Considerazioni, solo amare, di inizio anno

Inizia un nuovo anno, data-scadenza con nessun significato, ma occasione, sempre, per inventari e bilanci. 

L’anno andato si è chiuso con dolori e lacerazioni che hanno dimostrato la mia fragilità, sia fisica che spirituale. Penso, da presuntuoso, che le sgradite analisi sul mio stato di salute siano, in conclusione, più fastidiose che preoccupanti. Troppi soldi spesi per arrivare a dire, a un settantenne, che il suo motore è affaticato. Grazie, lo avrei detto gratis pure io.

È morto Mauro, l’8 dicembre, mio amico, mio compagno di banco nei lunghi, meravigliosi, anni delle superiori. Mio fratello in mille scorribande da ragazzi e da adulti. Non abbiamo mai litigato, neanche quando eravamo innamorati della stessa ragazza. Ho stretto le sue mani, ormai fredde, e ho permesso ai miei occhi di lacrimare quando lo chiudevano nella bara.

Mi manchi amico mio, ma sei sempre con me.

Dopo il funerale, che mi ha regalato un po’ di gioia nel salutare persone, anche amate, che non vedevo da anni, mi sono ammalato: febbre alta, polmoni pieni di sabbia calda e tosse che sembrava voler sradicare le mie corde vocali. Ne sono uscito, malconcio, la pressione bassissima e il battito alle stelle. Ero stravolto quando, a Santo Stefano, sono salite le mie figliole, ma credo di aver tenuto botta abbastanza bene cercando di apparire il solito babbo, brillante e sprezzante. Che poi, chissà come mi vedono loro.

Il 29 dicembre è morta la mamma della mia compagna. Una Signora come penso sia raro trovarne ancora. Mi ha sempre voluto bene e sempre ho ricambiato il suo affetto, con gratitudine e ammirazione. Ovunque tu sia sei in me, assieme alle persone più care che ho avuto nella mia vita.

Faccio fatica a scrivere e anche a leggere. Mi sento in colpa con gli amici che pubblicano e che ormai raramente commento. Io so che è un momento così, un po’ particolare, ma loro non lo possono sapere. Poi mi dico che poco importa, che l’assenza nemmeno si nota.

In questi primi giorni di gennaio dimentico i piccoli problemi personali e mi prende lo sgomento per i vaneggiamenti di quello che dovrebbe essere il presidente della più grande democrazia. Caso vuole che abbia visto il film “A complete Unknown” che non è certo un capolavoro, ma racconta, in maniera abbastanza obiettiva, i primi anni della vita da cantautore di Bob Dylan. Non sto a magnificarvi lui, ha fatto qualche bella canzone, ma non l’ho mai amato come amo De Andrè. Lo so, a lui hanno dato il Nobel, perdonatemi, sono gusti personali. Però mi sono commosso vedendo quell’america bigotta degli anni ‘60. Bigotta e spaccata, come lo è ora, ma comunque, terreno fertile per una rivoluzione culturale che ha coinvolto il mondo intero. Come dice Dea: che ne abbiamo fatto? Dove l’abbiamo lasciata? Eppure c’è stato un tempo in cui credevamo di aver cambiato tutto, e invece non è mutato nulla.

L’idiota di turno dice che il petrolio del Venezuela è suo, fa un blitz, uccide un centinaio di persone e sequestra dittatore e moglie. Non pago, afferma che la logica (la sua) vuole che la Groenlandia sia degli Stati Uniti. Mi chiedo se non sia opportuna un’azione, più che legittima, che sequestri lui, allontanandolo dal potere. Per evitare critiche al mio pensiero, specifico che non considero Maduro un esempio di democrazia, ma studiando il suo operato e quello di Chavez, suo predecessore, posso tranquillamente affermare che hanno fatto il bene di una ventina di milioni di persone a discapito di un paio di milioni. A parere mio non dovrebbe esserci discapito di nessuno, ma, se faccio un paragone con gli Usa, Trump fa l’interesse di 20 milioni di persone a discapito di altri 320, senza considerare il mondo intero. Bazzecole no?

