Cazzo, è uno di loro
Serie: Parole di Dio, voci di uomini
- Episodio 1: La vedova
- Episodio 2: Il pastorello scemo
- Episodio 3: Yochanam contro Legione
- Episodio 4: Tana per Zaccheo
- Episodio 5: Giovane leone
- Episodio 6: Mia sorella Maryam e profumo di nardo
- Episodio 7: Mia sorella Marta e profumo di nardo
- Episodio 8: L’urlo di Lazzaro
- Episodio 9: l’addio di Alessandro e Rufo
- Episodio 10: Cazzo, è uno di loro
STAGIONE 1
Perché cazzo stava venendo qui?
Doveva essere impazzito. Guardavo come era diventato. Uno schifo. E pensare che era un tale splendore presso il vecchio. Ora era un ammasso di fetore come tutti gli altri. Dio, come si era ridotto! Aveva passato anni in quel buco di culo di Nazareth a non fare niente e, da un giorno all’altro, aveva mollato tutto iniziando ad andarsene in giro. Da chiunque avrei pensato che potesse recarsi, tranne che da quel pezzente di suo cugino, buono ad attirare solo la feccia di questa gente. Più che “il Battista”, dovrebbero chiamarlo “la Fogna”.
All’inizio mi faceva incazzare quel suo battesimo al Giordano, perché le anime di quelli che uscivano da quelle acque mutavano: il loro cuore era come se fosse meno poroso, meno ruvido, più resistente alla mia presa, più rognoso a lasciarsi tentare dalle mie lusinghe. Anche se dopo un po’ di insistenza me li riprendevo tutti, restava comunque una seccatura.
E ora lui era venuto qui. Si era messo in coda come tutti gli altri per questo stramaledetto perdono dei peccati. Proprio lui, che di peccati non ne aveva mai fatti. Ben protetto dal suo vecchio, perfino ora che era uomo come tutti questi pezzenti. Loro, nessuno li protegge dalle mie offerte, se non qualche stupida legge e delle vecchie storie. Loro, nessuno li aiuta quando mi avvicino e sussurro le mie tentazioni. Lui, invece, è sempre stato ben custodito dal paparino. Non mi è mai stato permesso nemmeno di avvicinarmi. Non c’è posto sulla terra in cui io non possa arrivare, o porta che io non possa varcare, tranne quel rudere in cui lui ha vissuto con quel taglialegna e con la donna di cui mi è stata perfino tolta la capacità di pronunciarne il nome. Il vecchio gli ha costruito tutt’attorno un muro per me invalicabile.
E poi si è unito a questa gente che, a differenza sua, non ha mai avuto quella protezione, e si è messo in coda come uno di loro. Che ipocrita! Se solo sapessero chi è veramente, lo avrebbero affogato in quel piscio dove si fanno lavare. Lui, il santo di Dio, faceva finta di essere uomo come loro, ma non ha mai capito niente dell’umanità. Non ha conosciuto il travaglio di un cuore che ha tradito. Non ha mai avuto la ben che minima idea di cosa voglia dire stare alla mia mercé, udire la mia voce, cederle e subirne le conseguenze. Non importa se ha deciso di camminare in mezzo a questa gente, se si è mescolato con i peccatori e puzzava come loro.
Lui non è mai stato uno di loro.
E loro sono miei.
Questo teatrino ha raggiunto l’apice della follia quando, dopo il bagnetto, il paparino ha aperto i cieli per dire chi è il suo cocco: «Questo è mio figlio, l’amato: ascoltatelo». Appunto: non è uno di loro. È sempre restato al di là del muro: lui lassù nei cieli con il vecchio, e l’umanità qui, con me. Può anche essere fatto di carne, nascere da una donna e vivere come uno di loro. Può perfino fingere di essere un peccatore bisognoso del perdono del papino, ma se non è alla mia mercé, non sarà mai veramente uomo.
Poi il figlio di papà ha fatto qualcosa che non mi aspettavo. Di punto in bianco si è incamminato verso il deserto, da solo, senza portarsi niente, e lì è restato per giorni. Del paparino o dei suoi ridicoli leccapiedi neanche l’ombra. All’inizio sono rimasto a distanza. Io odio il deserto e il suo cazzo di silenzio. Ma saperlo lì, solo, mi attirava in maniera irresistibile. Era come se stesse aspettando qualcosa, anche se attorno a lui tutto taceva. Percepii che non c’era più nessun muro a proteggerlo. Avevo campo libero: potevo avvicinarmi, rivolgergli la parola, proporgli qualunque cosa. D’altronde, qui tutto è mio.
Ma fu solo quando ebbe fame che mi decisi a farmi avanti. Era finalmente come tutti gli umani: affamato, bisognoso di qualcosa e completamente solo davanti alla mia voce; completamente solo davanti al peso di una scelta. Finalmente anche lui era da questa parte del muro: vulnerabile, piegabile, proprio come tutti loro. Ormai mi bastava pronunciare qualche parola, una bella proposta ben piazzata, e sarebbe stato definitivamente mio, proprio come chiunque sia mai nato in questo lurido mondo.
