Deutschordenstaat

Serie: Cavalieri Teutonici

Il cavaliere raccolse dal manto piastrellato la daga, la esaminò e imprecò di nuovo. Tutto scorreva lento difronte gli occhi dell’avvocato, che accovacciato tremava. “Sono quasi morto” pensava. Il suo difensore toccò un punto della calotta di metallo, all’incirca all’altezza della giugulare, l’armatura si accartocciò su se stessa fino al ventre, chiudendosi all’interno della fibbia della sua cintura. L’uomo vestiva una giacca di pelle nera, jeans, comode scarpe da ginnastica. Le mani dell’uomo era chiuse in dei ruvidi guanti. La sensazione che ebbe l’avvocato quando afferrò la mano tesa, fu quella di guanti da centauro: non si sbagliava.

Fatto rimettere in piedi la vittima, il motociclista, senza proferire parola alcuna, gli fece cenno di seguirlo. Werner Müller s’incamminò macchinalmente, come se fosse attratto inconsciamente. Camminarono per alcune centinaia di metri, l’uomo in giacca di pelle cacciò fuori dai jeans una chiave, pigiò un piccolo tasto e un clic precedette il lampeggiare arancione di una moto nera dalla grossa cilindrata, aprì uno dei due bauli agganciati sul retro e porse un casco all’avvocato, che, in silenzio riverenziale, obbedì.

«Monta su.» Disse l’uomo con tono di voce alto per sovrastare il rombo del motore.

Dopo aver dato un’occhiata dietro di sé, il centauro diede gas. L’avvocato fu costretto ad afferrarsi ai fianchi del pilota per evitare di essere sbalzato indietro. La motocicletta procedeva agile nel traffico della capitale bavarese, percorsero Ludwigstraße fino a Odeonsplatz e i suoi palazzi barocchi. Il loro giro finì proprio sotto il porticato di uno di essi. Il motociclista parcheggiò la moto davanti l’elegante ingresso con affissa una targa che recitava: Deutschordenstaat. Werner Müller era sempre più intontito. Con ancora i caschi addosso, i due entrarono, percorsero un lungo corridoio, rischiarato solo dalla fioca luce penetrante dalle finestre, alla fine del quale trovarono un ascensore ad attenderli. Werner poté guardare per bene l’uomo che qualche manciata di minuti prima gli aveva salvato la vita, solo adesso, dopo essersi tolto il casco: capelli biondo cenere, occhi nocciola, mascella squadrata, un grosso naso, simile a una patata, – pensò Werner -, giocherellava con la daga, aveva un fare impaziente.

L’avvocato fu riscosso dai suoi pensieri quando l’ascensore terminò la sua corsa, al seminterrato numero 3; Müller non si era accorto che stessero scendendo piuttosto che salire. Senza preamboli o cerimonie il suo accompagnatore iniziò a camminare, Werner alzò la visiera. L’ambiente interno era in netto contrasto con quello esterno, molto scarno, nudo, “asettico” pensò Werner. Ogni due passi si accendeva una striscia di lampade bianche al led attaccate al soffitto. L’inquieta passeggiata non durò molto, la fine della sala, che ospitava la porta dell’ascensore, si apriva in un portone d’acciaio, dalle porte scorrevoli, corredato da un tastierino. Il cavaliere compose un numero, alzò il polso destro, un cono di fasci laser viola scannerizzò la cute, poi un clic. Le porte scivolarono sulle loro guide, l’uomo si voltò verso Werner: «Togliti quel casco, sembri ridicolo.»

Werner aspettò qualche secondo, con la speranza che il rossore delle guance, dovuto all’imbarazzo, sparisse, ma non fu così.

«Ti sei offeso?»

«Dove siamo?» Cambiò discorso l’avvocato.

L’uomo gli fece segno di seguirlo, senza nessuna spiegazione. La porta di metallo nascondeva una stanza in pieno stile neoclassico. Sulla parete di destra un quadro ritraeva un ometto, a mezzo busto, con un sorrisetto sormontato da dritti baffetti celato dallo sguardo fiero e sicuro di sé, carnagione ambrata, indossava un turbante, con la mano destra teneva ben saldo il gilet rosso mettendo in mostra lo stemma ricucito: una croce nera patente su sfondo bianco.

Werner cercò di non restare indietro e allungò il passo, ignorando gli altri quadri. Un’elegante porta in legno di quercia divideva quella stanza da quella successiva: un enorme quadrato ospitante tre scrivanie, comode sedute, e un’infinità di libri tutto intorno alle pareti. Werner aprì per un attimo la bocca, non ne aveva mai visti di così tanti messi insieme.

«Brutte notizie, deduco.» Disse un uomo da un angolo mentre sorseggiava un calice di vino rosso.

«Deduce bene, gran Maestro.»

“Gran Maestro?” Pensò Werner.

«Chi è il nostro ospite?»

«Un malcapitato, ha assistito allo scontro.»

«Avvocato Müller, Werner Müller.» Disse con un briciolo di coraggio venuto fuori da un moto di orgoglio “malcapitato? A me?”

«Piacere di conoscerla, avvocato. Io sono il gran Maestro del Deutschordenstaat. Conosce?»

«Ovviamente. Credevo però che foste dei clericali.»

«Lo siamo, sosteniamo sempre la Sacra Chiesa.»

«Intendevo dire…»

«Non siamo tutti preti, su via signor Müller, non sia ingenuo.»

Werner divenne nuovamente paonazzo.

«Sono riuscito a recuperare questa.» Disse il cavaliere teutonico sventolando in aria la daga.

«Cosa ce ne facciamo?»

«C’è un simbolo inciso sul manico, sono sicuro che ci porterà al possessore.»

«Quello è il giglio del Priorato di Sion.» Affermò Werner dopo uno sguardo fugace.

«Come fa a esserne certo, avvocato?»

«Un amico porta una spilla sulla giacca, una volta gli chiesi cosa significasse e mi raccontò del Priorato.»

«Molto interessante. Quindi il suo amico sarebbe un accolito?»

«Lo ha negato.»

«Classica codardia.» Aggiunse il cavaliere.

«Venga, signor Müller. Le faccio strada.»

Werner Müller notò che il tono di voce cambiò, adesso era più mellifluo, forzatamente amichevole, e questo non gli piacque. Tuttavia Werner non poté fare a meno di seguirlo.

Serie: Cavalieri Teutonici
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il fine settimana italiano
  • Episodio 3: Il pellegrinaggio
  • Episodio 4: Deutschordenstaat
  • Episodio 5: Sabbie tempestose
  • Episodio 6: Macchina della verità
  • Episodio 7: Ahmet, il turco
  • Episodio 8: Rivelazioni
  • Episodio 9: Epilogo
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa, Sci-Fi

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    Discussioni

    1. La narrazione diventa molto avvincente e suggestiva. Immagino che per l’avvocato si sta per aprire una grande avventura.
      Al prossimo episodio.