Dio grazie di aver fatto la mamma

Serie: Genio Sovraumano #2stagione


Spesso di notte piangeva. Se ne stava così, rannicchiato nella sua brandina sgangherata e piangeva di nostalgia. La notte rimestava nel passato e ripensava soprattutto a sua madre. Non ce l’aveva più una mamma e si può sopravvivere a tutti, si può rinunciare a tutto, ma non alla vicinanza di una mamma quando si è un giovane uomo. Sono quel genere di cose che se ti capitano poi le accusi per anni a venire e che forse non ti uccidono, ma sul lungo ti segnano, plasmando il tuo carattere in modo irreversibile, quando in età matura ti troverei ad essere quel tipo di uomo che magari non saresti stato se la tua crescita fosse stata sostenuta dalla sua presenza. Cosi per Dejan: sarebbe diventato un uomo, ma che tipo di uomo?

“Dio grazie di aver fatto la femmina”, è la femmina che marca il segno della diversione del fiume dall’estuario al delta e sempre lei che infonde quel tocco di diversità e aggiunge quel sapore di variegato alla nutella all’esistenza di ciascuno. La vicinanza di esseri tanto uguali e così diversi, che tappano il “buco” e lo ricolmano di tenerezza e curiosità.

La regina fra le donne è proprio la mamma: è lei che imprime il giusto verso indicando il sentiero e poi l’accompagna per lasciarti nelle mani di un’altra donna che sarà altrettanto importante, altrettanto centrale, ma che non potrà mai sostituirla, perché la mamma, prima fra tutte, è un’esperienza esclusiva. A lei sola tocca l’onere e l’onore di essere unica e irripetibile. Così è per tutti e così era stato anche per Dejan; il solo pensiero di non potere più lo tormentava e lo lasciava con un senso di vuoto buio e insolubile. Chi gli avrebbe indicato quella via? Chi l’avrebbe accompagnato sull’uscio del talamo nuziale per perpetrare la specie? Chi gli avrebbe insegnato come amare le donne? Chi come comprenderle?. Chi, nel caso, come allontanarle e con fatica separarsene? Non sua madre, ormai non più.

La signora Olga era la sua maestra di bon ton.

– Ci vuole sempre un certo contegno, questa guerra non deve cancellare il nostro modo di apparire degni e rispettabili. Bisogna essere sempre ben vestiti e ben pettinati, gentili nei modi e sorridenti. Un’immagine pulita è un’immagine vincente, soleva ripetere Olga.

Per Olga era prioritario; lo era sempre stato e ancor di più lo era in quei giorni di guerra, in cui lo sfascio generale non sembrava assecondare questa necessità. Apparire è importante almeno quanto essere, perché solo chi sa esibire un’immagine vincente può rivendicare la sua pretesa di esserlo davvero.

La vedeva al mattino racimolare qualche spiccio qua e la per andare al dispaccio clandestino e poi tornare carica di stracci e chincaglierie varie. Era diventata una habitué della borsa nera, ma non se ne vergognava.

– in guerra l’illecito diventa lecito e poi certi articoli non si trovano in giro.

Per Dejan era pazza; insomma suo padre curava l’essenziale ed era giusto quello che, a suo modo di vedere, si doveva ricercare in un simile sfacelo; sua mamma invece non trascurava il dettaglio. C’erano alcuni standard che si dovevano mantenere assolutamente. Ad esempio i vestiti; non sopportava camice sdrucite o pantaloni bucati e non passava giorno che non la trovasse intenta a stirare o a rattoppare qualche tipo di indumento. Poi la casa: la cura di quel postribolo in cui erano finiti nell’ultimo anno, dopo che la loro era stata sventrata da una granata, aveva per lei la centralità di una questione sacrale.

– La casa è il posto dell’anima – il rifugio dei nostri sentimenti. Getteresti i tuoi preziosi in un letamaio? Allora come fai a pensare di viverci?

– Figlio bello, qui dobbiamo stare, e vivere è vivere, non è sopravvivere

– non c’è disastro, tragedia e quant’altro che possa impedirmi e impedirci di farlo in modo degno

– mi devono ammazzare per non farmelo fare

L’esigenza di tenere il punto su questa circostanza muoveva dall’educazione che Olga aveva ricevuto dal papà. Era la figlia del colonnello Niewski, combattente zarista che aveva contribuito a domare la rivolta di Pietrogrado del 1917 e successivamente era stato epurato dal regime costituito e spedito a svernare in Montenegro per i troppi meriti e per l’eccessivo credito accumulato in anni di onorato servizio.

Era stato un uomo valente e fiero, di una fierezza che non si deve perdere, una fierezza che non può cedere a qualsivoglia deriva tragica o stato depressivo vero o presunto. Il papà di Olga applicava tale precetto al sistema dei valori fondanti della persona, Olga invece, smorzandone la portata, si era limitata a circoscriverlo allo stile di vita, ma non per questo ne avallava deroghe: “così è se vi pare” e su questo era sempre stata categorica. Lo pretendeva da Sinisa e dai suoi ragazzi e tante volte per rimanere ferma sulla posizione, si erano scontrati.

Dejan si ricordava che con sua madre era sempre un richiamo all’ordine e alla disciplina, un continuo: fai questo, pulisci qua, rassetta di là, francamente stucchevole e di certo stridente con la sua natura anarchica e selvaggia. La precarietà della sua condizione attuale gli aveva reso meglio il senso di quell’ossessiva inclinazione di sua madre verso l’ordine e la decenza di cui ora, riverso su quella brandina sciatta e maleodorante, accusava l’assenza.

Serie: Genio Sovraumano #2stagione


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Discussioni

  1. Bello e particolare questo incipit. Non avrei saputo trovare le parole che tu hai trovato per descrivere l’essenza di dignità e decoro che spesso caratterizza alcune mamme. Un modo di essere che potrebbe sembrare rivolto solo a cose esterne della vita come l’ordine, la pulizia, la camicia ben stirata ecc ma che spesso ha un significato più profondo
    …”aveva per lei la centralità di una questione sacrale”…
    perché piccole attenzioni e regole a volte contribuiscono a costruire il nostro modo di rapportarci alla realtà e a noi stessi.
    Bravo Salvatore! Aspettiamo il seguito 🙂