Ciano, magenta più giallo

Serie: La crisi dei nomi


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L'elefante si fida e si diverte, tanto da essere disposto a condividere il suo tempo con noi. E' qui che avviene la comprensione del nostro bizzarro compagno di avventure, tramite la condivisione di ciò che per lui è la quotidianità che invece per noi è una sfida di immagini e sensazioni.

“Mi piace il tuo tempo, condividilo col mio!”

“Scusa non intendo, siamo già assieme tu ed io.”

“Come sempre non capisci, e poi ti stupisci. Prenderò il tuo tempo senza chiedere.” E fui bambino senza accorgermene.

Fui fanciullo in cerca del seno di chi meglio mi sa accogliere. E fui vecchio, ebbi ricordi mai accaduti, e fui niente come se non fossimo mai vissuti. Quello strano elefante danzava saltellando (tanto ogni nome corrisponde ad una azione a caso) e suonava e cantava e a volte poi giocava, si istruiva e correva, poi lento lento si nascondeva, rideva ed urlava e sottovoce bisbigliava. Io in tutto questo ebbi un solo ed unico rammarico, che il mondo tutto intorno non fosse ad ammirarlo, tanto buffo e tanto strano egli stava volteggiando. E si perse e si ritrovò, e lo persi e lo ritrovai. Ad un tratto mi sussurra: “Guarda lontano o te ne pentirai” e lì vedrei

una sorta di orizzonte, mezzo monte all’incirca, adirato ed in movimento. Poi quatto quatto con sgomento rimirando la sua ombra mi accorgo che tutto quanto è andato dimenticato. Io solo e l’elefante balleremo all’infinito, ho avuto e mai avrò ciò che mi diede quel personaggio.

Niente prati e niente fiori, ora una stella, poi esplode in mille colori, poi un vento vanescente io sentii e mi farà rabbrividire finché il fumo di una stanza mi ha dato un grosso grasso stinco di maiale, che addentarlo è un gioco se non fosse per il gusto che urlando prese fuoco, arrostito arrostiva anche me, come un calice di neve nelle sale di un re, senza intoppi si divise e divenne un suino, anch’esso sempre allegro e danzava dentro il mare apparso lì per l’occasione. Un grande ciuffo di banane stava fermo tra le orecchie della mia nuova silhouette che sola senza me corre dove sente altri monaci cantare. Un niente nel toccare, se così si può mai dire, gusto e tatto e udito e olfatto sentivo tutto quanto nel mio fallo ingigantito, grande quanto un uragano paragonato ad un dito, ed io piccolino come un capezzolo di cane mi sono staccato dai miei sensi proprio ora che l’elefante inizia a darmi morsi. Uno dietro l’altro mi divora con furiosa gioia, ed io scomparendo tendo il volto ad ammirare quel gran nero che mai la luce assaggerebbe.

Ad un tratto eccolo il colore, quello dell’elefante, non è grigio ha ragione!, è stato un grande mattacchione, lo capisco quasi quasi, come in una stitica girandola che aspira il cuore dei malati, ieri ero io, oggi fanno a gara a chi prima mi divora. Ecco tutto sparito, dentro l’elefante me ne sto digerito, inghiottito senza sesso ne profumi o altri impedimenti, libero dalle mollette.

Capitano i colori, via dallo scioglimento delle immagini e dei fenomeni che avvengono in maniera distratta ed ordinata, come una cartella dove il mondo si organizza, di là è nero e ancora non è successo niente, il tempo ha da inventarsi affinché gli eventi si susseguano.

Vomita.

Credevamo alle stesse cose.

Chiudi le conchiglie, mi rassicura.

Erano trecento api, tutte streghe.

Saremo incompleti. Altrimenti

?

Ei

Fu

Gioco.

Materia

Di tre colori

Ciano, magenta più giallo.

Siamo noi

Forse

Io

.

I codici erano scritti così.

Immemore.

Buongiorno Elefante. Buongiorno. Ti amo, Elefante. Ti amo anche io. Facemmo l’amore.

Serie: La crisi dei nomi


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Discussioni

  1. Ho quasi timore a credere a ciò che si sta agitando nella mia mente: è proprio quello che penso? 😅
    Se fosse così, direi che dovrebbe essere catalogata come una fiaba vietata ai minori, corredata da un bel bollone rosso, anzi azzurro! 😄

    1. Ciao Giuseppe! Innanzitutto grazie per aver condiviso con noi questo viaggio 😀 Ci sono riferimenti espliciti al fallo e all’amore, ma il resto delle sensazioni sono puramente oniriche.
      Ho avuto difficoltà a trovare una collocazione di genere, ma credo che alla fine fiabe e favole sia la più consona. Sarebbe curioso leggerla ad un bambino, sono sicuro che si divertirebbe e capirebbe sfumature ben diverse da ciò che la mente di un adulto può elaborare!