Discorso di un ministro mediocre

La voce si fa attendere. A passo lento e deciso, il ministro si avvia verso il pulpito. La folla è in delirio, mani alzate e tese battono, le bandiere sventolano, c’è la gioia della sudditanza. Con il petto in fuori e un ghigno, il ministro ora spegne il ghigno, si fa serioso e impettito. Il suo silenzio, secondo dopo secondo, diventa il silenzio della sua folla che, uomo dopo uomo, donna dopo donna, si cheta del tutto e resta in ascolto. 
  -Italiani!
Pausa. Le mosche non ronzano. 
  -Miei concittadini e miei figli!…
La pausa è la solennità del discorso, la sua anima poetica. 
  -Oggi vorrei mettermi a nudo dinanzi a voi. 
Ancora una pausa. Nella folla si respira una certezza senza origine. 
  -Ascoltate le mie parole, come gli apostoli ascoltano la parola del Signore.
E strinse il rosario fra le mani, levandolo in alto. Le telecamere che inquadrano dal basso lo fanno apparire alto, saggio, quasi divino. 
  -Al principio della mia carriera, mi derisero. Guardavano dall’alto della loro maggioranza e si prendevano gioco della mia misera percentuale di consensi. Per anni hanno denigrato il mio lavoro, dicevano che gli stranieri erano una fondamentale risorsa del nostro paese. Vogliono mescolarci come ingredienti della stessa ricetta. Ma voi lo sapete, come lo so io: Questa è un’invasione! Ed è mio dovere placare questo atto di guerra prima che sia troppo tardi. Per questo mi avete votato, per questo mi avete eletto a vostro leader. Ridevano di me, ora siamo a noi a ridere. 
Applausi e risate dalla folla, le bandiere sventolano con più energia, come mosso da una brezza marina. 
  -Ora però, italiani, è arrivato il momento di mettermi a nudo di fronte a voi. 
Dice il ministro con aria austera. 
  -La verità è che voi, cari concittadini, siete il ritratto della pigrizia intellettuale, della volontà di obbedire. Mi è bastato ascoltare le vostre pance, così colme di ingerenze quotidiane. Ho annusato il vostro malcontento: era un seme dormiente in ognuno di voi. È stancante porgere l’altra guancia, accettare le angherie del prossimo, difendere i diritti altrui rinunciando ai propri, non è vero? Ebbene, io non ho fatto altro che modellare il vaso di creta che siete, ho annaffiato giorno dopo giorno il vostro seme, ho idratato l’istinto aggressivo dentro di voi. Vi ho inondati di false informazioni, ho orientato le televisioni e la stampa, vi ho mentito. Vi ho plasmato piano piano, come farebbe un mentalista o un prestigiatore. E come ho fatto?, direte voi, figli miei. Come fanno tutti i prestigiatori: vi ho distratti, ho concentrato la vostra attenzione verso un altro fronte. Vi ho resi codardi, poiché anch’io, a mio modo, vivo nella mia pancia. È stato così semplice: tutti noi vogliamo sentirci dire “Non è colpa tua”. Non volevate sentirvi colpevoli dei mali del nostro paese (la mafia, la corruzione, il debito pubblico, ecc) e allora vi ho dato la soluzione: puntate il dito contro chi è diverso da voi. Noi siamo italiani, siamo la maggioranza, siamo più forti, perfetti. Loro, la minoranza, sono i deboli, e come tali vanno respinti, annientati, ignorati!
Pausa. Il silenzio della piazza è palpabile. 
  -Vi ho incitati a liberarvi, ad espiare le vostre coscienze. Avete un male dentro, lo sento, lo percepisco, perché ce l’ho anch’io. Alzi la mano chi non ha subito almeno un’ingiustizia nella sua vita. E vi pare giusto che nessuno paghi per il torto che vi hanno fatto? Vi sembra onesto un politico che protegge chi è più ricco di voi senza alcun merito? 
Ancora una pausa. Il ministro sorride come chi sa di avere ragione. 
  -Vi ho abituati alla disumanità, al cinismo, alla lotta verbale e fisica, all’abuso del potere, alla ribellione illegittima. Vi ho ingannati con ragionamenti deviati, come operavano i sofisti. Ho alzato il muro ora, sì, proprio ora, dopo così tanti anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. E ancora vi chiedo, figli miei: sapete come ci sono riuscito?
Nessuna risposta dalla platea.
  -Perché non leggete. Non allargate la vostra mente. Avete la memoria corta, dimenticate in fretta. Vi indignate, insultate e poi la polemica cade nel giro di pochi giorni. Eravate analfabeti, io vi ho insegnato a scrivere. Non avete studiato, io vi ho dato una strada da seguire. La storia, cari cittadini, non esiste! È una bufala ideata dagli intellettuali per educarvi alla più incredibile delle bufale: l’uomo è libero. 
