Come dire?

Abbiamo dormito in uno degli alberghi più belli della città. 

Ieri è stato pesante, ma davvero utile, spero che oggi sia anche meglio, ho molte aspettative e spero ci sia tempo per fare domande. Certo se sforeranno come ieri non vedremo nulla della città…stasera si rientra.

Come dire a casa che non c’è stato nemmeno un attimo per compare un souvenir?

Una doccia mi rimette al mondo, tra poco si ricomincia. 

Mi piacerebbe essere qui a Venezia per staccare un po’ e godermi la laguna, ma non c’è tempo, solo  due giorni per il congresso, niente turismo, nessun ponte, niente vetro soffiato o merletti… nemmeno un piccione, solo accredito, appunti e conferenze.

Mi ricordo quando da piccola chiedevo a mio papà di raccontarmi qualcosa delle sue trasferte di lavoro e lui mi raccontava con dovizia di particolari di aeroporti, alberghi o di cene, ma poco e raramente parlava di monumenti, città o negozi.

I viaggi per lavoro sono spesso in posti molto belli che però solo con una buona organizzazione riesci a visitare, mi sa.

E questo è il mio punto debole: sono talmente presa dal lavoro che non mi organizzo bene per il tempo libero, per non parlare di quando mi tocca intervenire e parlare davanti ad una platea di sconosciuti, spesso per la maggior parte uomini e più vecchi di me… per fortuna la mia materia la conosco bene e mi appassiona, altrimenti, come dire… morirei.

No. Poi morire non muoio. Anzi, alla fine del dibattito spesso sono proprio felice e ogni volta un po’arricchita, ma anche sfinita. Per questo motivo non riesco a sfruttare le pause come vorrei. I colleghi mi rassicurano dicendo che si impara col tempo…

Che belli questi getti della doccia, tipo idromassaggio! Mi viene anche da cantare, poi mi asciugo, mi vesto, scendo nella hall e giro a sinistra per arrivare al salone “Murano”, lo stesso di ieri.

Vuoto. 

Pensavo di aver fatto tardi, invece, forse sono in anticipo?

Non c’è anima viva. 

La casa non mi convince: dove sono tutti? 

Corro alla reception per capirci qualcosa e da lontano distinguo un collega, anche lui tutto elegante e sbigottito.

Prima che arrivi al bancone mi saluta e mi viene incontro: “Murano!”  E io: ” Lo so, il salone li, subito a sinistra, ma…”

E lui ” No, no” si frega la fronte “Oggi l’evento continua proprio sull’isola, gli altri sono già partiti, senza aspettarci…io non ho guardato bene il programma, ho dato per scontato fosse tutto qui…. poi forse stamane ci ho messo un po’ più di tempo a prepararmi …ma non sono l’unico direi….” 

Adesso sí, mi sento morire davvero.

Usciamo insieme di corsa dall’hotel e speriamo di riuscire a trovare un modo per raggiungere gli altri, ma di battelli, taxi, o vaporetti, nemmeno l’ombra…. Solo gondole.

Lui mi dice: “In fondo ho sempre desiderato vedere San Marco e il Ponte dei Sospiri… basta essere qui per le cinque stasera, per  ricongiungerci col gruppo… ” E io: ” In effetti… Come dire… abbiamo bisogno di prendere fiato….come dire…potrebbero non sentire la nostra mancanza, dopotutto abbiamo parlato già ieri,  oggi saremmo stati solo uditori…”

Senza ulteriore indugio mi aiuta a salire a bordo di una gondola e chiede di portarci a fare un bel giro. 

Il gondoliere, vedendoci per mano si lancia in smancerie e complimenti, allungandoci una rosa rossa che sembra stata lasciata lì, pronta per l’occasione. 

Poi non la smette più di parlare.

Come dire che è tutto un equivoco? Che non siamo una coppia? Che siamo qui per lavoro… Anzi per l’esattezza, che ora non dovremmo proprio essere qui….

E anche che, se vogliamo essere precisi, non mi piacciono le rose rosse?

Siamo talmente tesi, in effetti, che non ci siamo nemmeno accorti che non ci siamo ancora lasciati le mani e, tutto sommato, nessuno dei due vuole spezzare il cuore al gondoliere gentile.

Come dire al nostro capo che non potremo riassumergli i contenuti e gli avvenimenti della giornata?

Abbiamo tutto il viaggio di ritorno per pensarci e trovare soluzioni… ora Venezia ci aspetta e… come dire… è troppo bello!



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Discussioni

  1. Martina, davvero molto carino l’equivoco che si è creato tra i due e il filo conduttore del “come dire”. E anche la conclusione suggerita nel finale mi è piaciuta: siamo pieni di doveri verso il prossimo, ma è davvero così necessario dare spiegazioni? E se ci limitassimo a vivere, congelando domande, risposte e circostanze da inquadrare nella cornice appropriata? Complimenti per questo Lab, mi è piaciuto!

  2. Ciao Martina, è vero che le trasferte di lavoro non fanno apprezzare luoghi di per sé bellissimi. Tutto sommato la protagonista ha guadagnato dall’imprevisto occorso e si è potuta godere qualche ora di libertà 😀 Chissà che da cosa non nasca cosa