Cinque dita
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Morirò d’estate
- Episodio 2: Bastardo
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
- Episodio 8: Il caffè negato
- Episodio 9: Il caffè proposto
- Episodio 10: Il caffè accettato
- Episodio 1: Koala
- Episodio 2: Delfino
- Episodio 3: Il peso che non si vede
- Episodio 4: Rende capaci chi chiama
- Episodio 5: Fame e sazietà
- Episodio 6: Tenerezza e fragilità
- Episodio 7: Cinque dita
- Episodio 8: Un passo
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Uscii di casa con venti minuti d’anticipo. Non per l’ansia, per una volta, ma per la voglia e perché volevo godermi il sole ancora alto, nonostante il pomeriggio inoltrato.
«Quanta bellezza in quest’isola» pensai, camminando a passo lento.
Lo studio della dottoressa Mori profumava di lavanda e carta.
«Accomodati» esclamò, guardando le mie mani ferme sul diario.
«Oggi ho mangiato due volte» le dissi. «Un cornetto vuoto e un panino intero» continuai.
La dottoressa sollevò un sopracciglio, non di sorpresa, ma di conferma, come chi aspetta la pioggia e finalmente la sente.
«E come stai?»
«Sazio!» risposi. La parola mi suonò straniera in bocca: buona. «E anche spaventato però. Perché se ci sono riuscito oggi, domani dovrò riuscirci di nuovo».
«Non domani, ma tra un’ora. Poi un’altra ora. Non ti chiedo di scalare l’Etna. Ti chiedo di fare un passo» disse lei. «Puoi riuscirci. Credimi!».
Lo disse piano,senza staccare gli occhi dai miei. Per la prima volta non vidi la dottoressa, vidi qualcuno che si fidava di me. Che credeva in me.
Le porsi il diario. Lo lesse sorridendo, e per un attimo ebbi la sensazione di vedere il sorriso di mia madre.
Quando finì, non disse nulla, me lo riconsegnò e tornò a guardare le mie mani.
Le raccontai delle apparizioni di Enza, del vicoletto, dell’uomo allo specchio. Non l’avevo mai detto a nessuno. Avevo paura di sembrare pazzo.
«Ero io quell’uomo» dissi. «Senza fame. Senza scuse. Senza ossa da contare. Con gli occhi che non chiedevano il permesso per essere felici. Con un sorriso grande, aperto, sincero».
La dottoressa Mori annuì. «E cosa direbbe, quell’uomo, al ragazzo che sei oggi?».
Deglutii. «Non so cosa gli darebbe, ma so che lo vorrebbe felice» risposi, cercando di trattenere le lacrime.
Mi sorrise, in quel sorriso ancora una volta rividi mia madre.
«Giovedì 14 alle 17:30 va bene?» mi disse aprendo la sua agenda.
«Va benissimo!» risposi, alzandomi e porgendogli la mano, mentre in cuor mio l’avrei voluta abbracciare.
Quando uscii dallo studio, il cielo era rosa e il chiarore degli ultimi timidi raggi di sole, tagliava le case in due: metà luce, metà ombra.
Comprai una granita al limone con la brioche. Mi sedetti a un tavolino vista mare e inzuppai la brioche che si sfaldò subito nel bicchiere. La raccolsi con il cucchiaino e la mangiai lo stesso.
Il sapore aspro del limone mi fece arricciare il naso e tirare la ferita sul mento, mentre l’odore pungente e agrumato mi pizzicava la gola, ma allo stesso tempo mi rinfrescava, dandomi la sensazione di lavarmi via di dosso anni di polvere.
Per la prima volta non contai i cucchiaini. Non pensai al dopo, alla colpa. Pensai solo che era fredda, che scendeva, e che lo stomaco la teneva.
Finito il bicchiere, rimasi lì, ad osservare il mare e ad ascoltare il rumore delle onde, che non chiedavano niente, se non di essere liberi.
Controllai il telefono. Nessun messaggio. E andava bene così. Non avevo bisogno che qualcuno mi dicesse che ero stato bravo. Me lo stavo dicendo da solo, per una volta, senza vergognarmi.
Mi alzai. La sedia strisciò sul pavimento e il barista mi fissò come se volesse dirmi qualcosa. Mi avvicinai alla cassa, pagai e uscii dal bar, pieno nel corpo ma anche nel cuore.
Mi sentivo libero, come quelle onde che avevo osservato prima.
Sulla via del ritorno passai di nuovo davanti alla chiesa che era già chiusa. Mi fermai qualche istante davanti al cancello, e osservai da lontano la statua della Madonna in gabbia. Ad alta voce dissi «Grazie!» e poi proseguii verso casa.
La strada cominciava a farsi buia, come i miei sogni negli ultimi anni, ma quel giorno io vedevo solo luce.