Il ministro ride. 
  -Credete che abbia fatto tutto questo per voi? No, l’ho fatto per me stesso. Solo per gratificare e ingigantire l’idea che ho di me. 
  -Mi avete dimostrato che la libertà di pensiero è utopia, così come la democrazia. La verità è che voi amate il conformismo, desiderate solo essere come gli altri. Perché solamente la somiglianza stimola il senso di appartenenza. Ragionare da soli rende soli. 
I cittadini sono attoniti, confusi. 
  -La vostra ignoranza è la mia forza. La dura verità è questa: non riuscite ad ammettere a voi stessi che siete incapaci da ragionare in autonomia, per questo delegate la logica della vostra vita sulle mie spalle. Io sono la vostra pancia perché non avete educato la vostra testa. Avete infranto il giuramento che ogni uomo fa a se stesso: restare umano. Ora siete bestie di un gregge che io guido con perseveranza e mano ferma. E la colpa è solamente vostra. Ma voi, come è ovvio che sia, non capirete quello che vado dicendo. Mi adorate. Siete fedeli, nel senso più dispregiativo del termine. 
Ancora una pausa, più lunga. 
Il ministro agita le mani. 
  -Nessuno riesce a capire come sia possibile che una folla di milioni di persone riesca a subire le arroganze e le angherie di un singolo uomo che non ha alcuna forza superiore se non quella che voi stessi gli concedete. Preferite godere della mia frusta che ribellarvi. Voi amate il freddo gelido del metallo delle catene. Vi rende vicini e sicuri di voi, del vostro piccolo orticello. Siete, d’animo e mente, servitori volontari. Volevate un capo, io ve l’ho dato. 
E allarga le braccia. 
  -Continuate a desiderare la libertà, attraverso i vostri diritti, ma quando vi vengono dati ecco che vi sentite vuoti. Siete felini che inseguono lucertole, una volta acchiappati non sapete che farvene. Eppure, prima di cominciare la mia ascesa politica, mi chiedevo: a chi rivolgo la mia parola? E d’improvviso, la risposta: rivolgo la mia parola a chi è nato servo, poiché cresciuto come tale. Le vostre famiglie, il vostro ambiente di lavoro, le vostre amicizie e la vostra scuola, tutti vi sussurravano “Io sono il capo, tu il servo”. Io, vostro padre, sono nato dal grembo della servitù. Sono venuto al mondo per ricordarvi che siete nati per servire. La parentesi tragica della mia storia, è che io non sono oggi e non sono mai stato un buon capo né un buon padre: sono stato l’Unico, e per questo il migliore. 
I bambini cominciarono a piangere e agitarsi sgambettando nei passeggini, le gambe degli anziani a tremare, le mani dei giovani a vibrare. Il popolo serrava i denti. 
  -Un gregge pusillanime e codardo, questo siete, figli miei. Ed io sono vostro padre. Voi avete bisogno di me… voi avete bisogno di me… voi – avete – bisogno – di me. 
Ultima pausa. 
  -Ma!… se la storia mi ha insegnato qualcosa è che chi semina vento raccoglie tempesta, chi incita all’odio verrà ripagato con la stessa moneta. Prima di me, le personalità tiranniche arrivarono al culmine del loro potere, poi qualcuno li fece tornare con i piedi per terra, in un modo o nell’altro. So che ci vorrà tempo prima che vi accorgiate del trucco. Quindi, per adesso, godetevi lo spettacolo. 

Questo discorso politico è un’opera di fantasia, ispirata al saggio di Etienne De la Boétie – Discorso della servitù volontaria (redatto 1549 e pubblicato clandestinamente nel 1576). Nel contesto, il politico mediocre non ha identità (riferimenti a esponenti politici attualmente in carica potrebbero essere casuali, dipende dall’interpretazione del lettore. Così come dipende da lui l’immedesimazione nell’uomo di piazza, cittadino e figlio del politico in questione).

L’immagine scelta rappresenta D’Annunzio che parla ad una platea, emblema dell’oratore che usa la retorica per plasmare le menti del popolo.

Siate liberi di pensare.

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Discussioni

  1. Ho lasciato il popolo “libero” e il finale aperto per la libera interpretazione del lettore. Il lettore può scegliere di far reagire il popolo o lasciarlo adorante e servo.
    Grazie per il commento Lorenzo!