Chi è Jerry?

Serie: MEZZANOTTE COSMICA


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una serie antologica di racconti brevi ambientati in un mondo sull'orlo dell'apocalisse a causa di una tempesta solare chiamata "mezzanotte cosmica". Ogni storia segue gli ultimi momenti di vita di diversi personaggi mentre affrontano il passato e cercano redenzione o liberazione.

Finì a letto con cento uomini, tutti di nome Jerry, certa che uno di questi fosse quello vero.

«A quale Jerry ti riferisci?»

«A quel Jerry là».

«Quello che se l’è svignata con la spogliarellista?»

«No, quello è Jerry».

Quando un tizio le diceva: «Piacere, il mio nome è Jerry» lei non poteva fare a meno di pensare: «Piacere, io sono l’addetta al reparto Jerry». Un’ossessione, nata dal ricordo bruciante di un primo, che le aveva incatenato l’anima e da cui non riusciva a liberarsi.

Anche se i nuovi non le dicevano un granché, finire a letto con loro, era l’unico modo che aveva per riempire il vuoto lasciato dal Jerry originale.

L’assillo si tradusse in un tentativo vano di identificare il vero Jerry, una scheggia nel cervello, residuo di un incidente che aveva cancellato tutto tranne quel maledetto nome.

Non sarebbe riuscita a liberarsi fino a quando non avrebbe scoperto chi si nascondeva dietro quel nome.

Dilemma: Chi è Jerry?

Mi chiedevo sempre cosa o chi le avesse ficcato quel nome in testa.

Ascoltando dei suoi appuntamenti, non riuscivo a smettere di pensare: Chi è Karen?

L’unica voce che mi arrivò fu quella di una ventenne, che anni fa, si prese un bel botto in testa, tanto da farsi saltare via gli ultimi anni di memoria.

Svegliatasi dal coma, si ritrovò sola, in una città sconosciuta, senza ricordarsi un bel niente di sé, a parte un nome: indovinate quale.

Ogni volta che descriveva quello che Jerry le faceva provare, la colpiva una malinconia spietata per un tizio di cui non sapeva nulla. «Penso al suo nome» diceva: «mi si chiude lo stomaco».

Un giorno Karen arrivò in ufficio stremata, annunciando di abbandonare la ricerca.

Nonostante confidassi in lei, fu un colpo duro sentirla mollare, dato l’inferno che si era sciroppata negli anni.

Era ora di scaricare quel fardello che portava il nome di… voi sapete chi.

Nonostante gli anni sulle spalle, si convinse che il futuro avrebbe ancora avuto un senso.

Grazie alla sua esperienza, non passò molto prima che spuntasse un messaggio da: “SuperDick”. «Perfetto» pensò, «proprio quello che ci voleva». Una notte fugace.

Si vestì in un niente, e si diresse verso un motel anonimo e privo di pretese.

Giunta sul posto, “SuperDick” era già lí che aspettava. Karen, dopo aver schiacciato un mozzone, si piantò davanti alla stanza 206, sistemò la gonna, pronta a fare il suo ingresso.

Ancora prima che le sue nocche colpissero la porta, questa si aprì, rivelando un giovane ventenne, robusto, capelli lunghi e occhi che la trapassarono con spietatezza.

«Ti ho sentita arrivare prima ancora che accendessi quella sigaretta».

Karen, imbambolata, fu assorbita dagli occhi penetranti del ragazzo.

«Entra…»

Varcata la soglia, poggiò le sue cose su un tavolino. La TV in sottofondo, lasciava intendere una dura sfida da affrontare.

«Allora tu sei Karen…»

«Così pare…»

«Troppo giovane per intossicarti con quelle, non credi?»

«Dovrei prenderlo come un complimento?»

«Perché no?…»

«Dipende… lo è?»

«Meglio lasciar perdere quelle.»

«Sto provando a smettere.»

«Gli adulti ci provano sempre.»

«Sei giovane…poi capirai»

«Quanti anni hai?»

«Abbastanza per essere qui… tu?»

«Abbastanza per non decidere il contrario…»

«Sembri un ragazzo sveglio»

«Si, spesso capita anche questo»

«Allora è vero che la saggezza arriva con l’età?»

«Pensavi fosse un cliché?»

«Wow… Cliché?»

«Sai, anche noi giovani impariamo a parlare quando non ci droghiamo»

«Sono solo una vecchia piena di pregiudizi…»

«È che avverti il peso del tempo.»

«Il mio è un tempo diverso…»

«Immagino sia per qualcosa di importante.»

«Non più ormai…»

«Per questo sei qui?»

«Che intendi?»

«Per dimenticare… »

«Io sono più per… non ricordare…»

Occhi negli occhi, in un duello di sottile complicità.

«Allora… che tipo di esperienza offri?»

«Una di quelle che ricorderai per sempre.»

Un bacio appassionato avvolse i due in una lunga notte senza tempo.

All’alba, Karen, svegliata dal suono di una doccia, intravide le solide gambe del ragazzo, avvolte da un asciugamano.

Tra sogno e realtà, un bacio, le sfiorò la fronte in un silenzioso addio. Poi ritornò a dormire.

Al risveglio, un’emozione improvvisa: Una mano sul grembo, l’idea di un legame sottile, tra lei e quel ragazzo.

Lasciata la stanza, Karen sfilò una sigaretta, poi, osservandola, gettò via il pacchetto, riflettendo su come, per la prima volta, non avesse idea di chi avesse condiviso il suo letto.