L’Italia? Come sempre è serva. Sovranisti che leccano il culo al potente di turno, politici corrotti che sacrificano sanità e istruzione per un riarmo ingiustificato, caricature di gerarchi nostalgici, ora ministri della cultura, che regalano 700 mila euro per una fiction Netflix su quell’ignobile figuro che risponde al nome di Fabrizio Corona, o presidenti del senato che piazzano il figlio Geronimo alla presidenza dell’Aci. Ha lavorato bene, questa disumana destra, ha educato il gregge ed è passata da un 2% nel 2005 al 22 attuale a testimoniare la volubilità del senso democratico degli italiani. Vero che il mondo intero gira a destra e mi viene naturale chiedere quante colpe abbia la sinistra, se tale ancora si può definire, su questa svolta miserevole. Non sono mai stato comunista, piuttosto libertario, ma mi è difficile, ora, definirmi anarchico, perché non ho capacità di reazione e accetto passivamente le ingiustizie interne di questo governo di sprovveduti e quelle esterne degli Usa, quelle di Israele, quelle di Putin, quelle dell’Iran e quelle che in ogni angolo del mondo esprimono il lato peggiore della natura umana.

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Discussioni

  1. Cristiana, nel suo commento, a un certo punto dice: Giuseppe, non sentirti solo. Ma nel leggerti mi sono sentita sola io. E credo di parlare a nome di tutti: nel saperti così, ci stiamo sentendo soli noi. Perchè certe persone sono come i muri portanti delle case: quando scricchiolano, si sente.
    Lascialo stare per un attimo il mondo di quelli là. Lasciali stare, quelli là, che litigano convinti che le cose importanti siano il petrolio o una striscia di terra. E fanno morire la gente perchè non sanno un tubo, non hanno capito mai un cazzo.
    Occhei, forse le rivoluzioni e i rivoluzionari di una volta non esistono più. Ma esistono quelli che fanno il mondo migliore, anche se un mondo piccolo, che nessuno vede e ricorda, tranne i fortunati che hanno avuto la possibilità di conoscerli, stare al loro fianco, raccogliere i frutti. Tu sei uno di quelli. Noi, siamo gente di quelli. Mica quelli là. Il mondo mica lo hanno dato soltanto grandi, su questa Terra, lo hanno dato anche a noi piccoli. I grandi lo rovinano, da grandi coglioni che sono, e i piccoli lo migliorano, da piccoli eroi del quotidiano quali sono. Tu sei uno di questi piccoli eroi, lo sai vero? Io lo so: la tua compagna, le tue figlie, i tuoi amici sono fieri di avere accanto una persona come te, come lo siamo noi di Open. Hai seminato sorrisi, bellissime parole, speranze, lasciato tracce. Quanto bene, quanto amore, quante parole belle in questi commenti? Sono per te, nascono dal bello che sei e che sai dare.
    Quindi leggi per quello che puoi, scrivi e commenta per come ti riesce. Ama il più forte possibile. Abbraccia, il più tanto possibile. Stappa vino buono e manda al diavolo il medico se diche che no. Vedi che il mondo è ancora anche bello? Vedi che va tutto posto? Vedi, che alla fine va tutto bene. ❤️
    (E se non va bene, non è la fine. Credo lo dicesse Lennon, o qualcuno dei suoi.)