Certo che il vecchio lassù è proprio un folle! Li crea e poi me li lascia. Li manda al macello.
Come fanno queste sue minuscole creature a continuare a credere che egli sia buono?
Mai avrei pensato facesse la stessa cosa perfino con lui, il suo cocco, il suo stesso cuore. Ma chi sono io per oppormi al vecchio? Se proprio voleva darmelo in pasto, non potevo che obbedire. E dunque, così sia! Amen! Mangiamoci anche lui, ho pensato, visto che si era unito a tutti gli altri, uguale a loro come un’unica carne schifosa.
Mi avvicinai. Prima proposta. La rifiutò. Me lo aspettavo. Troppo tempo tra le braccia del papino per non lasciarsi corteggiare un poco. Dunque va bene. Seconda proposta. Merda, la rifiutò ancora. Porca troia, non mollava il bastardo. E allora vaffanculo, ci penso io ora, mi dissi. Mi bacerà i piedi. Mi adorerà. Terza proposta. Quella finale. Sarà mio. Sarò io il suo papino.
Cazzo.
Come una pietra lanciata da una fionda venni sbalzato via con la violenza di quel giorno in cui caddi dal cielo agli inferi. Mi aveva rifiutato. Ero fuori. La cosa non aveva senso. Era impossibile. Lui è un essere umano come tutti gli altri. Eppure ora è il primo che sia riuscito a dire no a me, nonostante sia uno di loro.
Cazzo, pensai.
È uno di loro.
Li avevo persi tutti.
Serie: Parole di Dio, voci di uomini
- Episodio 1: La vedova
- Episodio 2: Il pastorello scemo
- Episodio 3: Yochanam contro Legione
- Episodio 4: Tana per Zaccheo
- Episodio 5: Giovane leone
- Episodio 6: Mia sorella Maryam e profumo di nardo
- Episodio 7: Mia sorella Marta e profumo di nardo
- Episodio 8: L’urlo di Lazzaro
- Episodio 9: l’addio di Alessandro e Rufo
- Episodio 10: Cazzo, è uno di loro
Mi ha preso perché rende il “male” umano: invidia, frustrazione, e poi quel no che gli rompe il mondo. Finale secco e potentissimo.
Ciao Guglielmo e ben tornato con questo finale di stagione davvero bello. Questo capitolo mi colpisce per il punto di vista rovesciato e per la voce narrante feroce, quasi disperata, che rende il male incredibilmente umano nel suo sarcasmo, nella sua rabbia e nella sua frustrazione.
Mi è sembrato quasi di assistere non tanto a una scena evangelica, quanto al momento in cui il tentatore scopre con sgomento che la libertà umana può davvero esistere.
Il linguaggio crudo funziona perché crea contrasto con la sacralità dell’evento e rende ancora più potente il finale. Quel “li avevo persi tutti” suona come una rivelazione tragica, quasi un’ammissione di sconfitta cosmica. Bravissimo.
Bentornato Guglielmo! Episodio molto molto bello. Hai scelto un punto di vista insolito e l’esperimento è riuscito. Quello che mi ha colpito è la visione del potere, ho avvertito una sorta di “ribaltamento”. Il narratore mi è apparso mano a mano più indifeso e piccolino, oserei dire “umano” nessuno fallimento dopo la tentazione. Come fosse ruzzolato giù una seconda volta. Per quanto potente e invincibile uno possa sembrare, senza nessuno che cede alle sue lusinghe diventa solo niente.
Però! Bello questo librick
Bellissima e originale questa serie: il Vangelo visto dai vari personaggi e, questa volta, dal demonio. Certo è che con Gesù l’avrà dura: il suo asso nella manica era l’amore per l’umanità. Anche qualora avesse smesso di credere in Dio, avrebbe proseguito la sua missione per farsi egli stesso Dio e donarsi agli altri per il conforto della fede (ovviamente è solo una mia ipotesi).
Leggo le tue storie, sempre, con un profondo rispetto. Scrivi molto bene. è la tua rivisitazione delle storie della bibbia, è appassionante. Forse te lo scrivo di continuo.
Prezioso il tuo commento, cara Tiziana. Grazie di cuore per le tue parole.
“non ha mai capito niente dell’umanità. Non ha conosciuto il travaglio di un cuore che ha tradito. Non ha mai avuto la ben che minima idea di cosa voglia dire stare alla mia mercé, udire la mia voce, cederle e subirne le conseguenze.”
Che filettata!
Interessante questo punto di vista, un bella voce.
Grazie Roberto, soprattutto dei consigli.
Te lo ripeto con piacere: raccontate da te accetterei ore ed ore di catechismo senza lamentarmi. Ottima reinterpretazione, come sempre, Guglielmo.
Caro Giuseppe, ti ringrazio. Troppo gentile.