Alzai la testa e accelerai la camminata, contando i passi invece delle paure.
Uno, due, tre… Al quinto lampione mi fermai.
Alzai la mano sinistra.
Uno, due, tre, quattro, cinque… Solo cinque dita. Niente paure. Solo io, che camminavo. Solo io libero dai miei mostri e dalla morsa della fame, che per troppo tempo mi aveva tenuto prigioniero.
A casa, prima di andare a dormire, aprii la finestra e guardai ancora una volta cielo: le stelle erano talmente tante che era impossibile contarle ma io ci provai lo stesso. Invano.
Fui distratto dal suono del cellulare. Era Serena: «Promemoria per il Capitano: sveglia alle 6:00. Missione cornetto ore 7:30. No disertori».
«Sarò puntuale e pronto per la “missione colazione” in compagnia» risposi divertito dal suo messaggio.
Puntai la sveglia anche io alle 6:00 e mi addormentai di sasso.
Quando la sveglia suonò avevo già i piedi a terra. Non volevo dare il tempo all’ansia di svegliarsi. Feci una doccia e mi vestii velocemente.
Arrivai al bar con dieci minuti d’anticipo. Serena era già lì.
«Buongiorno» dissi, avvicinandomi a lei.
«Ciao» rispose lei, sorridendo.
«Ho osato» disse indicandomi un cornetto vuoto e uno alla crema «Scegli tu con cosa cominciare la giornata».
Li guardai: «Sono solo cornetti. Non esami, non sentenze» dissi tra me e me, per cercare di convincermi.
Ne presi uno. Quello alla crema.
«Coraggioso» disse lei.
«Affamato» corressi io. E addentai.
La sfogliai del cornetto si sgretolò lasciando fuoriuscire un po’ di crema, che mi macchiò i pantaloni. Provai a pulirmi con un fazzoletto, ma allargai ancora di più la macchia.
«Capita» esclamò Serena, cercando di trattenere la risata.
«A me capita troppo spesso di fare figuracce simili» risposi.
Ci guardammo per qualche secondo e scoppiammo a ridere.
«Ora devo andare, sennò faccio tardi» disse Serena, controllando l’orologio al polso. «A presto, Capitano. Non mangiarti tutti i cornetti del mondo senza di me».
«Promesso! Alla prossima allora» dissi.
Uscì. La porta a vetri sbatté piano. La seguii con lo sguardo finché svoltò l’angolo.
Mi sedetti di nuovo.
Solo, ma non vuoto.
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Koala
- Episodio 2: Delfino
- Episodio 3: Il peso che non si vede
- Episodio 4: Rende capaci chi chiama
- Episodio 5: Fame e sazietà
- Episodio 6: Tenerezza e fragilità
- Episodio 7: Cinque dita
- Episodio 8: Un passo
Caro Corrado,
nella semplicità dei gesti di Stefano si cela una realtà autentica e drammatica, ovvero quella delle quotidiane soffertissime guerre, apparentemente insignificanti ma per l’interlocutore drammatiche, che molti di noi silenziosamente combattono
Mi associo a Lino, solo ma non vuoto. È una frase che racchiude tutto lo sforzo, la fatica, le cadute e le riprese che sono valse per arrivare fino a qui. Un episodio dove si respirano pace, serenità. Una vittoria.
“Controllai il telefono. Nessun messaggio. E andava bene così. Non avevo bisogno che qualcuno mi dicesse che ero stato bravo. Me lo stavo dicendo da solo, per una volta, senza vergognarmi.”
bellissimo!
Solo, ma non vuoto. Quattro parole che valgono tutto il viaggio. La crema che macchia i pantaloni, la risata insieme, Serena che esce e lui che resta seduto con lo stomaco pieno per la prima volta senza colpa. Si fa il tifo per questo ragazzo, con tutto il cuore.
🙏🏻❤️
Bello vedere Luca gustarsi tutti i colori, i sapori e i profumi della vita. Bravo Corrado!👏
Grazie Concetta ☺️
Che bello questo episodio. È un bagno di speranza e positività. Scritto molto bene. Bravo Corrado, ti sei superato 👏
Grazie Tiziana 🙏🏻
Allora non sono l’unica che conta le dita! 😅
A quanto pare no 😅🤭
Bene, una bella lettura!
Grazie Kenji
Questo episodio mi ha lasciato un senso di dolcezza come il sapore che resta in bocca dopo aver mangiato un buon cornetto alla crema assaporato con gusto.
Grazie 🙏🏻
“La strada cominciava a farsi buia, come i miei sogni negli ultimi anni, ma quel giorno io vedevo solo luce.”
Ci speravo tanto anch’io.👏 👏 👏
☺️