Christian Wilson

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)


Kathrin cammina sull’unica strada che c’è, a cui si affacciano le vie che portano alle fattorie della zona. Non ricorda bene quale sia quella dei Collins. Ci sta pensando su quando vede arrivare qualcuno in lontananza. Non resiste più e si mette a correre, il sorriso a distenderle le labbra. Invece quando John la riconosce, quasi ha un attacco di panico. Smonta da cavallo velocissimo, scivolando per terra e rischiando di cadere. Tyson si impenna spaventato, ma John sta già correndo incontro a Kathrin. Solo qualche secondo per vedere se in mano tiene qualcosa. L’afferra per le spalle, con occhi sbarrati e poi la stringe in un forte abbraccio.

«John?», chiede Kathrin, stupita. 

«Pensavo che tu stessi per… ». Non finisce la frase. L’immagine del coltello che ferisce la spalla di lei è troppo vivida. 

«No», risponde semplicemente, posando la testa sulla spalla. Alza gli occhi per guardare il profilo del ragazzo, poi lo stringe ancora saldamente, soddisfacendo un bisogno forte, che non ha mai notato prima d’ora, forse per la distanza che c’è sempre stata tra loro.

«Stai bene», dice John, quando si allontanano per guardarsi in volto.

«Sì». Il sorriso spunta sul viso di entrambi. «E stavo cercando te».

«Ah sì?». Non si lasciano ancora. Nessuno dei due lo vuole, nonostante John pensa che sarebbe la cosa migliore da fare. Ma per chi? Per lui o per lei?

Kathrin risponde con un cenno. «Oggi ti seguirò ovunque andrai». Kathrin si aspetta una reazione piacevole, invece il viso di John si rabbuia. «Cosa c’è?», chiede ansiosa, con un filo di voce.

«Anche se dovessi andarmene via da qui?», domanda con voce roca. La fissa dritta negli occhi. Kathrin riesce a pensare ad un’unica cosa. Si porta una mano sulla bocca, incapace di trattenere il terrore.

«John… parti per la guerra?». Rimangono a fissarsi per qualche istante. Incomprensibilmente, un mezzo sorriso rischiara il volto di John, gli occhi tornano ad essere limpidi e sereni.

«Era uno scherzo?», chiede lentamente Kathrin. Il sorriso di John si allarga mentre annuisce e Kathrin quasi strilla :«era uno stupido scherzo!».

«Ti pare che sarei qui, a quest’ora?».

«No», dice, abbassando lo sguardo. «Va bene… quindi, dove vai oggi? Niente scherzi questa volta».

***

Il posto in cui la vuole portare fa parte della sua infanzia, però non vuole rivelarle la strada giusta, così la fa procedere nella direzione opposta. Quando pensa sia arrivato il momento, la fa fermare e tira fuori un pezzo di stoffa da una delle tasche della sella.

«Tieni». Glielo passa in mano.

«Cosa devo fare ?».

«Bendarti». Lo sguardo curioso e un po’ scettico di Kathrin lo fa ridere. «Fidati». Aspetta che l’abbia sistemato e poi prende Tyson per le briglie, con Kathrin in sella che si tiene sul pomello. Fa girare in tondo il cavallo per disorientare Kathrin. La conduce bendata fino alla meta, rispondendo alle domande che la ragazza gli pone riguardo Tom. Smette di fare domande quando sente un suono familiare e fresco, che nelle classiche giornate torride mette sete. Inspira sorpresa quando John scioglie il nodo alla sua benda, facendo svolazzare via il pezzo di stoffa. Non è ciò che pensava. Si trova a poca distanza dal letto del fiume, la cui sponda opposta a lei è popolata da alberi folti, gli aghi di un verde brillante. Se alza la testa, vede più vicine le montagne che circondano la valle, che torreggiano sopra di lei. Si sente strana a guardarle così, come se dovessero schiacciarla ad istanti. Però stanno lì, possenti e aspre, le punte delle vette che frastagliano il cielo terso.

«John… mi avevi detto che non c’era un fiume qui», sussurra.

«Ѐ vero, ma l’ho fatto per il tuo bene. Riesci a capire dove sei di preciso?», le domanda John.

«No».

«Perfetto. Non vorrei pentirmi di averti portato qui».

«Non succederà», gli assicura rivolgendogli lo sguardo. Smonta e poi lo supera, facendo qualche passo per avvicinarsi. Non se lo sarebbe immaginato così un fiume di montagna, circondato da pietre di diverse dimensioni e tonalità. Si china per raccogliere una pietra, cosciente dello sguardo attento di John puntato su di lei. È tiepida. La soppesa un po’, poi la lascia cadere a terra.

«Posso avvicinarmi ancora? Ti fidi?», domanda a John, voltandosi.

Lui la raggiunge con calma, «Mi fido».

Kathrin si avvicina dove i sassi sono bagnati dagli spruzzi dell’acqua. Si inginocchia, senza toccarli. Allunga la mano e immerge le dita nell’acqua ghiacciata. La ritira subito, sfregandola poi sul vestito per asciugarla. Sfiora le superfici levigate delle pietre, trovandone una piccola, delle forma di un disco.

«Questa non si lancia per farle saltare sull’acqua?», chiede, porgendola a John mentre di alza.

«Sì. È perfetta, ma qui sarebbe solo sprecata. Ci vorrebbe un lago, ma è tra le montagne. Bisognerebbe fare un sentiero per raggiungerlo e non penso che tu…».

