Cosa farò tra dieci anni?

Sto scrivendo queste righe su un foglio di carta, obbligato, quasi, dal mio psicologo. Mi chiamo Mauro e non faccio nulla per vivere. Campo alle spalle dei miei due anziani genitori. Ho molti sogni ma ho deciso di lottare a metà: lancio mille semi sotto terra ma non passo l’aratro. Non coltivo. Mi limito a sognare ad occhi aperti. A sperare che tutto vada per il meglio. Non me ne chiedo il motivo. Per pigrizia o incapacità, che sia. Resta il fatto che non mi interessa. O forse, semplicemente, non è alla portata del mio cervello, la cosa. La mia donna, molto più grande di me, quasi una mamma – e infatti spesso e volentieri mi piace suggerle il seno nei momenti di intimità – me lo dice spesso. La mia frustrazione, la mia ignoranza unite alla mia incapacità (ecco svelato il perché del mio dolce far nulla) fa di me una persona meschina e brutta. A tutto ciò si aggiunge il mio pessimo carattere di insana e pessima costituzione. Si perché il fisico m’ha rigettato dalla nascita… Questo e molto altro rendono inutile questo mio scritto che, ribadisco, nasce esclusivamente per volere del mio psicologo: fra dieci anni io sarò qui, se non avrò abbracciato il buio ed il freddo, a non far nulla. Perché nulla so fare. Vorrei esser definito attore ma la verità è che non ho un briciolo di talento e sono davvero troppo brutto per stare davanti alla macchina da presa. Due pessime “qualità” unite in un corpo solo. Non mi va nemmeno di studiare recitazione: non compenso nemmeno le mie scarse doti naturali! Voi direte «Non credi in te stesso.» e io vi dico, esatto! Come posso lottare contro madre natura che m’ha fatto imbecille, brutto e maligno? Questo e la pigrizia costituzionale, sommata alla mia unica “qualità”, l’inettitudine, fa di me un perfetto idiota, pronto per le televendite h 24 e per i partiti figli del populismo. Un soggettone, insomma. Teresa, la mia donna, vent’anni più vecchia, me lo dice spesso: «Te tu non porti mai a termine nulla!». Si, è toscana. Ma io quando mi fanno notare la verità mi inalbero, sbavo, bruxo, mi incazzo e provo a fare la iena. Dico una marea di fesserie in realtà ma le condisco con molta rabbia che mi scorre velenosa nelle vene del mio infelice “tempio”. A volte, quella valanga di parole, sfregia volti miserabili almeno quanto me. O almeno così mi piace pensare… E mi sento subito meglio. Il mio psicologo dice che lo faccio perché serve a compensare la mia inettitudine che si fonde con l’invidia… Perché io sono poco o niente ed attorno a me la gente vince. Io invece mi limito a vegetare… sono uno zombie. Sono un eterno secondo. Un eterno Peter Pan senza tuta verde. Nudo, di fronte allo scorrere del tempo e alle intemperie che mi colgono sempre impreparato. La verità, Cristo, è che sono uno zombie. Non farò mai nulla di buono, non otterrò mai nulla dalla mia vita. Sarò quell’idiota che quando lo becchi in onda su una stazione radio cambi canale. Quello che vuole evadere ma sconta la sua pena in silenzio nella sua piccola cella al freddo d’inverno e al caldo d’estate. Quel fallito che invece che protagonista sarà eternamente la comparsa (di massa). Quel brutto anatroccolo che non sarà mai cigno. Un mediocre. Perché quel poco che ho fatto, nel corso della mia esistenza, lo devo a qualcuno. É stato pagato, comprato, barattato. Non ho mai vinto. Mai. Si… queste righe mi stanno aiutando a mettere in ordine la mia vita, mi hanno messo di fronte ai fatti che sinora negavo a me stesso. Mi hanno sventrato la pancia come un pesce, permettendo a bile e merda di uscire. Io sono una nullità. Si. Non otterrò mai nulla di buono. Ci sta. Ok, sono un mediocre. Una briciola sul tavolo dell’esistenza. Non possiamo essere tutti panini, giusto? Questo mondo non è mica perfetto… Perché devo esserlo io? In fondo se esistono i bravi, gli eletti, gli scrittori, gli artisti, i primi della classe… è perché esistono anche le zecche, gli zero, gli ultimi, i parassiti, gli inutili. I senza scopo. Le merde. E poi non c’è giustizia mica, in terra! Sai quanti di noi alla fine, per conoscenza, amicizia, paternità, leccata di culo trova strada ugualmente nel mondo delle arti? Anzi… ci stiano unendo, sappiatelo. Saremo – anzi, pardon… siamo! – in tanti. Altro che sindacati, unioni, affiliati… i mediocri hanno gli stessi cazzo di diritti di voi geni. Ecco. L’ho detto. L’ho scritto. Pensa che palle se fossimo tutti come voi, artisti del cazzo, che vogliono la meritocrazia applicata sempre e comunque nella / alla vita odierna! Affanculo. E chi non ha nessuna dote che fa? Chi è pigro che fa? Chi non sa fare niente? Di cosa campa? Di sussidi? Di disoccupazione? Alle spalle dei suoi vecchi? Ha diritto uguale a sognare e a vedere realizzato i propri auspici. Capacità o meno. Oh… resta comunque il fatto… che ad ogni modo mi sono premunito: tra poco mi sposo Teresa che fa l’avvocato. Casomai l’associazione dei mediocri non dovesse andare in porto…

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Discussioni

  1. Condivido l’opinione di @tiziano_pitisci, la scala sociale che si può identificare in numeri o posizioni, rende perfettamente all’interno del tuo racconto.
    Non era facile oltretutto bilanciare questa introspezione fra il narrato e la punteggiatura… sei davvero bravo!!!

  2. Riconosco in questo monologo interiore lo stile delle storie anticonvenzionali e cupe di “Bingo Bongo e altre storie” (di cui tra l’altro mi pregio di aver curato la postfazione). Interessante la riflessione sull’utilità degli “ultimi” (senza i quali non potrebbero esistere i “primi”).