Curiosa, si avvicinò alla reception.

«Buongiorno, scusi… posso?»

«Certo, prego.»

«Mi chiedevo… potrei sapere a che nome è registrata la camera 206?»

«Mi dispiace Signora… ma non posso darle informazioni private dei nostri ospiti.»

«Capisco…»

«Tuttavia, posso dirle solo il nome, se vuole.»

«Sì, grazie, mi farebbe piacere.»

«Quale stanza era?»

«206.»

«Vediamo…»

La receptionist consultò l’elenco prenotazioni.

«La lista è lunga…»

«Immagino…»

«Prima volta qui?»

«E ultima.»

«Duecentosei, ducentosei, duecento sei…»

Alla radio, il jazz da sala d’attesa fu brutalmente spezzato dalle notizie speciali del giorno.

«Attenzione, radiospettatori! Interruzione speciale per annunciare… vabbè lo sapete già.»

La receptionist, smise di cercare, alzò gli occhi, incrociando quelli di Karen.

«Apocalisse in arrivo, gente! Questo venerdì, la terra trema, il cielo ci casca addosso, e finalmente possiamo dire tutto quello che ci pare, perché chi se ne importa? Terremoti, asteroidi, e sì, tutto va a puttane. Ma abbiamo anche offerte speciali per la fine dei tempi: prezzi mai visti per accogliere il caos. Ai primi 100 che chiamano, regaliamo un kit di sopravvivenza con incluso un manuale del ‘Cazzo ve l’avevo detto’. Dimenticate il futuro, è ora di godersi l’ultimo spettacolo. Se è la fine, almeno brindiamo!»

Le loro espressioni, piene di stupore reciproco.

«Dove eravamo?»

«Camera 206.»

«Ah, vero…»

«duecentosei…»

«Si…»

«Trovato!»

«Perfetto.»

«La prenotazione è a nome di…»

«Aspetti.»

«Scusi?»

«Lasci perdere.»

«Come?»

«Non importa…»

Karen uscì dal motel. Fuori, appoggiata alla sua auto, sentì un peso sollevarsi, come se fosse pronta a lasciarsi tutto alle spalle.

Un signore anziano le si avvicinò, chiedendole del fuoco. Karen, rovistando nella borsetta, tirò fuori l’accendino, simbolo del suo recente distacco dal fumo.

«Prego, signore.»

L’uomo, con gratitudine, accettò.

«Grazie, giovane donna… Qual è il suo nome?»

«Prego… Sono Karen.»

«Un nome davvero bello…»

«Lei è troppo gentile… Mi farebbe il piacere di una sigaretta?»

«Non deve nemmeno chiedere.»

«Grazie mille… E lei… Com’è che si chiama?»

Serie: MEZZANOTTE COSMICA


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Luca. Ho affrontato la tua serie stamattina incuriosita dai titoli e dal fatto che fossero racconti brevi e slegati fra loro. L’idea di ‘libertà’ che questa scelta offre al lettore, mi attira e mi piace. La sto sperimentando anche io da tempo e devo dire che mi dà soddisfazione, senza sentirmi sul collo la pressione della trama da sviluppare. Tornando a noi. I primi tre episodi me li sono mangiati e goduti. Apprezzo molto la tua scelta narrativa: dialoghi efficaci che portano avanti la narrazione senza intoppi, cambio repentino di punto di vista che permette di saltare da una testa all’altra e personaggi che quasi si auto definiscono o anche auto delineano e lo fanno così bene che sembra di vederli. I racconti sono ottime impalcature, quasi sceneggiature per un film. Mi piace molto anche il tema conduttore della serie e ammetto che le apocalisse che siano bibliche, climatiche, zombie o pandemiche, mi affascinano. Sei veramente molto bravo e continuerò a seguirti.

    1. Ciao Cristiana, grazie infinite per le tue parole.

      Venendo dal cinema, nutro un profondo amore per le storie autoconclusive, dirette e senza pretese. Sono affascinato dall’idea di usare l’apocalisse come sfondo drammaturgico, su cui si consumano le azioni esterne dei personaggi ma riveli anche le loro catastrofi interiori, mettendo a nudo vulnerabilità e forze. Trovo che i dialoghi siano cruciali nell’esplorazione di questi aspetti, agendo come finestre sull’anima dei personaggi, permettendoci di conoscerli intimamente.

      Il fatto che tu apprezzi questi elementi mi riscalda il cuore.

      Al prossimo confronto.

  2. il racconto funziona e anche lo stile, che riprende quello dei due precedenti episodi. La sola perplessità è che non sono riuscita a capire che è il narratore, quello cioè che conosce Karen e sa di lei. Conosce anche ciò che è capitato in quell’albergo: ma come fa a saperlo?

    1. chiarisco meglio: il narratore, in questo testo, non si identifica con l’autore, perché è a sua volta un personaggio del racconto. Vale a dire, è colui che si trova nell’ufficio dove c’è anche Karen e che “confida in lei”. Ma allora chi è?

    2. Ciao Francesca, grazie sempre per i commenti. Il narratore in questa storia è semplicemente una conoscenza di Karen, forse un’amica, una testimone del suo viaggio. Mi affascinava l’idea che, inizialmente, fosse parte integrante del racconto, per poi prenderne gradualmente le distanze, limitandosi a riportare gli eventi vissuti da Karen.