  2. Caro Giuseppe, l’età avanza e porta con sé gli acciacchi e i malanni, vengono a mancare i compagni di cammino, persone care che ci lasciano dei vuoti incolmabili. Purtroppo non ci possiamo fare niente, è la ruota della vita. Il cammino da qui in avanti è tutto in salita, però non dobbiamo arrenderci. Io tifo per il tuo cuore che in questo momento è un po’ ballerino, spero che il peggio sia passato. L’anno nuovo non si è presentato sotto i migliori auspici e nulla fa presagire a tempi migliori. Per noi, diversamente giovani, che abbiamo vissuto tutta la nostra vita in libertà, vedere come le democrazie si stiano sciogliendo velocemente come neve al sole è sconfortante. Purtroppo è stato un periodo breve nella storia dell’uomo, storia che lo ha visto sempre dominato da re, imperatori, zar, tiranni per conto proprio, ma anche in nome di Dio o del popolo, e pure Papi. La legge del più forte sta prevalendo sul diritto che oggidì è più storto che mai. D’altronde è la legge di madre natura, il più forte prevale, su questo principio si basa anche l’intera catena alimentare. E dulcis in fondo anche le religioni sono delle dittature assolute, dove c’è chi, pur predicando l’uguaglianza, orgogliosamente si definisce schiavo del suo Dio. La storia non insegna niente, solo un po’ di geografia con qualche insegna: Auschwitz, Dahau, Goli Otok, Katyn, Sabra e Shatila, Buča, Račak, Srebrenica, Hiroshima, Nagasaki ecc. Quale sarà la prossima insegna? Non si impara niente dal passato, gli errori si ripetono perché ogni nuova generazione rivendica il diritto di sbagliare. Siamo creature dall’obsolescenza programmata, esseri mortali, nella nostra breve esistenza non impariamo mai dai nostri errori perché viviamo una sola volta. Mi sono lasciato andare al solito pessimismo, per fortuna esistono delle persone speciali e dal grande cuore, come te, che anche in questi tempi bui mi fanno tirar un po’ su di morale. Un abbraccio.

  3. Caro Giuseppe, come stai oggi?
    Ci siamo sentiti, ogni tanto, ci siamo scambiati i dolori (del corpo e dell’anima) e gli amori (quelli per la vita e per i libri). Lo sai, ma te lo dico comunque, sei fra quelle persone speciali che considero amiche e che tuttavia non posso mai abbracciare, con le quali non posso condividere una serata, una gioia immediata o un dolore. Perchè siamo parole. Ecco, siamo ‘amici di parole’. Amici che si raccontano e si leggono attraverso ciò che, scrivendo, decidono di regalare a chi accetta questo splendido dono. Scrittura e lettura è ciò che ci unisce. Basta saperlo fare come facciamo noi, con occhi interiori.
    Pertanto, non sentirti mai solo. E se ti capita, afferra quel maledetto arnese che è il nostro ‘ponte’ e manda un messaggio. «Ciao amici di parole, sapete che oggi sto di merda?» e non pensare di violare nulla, non pensare di disturbare, non pensare di buttare addosso i tuoi problemi agli altri. ma già lo sai, e allora cosa te lo dico a fare?
    Ma anche «ciao amici di parole, sapete che oggi sto proprio bene?» e troverai certamente qualcuno di noi a gioire con te.
    Per quanto riguarda la situazione mondiale? Anche lì, già lo sai. Però sai anche che in me trovi un muro allo sconforto, perchè, e chissà mai il perchè, resto un’inguaribile ottimista. Che ci posso fare?
    Anzi, sai cosa faccio? Mi rileggo il tuo romanzo e mi inietto una nuova dose di speranza.
    Ti abbraccio forte Beppe nostro 🙂

  4. Ciao Giuseppe, non sono il numero di commenti a segnare il tuo interesse per le storie, ma l’intensità delle parole che ci regali quando è possibile. Sono felice di sapere che le tue condizioni di salute non siano gravi. Piano, piano di rinnoverà anche la forza. Ci vuole un po’ di tempo. Condivido le tue riflessioni e preoccupazioni sull’attuale situazione nel mondo, e sul tentativo di molte forze politiche di eclissare la realtà. Spero che l’umanità abbia la forza di reagire e di solidarizzare contro queste forze inumane. Un abbraccio.

  5. Caro Giuseppe, la tua assenza qui su Open si è sentita, credimi. Mi sei mancato e sono contento di sapere che le tue condizioni non sono da considerarsi gravi ma tipiche di un cuore che ha battuto tante volte. Chissà quanti battiti hai provocato tu, con quel tuo carattere buono e goliardico, negli altri. Spiace vedere persone che vanno via, ti sono vicino. Purtroppo abbiamo un destino inesorabile ma quello che possiamo fare è esserci nel migliore dei modi e di lasciare un segno come hai fatto tu, ad esempio, con il tuo libro e con le relazioni che sei riuscito a costruire attorno a te, non solo in ambito famigliare. Ti vogliamo bene e spero starai sempre meglio. Mi associo inoltre alle tue considerazioni sul mondo, l’umanità non sembra imparare dalla storia, tende piuttosto a ripeterla.