«Io non ce la farei», mormora Kathrin, desolata.

«Ma quando avrai recuperato le forze potrei portarti».

John non lo promette ed è meglio così. Kathrin continua a guardarsi attorno, provando a non pensare a quel sentiero che non potrà mai percorrere.

«Dove ci si può sedere qui?».

«Lì sotto, vedi?». John le indica un trio di pini distanti da loro un po’ di metri, sulla sinistra. Sotto di essi c’è un grande manto di aghi secchi. Prendono Tyson e raggiungono i tre alberi.

«Ѐ qui che venivo con mia madre, anni fa». I ricordi fanno capolino.

«Te lo ha mostrato lei questo posto?», domanda Kathrin, tornando serena. 

«Sì, ma forse l’avrei scoperto lo stesso da solo, qualche anno dopo».

«Si sta molto bene qui».

Si scambiano un sorriso, poi si siedono sopra la coperta di aghi. Il profumo che emanano è davvero rilassante. Kathrin si accorge si averlo già sentito nella casa della signora Collins. Probabilmente è venuta qui di recente, per raccogliere un ramoscello durante un’uscita.

«Venivi qui anche con Tom?».

«Sì, soprattutto dopo le giornate di lavoro».

«Mi piacerebbe conoscerlo».

«Magari un giorno farà ritorno, prima che tu te ne vada».

Kathrin pensa un po’ prima di parlare. E se invece di fare allontanarsi da certi discorsi si concedesse delle piccole bugie? Se facesse finta di poter aver ancora scelta di andarsene o no. 

«Non è detto che me ne vada», mormora.

«Resteresti?».

«Non ho nessuno a cui tornare e qui mi trovo bene».

«Ben accetterebbe di rimanere? Per sempre?».

«No. Lo obbligherei ad andarsene. Ha una famiglia a New York. Si sta già sacrificando molto».

«Kat, io ti ho parlato di Tom e se vuoi dopo ti parlo anche di mio padre», dice con una smorfia, «ma davvero non riesco a capire perché sia venuto Ben qui con te e non tua madre o…».

«Philip?», suggerisce lei inconsapevolmente. 

«Tuo fratello?».

«No», risponde asciutta, senza sapere come tirarsi fuori dalla situazione.

«Ah». John non sa a che pensare. Sa solo che prova un certo disprezzo verso la famiglia della ragazza, eccetto il padre.

«Insomma… lo avrei sposato fra poco meno di un anno, ma è tutto finito da quando sono venuta qui», taglia corto, tenendo sempre lo sguardo basso. 

«Non ha senso che sia tutto finito», dice John, provando ad essere il più delicato possibile. «Una persona deve essere cieca per sprecare una simile fortuna».

Kathrin sorride leggermente, confortata, ma le ombre tornano a rabbuiare il viso pallido. «Non aveva senso nemmeno per me, ma poi ho… capito quale deve essere il motivo. Credo non mi volesse poi così tanto bene. A volte, sai… ho visto molte famiglie formarsi basandosi soprattutto sul prestigio di lui e lei. Io mi ero illusa che non fosse per questo, ma avevo torto, altrimenti sarebbe venuto qui con me».

«Mi dispiace. Io ti avrei seguita ovunque». Le sfiora un braccio con una carezza per consolarla. Kathrin lo guarda negli occhi verdi e limpidi, sapendo che è la pura verità. John l’avrebbe fatto.

«Tu credevi che Philip fosse mio fratello … ebbene, io ho avuto un fratello».

«Avuto?», chiede John, a bassa voce.

«Sì. Si chiamava Christian e …». Lascia la frase in sospeso, improvvisamente travolta da una conclusione che mai aveva preso in considerazione prima. Ѐ la prima volta che associa Christian, sua madre e il motivo per cui lei si trova qui. «… Adesso forse capirai perché mia madre non è qui».

John rimane in silenzio, rivolto completamente verso la ragazza. Le offre una mano, come per darle coraggio. Le loro mani si stringono.

«Quando mio fratello è morto, io avevo cinque anni. Era malato di tubercolosi e i miei genitori l’hanno visto morire a letto. Aveva soltanto undici anni. È stato un colpo duro per la mia famiglia, ma è stata mia madre a soffrire di più. Io non potevo vedere Christian, ma intuivo il suo aggravarsi attraverso mia madre. Lei dipingeva quadri. Ha tappezzato casa con quelli fatti da giovane. Nel suo studio non c’erano più le tele piacevoli e colorate che ricordavo… era tutto scuro con squarci. Poi bianco. Dopo la morte di Christian, non ha più dipinto. Per questo penso non sia venuta anche lei qui. Non vuole rivivere ciò che ha passato con mio fratello», mormora assorta, concentrata sul suo ragionamento. Troppo concentrata.

«Cosa vuoi dire? Insomma, tu non sei malata di tubercolosi», obbietta John, la voce tesa.

Kathrin alza lo sguardo di scatto, gli occhi spalancati dopo essersi accorta del suo errore. 

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)


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Discussioni

  1. Per un attimo anche io avevo creduto che John sarebbe partito, ho creduto che la promessa fatta al padre ormai fosse acqua passata e ormai fosse giunto il momento… comunque, nonostante lo scherzo, John resta un ragazzo d’oro, mi piace tanto. Ormai stiamo arrivando alla fine e hai lasciato intendere quale malattia possa avere Kat, tiferò per lei, anzi, per loro…