Che ne dici di vederci?

Nonostante la giovanissima età a Flavio piacevano le commedie del passato e Renato Pozzetto era uno dei suo comici preferiti. Perciò quel giorno gli venne in mente “Da grande”, il film dove il bambino protagonista, stufo di essere ignorato dai genitori, troppo impegnati a urlarsi contro, supplica di crescere tutto di colpo. Una volta esaudito il desiderio, Pozzetto lentamente scopre di provare una inaspettata nostalgia per quella sua vecchia, imperfetta esistenza, e di non essersi accorto di quanto lo amino i suoi genitori ora che, credendolo perduto, abbandonano i propri egoismi. A casa di Flavio si respirava una tensione simile a quella che pervadeva il film nelle battute iniziali, a scuola i momenti liberi dalle lezioni consistevano in una gimkana per sfuggire agli agguati dei bulli e non poteva annoverare un vero amico col quale confidarsi e sollevare un umore sempre più cupo. Così, chiuso in camera sua, con gli altoparlanti che diffondevano musica a tutto volume, pensò che non ci sarebbe stato nulla di male a sperare che le richieste impossibili si avverino anche nella realtà. Affacciatosi alla finestra osservò il crocevia delle strade adiacenti, come al solito congestionate dal traffico. Immancabile la sequenza di clacson premuti a oltranza da automobilisti inferociti, pronti a lanciare anatemi contro le auto che provavano a infilarsi in un varco libero per guadagnare forse un metro. Rifletté che quella città era davvero invivibile e, per assonanza, si augurò con tutto il cuore di diventare invisibile.  Le cose sarebbero migliorate, se i genitori non fossero stati tranquillizzati dalla sua presenza silente di fronte alle loro tempeste verbali, se i teppistelli avessero perso la loro valvola di sfogo preferita e se quella ragazzina dell’altra classe (eh sì, di lei non sapevamo ancora nulla) si fosse incuriosita per la sua assenza, dopo averlo bellamente ignorato fino al giorno prima. Chiuse gli occhi e ripeté con maggior enfasi il suo proponimento che di certo necessitava un aiuto esterno (che arrivasse dal cielo o da un eroe dei fumetti ammonticchiati sulle mensole poco importava). Flavio non aveva mai visto “Il ragazzo invisibile” di Salvatores, altrimenti ne avrebbe potuto trarre diversi spunti per gestire al meglio la nuova condizione. Sì, perché lo era diventato davvero, invisibile.  Preparò un piano d’azione: in primis decise di raggiungere i genitori e gli altri parenti per studiare il loro comportamento quando lui non c’era. Quindi avrebbe tirato qualche pedata nel sedere ai bulli e infine si sarebbe avvicinato alla sua passione, baciandola con ardore. Flavio non era superficiale e, nonostante l’eccitazione per la conquista dell’invisibilità, diversi dubbi sgomitarono per farsi ascoltare. Come avrebbe fatto mamma ad abbracciarlo, scompigliandogli i capelli con dei buffetti per chiedere scusa delle sfuriate con il marito lazzarone?  Lei era conscia di quanto fossero deleterie per un figlio così sensibile. E il padre, donnaiolo impenitente, come avrebbe potuto portarlo a pesca o una partita della loro squadra del cuore, riuscendo in maniera goffa a farsi perdonare delle sue manchevolezze?  Chi lo avrebbe rimpinzato di leccornie e pillole di saggezza se i nonni, già carenti nella vista, non avessero proprio potuto scorgerlo? In fondo, anche a scuola la situazione non era così malvagia. Certo, il suo carattere mansueto attirava il gruppetto di tormentatori come il sangue gli squali, ma Flavio dovette ammettere che i problemi maggiori a livello emotivo li avevano loro, non lui. Si affacciò timidamente all’uscio di casa, timoroso che il processo non potesse invertirsi, e lui fosse condannato a rimanere invisibile. Una voce gracchiante, tristemente nota, lo investì appena messo piede nel cortile condominiale.  – Ragazzino, se ti azzardi a scontrare ancora una volta i miei vasi di ortensie e ciclamini con la bicicletta, te le buco quelle gomme. Hai capito?   Flavio tirò un sospiro di sollievo davanti all’ennesima minaccia di quell’anziana, sempre di vedetta dal balcone.  – Certo, signora. Le prometto che non si ripeterà. Poi si allontanò fischiettando, mentre la vicina continuava a borbottare che con i suoi metodi la maleducazione giovanile sarebbe cessata in un batter d’occhio. Flavio corse, fece salti e piroette, entusiasta di essere visibile, promettendo a se stesso che lo sarebbe diventato ancor più nell’immediato futuro, gettando alle ortiche timidezza e insicurezze varie. La ragazzina di cui era invaghito non abitava distante. Le avrebbe fatto visita, per rivelarle i suoi sentimenti. Se lei lo avesse rifiutato, concluse, non sarebbe stato un dramma. Un motto degli adulti sosteneva che è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti. 


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

        1. Grazie ancora, Marta. Non sono in grado di scrivere ad esempio il genere fantasy o similari. Nei miei racconti breve includo sempre qualcosa di autobiografico e io, anche se amo ridere e fare battute, di base sono piuttosto melanconico.

  1. Chiedo scusa, ho fatto confusione nell’indirizzare le risposte. Alla domanda di Micol Fusca ho risposto iniziando con “Francesca” e purtroppo i messaggi già inviati non si possono annullare.

  2. Allora lo era davvero , invisibile? All’occhio intendo, non metaforicamente: pensavo fosse il suo “immaginario” a farglielo credere. Leggendo il titolo ero preparata a tutt’altra storia, ma alla lettura mi ha sorpreso piacevolmente: mi è piaciuta.

  3. bello dire “non sapevamo ancora nulla”, bella frase; impossibili si avverassero, è forse una coniugazione più giusta? Non mi è molto piaciuto il passaggio tra il desiderio espresso e la realizzazione, forse potevi scrivere di più in proposito. Come parla strano la vecchietta! Bella la fine