C’E’ ONORE TRA I LADRI

C’è onore tra i ladri.

Mi ricordo ad esempio che una volta da bambina tornai a casa e trovai la casa svaligiata, allora mi misi a gridare.

Mia madre era al lavoro. Mio fratello grande era scappato di casa la settimana prima. Io avevo da poco compiuto otto anni.

Vedendo la casa sottosopra, sul primo momento ero convinta che mio fratello fosse tornato e avesse distrutto tutto per vendicarsi, per farla pagare a mia madre.

Ma quando gridai il suo nome, il nome di mio fratello, Andrea, dalla cucina uscì un uomo, con in mano un sacco, e un cappuccio infilato in testa.

Ciao Andrea, gli dissi, perché ero convinta che fosse mio fratello.

Ciao, mi rispose l’uomo.

Cosa ci fai con un cappuccio in testa, gli chiesi.

Voglio non farmi riconoscere, disse l’uomo, guardandomi.

Aveva un tono di voce buffo. E un accento straniero. Ma il tono era buffo. Di certo non era la voce di mio fratello, eppure ancora non ero sicura. Ebbi l’impressione che sotto il cappuccio stesse sorridendo.

In seguito venni a sapere che lavorava in un circo, ma per arrotondare lui e i colleghi svaligiavano appartamenti, guadagnando molto di più così che col circo. Tuttavia lui preferiva il circo. Faceva il clown. Gli piacevano i bambini. Si sentiva più a suo agio facendo il clown che svaligiando appartamenti.

Non farti riconoscere da chi, gli chiesi. Dalla mamma?

Dalla mamma, sì, rispose.

Avevo capito a questo punto che non era Andrea, ma per qualche motivo continuavo a trattarlo come se fosse Andrea.

Dietro di lui intanto era comparso un altro uomo incappucciato. Gli disse qualcosa in una lingua straniera, continuando a fissarmi, e il non-Andrea gli rispose.

Sembrava che stessero litigando.

L’altro a un certo punto tirò fuori una pistola e me la puntò contro. Il non-Andrea lo bloccò parandoglisi davanti col suo corpo.

Ci fu una lotta, uno sparo, e il non-Andrea cominciò a sanguinare.

I due ladri fuggirono.

Quando mia madre tornò a casa, più tardi, la macchia di sangue era penetrata nel tappeto, talmente in profondità, che non ci fu verso di farlo tornare pulito. Dovemmo buttarlo via e comprarne un altro, anche se ci mettemmo mesi a trovarne uno uguale. C’erano tanti bei tappeti in giro, ma mia madre voleva a tutti i costi che fosse identico all’altro.

Invece, a casa, mio fratello Andrea non ritornò più.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Non facile da scrivere tenendo la narrazione dal punto di vista di una bambina, perfettamente riuscito. Una chiusura azzeccata così come il pensiero concentrato sulla macchia di sangue nel tappeto, tutti elementi funzionali a consegnare la logica di una bambina e un evento drammatico filtrato attraverso i suoi occhi. Apprezzato.

  2. Ciao Riccardo, hai esordito con un libriCK che rispetta non solo il linguaggio, ma proprio la psicologia dell’essere infantili, senza sminuire l’intelligenza della protagonista. La bontà può celarsi anche in coloro che si macchiano di crimini, ma la cosa che più mi fa riflettere è la madre, che si preoccupa solo del tappeto. LibriCK corto ma in grado di trasmettere le giuste emozioni, sino alla punta amara presente nella fase finale, che mi ha intristito molto. Bella prova, alla prossima!

    1. Grazie Antonino, bellissime parole, era proprio quello che cercavo di comunicare.
      Il tuo commento è puntuale e utilissimo, attento anche alle minime sfaccettature di un testo comunque molto breve.
      Grazie ancora.

  3. Ciao Riccardo, libriCk originale. Il linguaggio che hai utilizzato si adatta perfettamente all’età della protagonista della tua storia, la sua voce narrante appare fresca e sincera. Un buon debutto in società 😉