfetta, in guerra con se stessa. Ti ringrazio per i complimenti, sono felice di aver suscitato il tuo interesse anche in questa serie.

    4. Ciao Micol. Mi appresto a questa serie con curiosità. Voglio essere sincero, questo primo episodio è scritto bene, ma le troppe spiegazioni lo appesantiscono un po’ .
      L’argomento che hai deciso di trattare non è certo nuovo: libri, anime, film, facile scadere nel già detto. Voglio proprio scoprire cosa hai in serbo.
      Mi aspetto sorprese. Scusa se sono stato un po’ brusco; l’ho fatto perché ti considero una brava scrittrice, e so che non mi deluderai.😊

      1. Ciao Dario, nessun problema. Qui entra in gioco il gusto personale del lettore ed è vero che in questa serie non sarà l’azione a farla da padrona. In realtà è la storia di un uomo imperfetto e del suo “abbruttimento”, probabilmente quella che non vorremmo leggere proprio perché conduce nelle sue viscere contaminate dalla vendetta. Non desidero fare spoiler, fra qualche episodio capirai cosa intendo 😉