Do you know the enemy? Pt. 1

Serie: Ticket to hell


Migliaia di persone si erano messe in moto, abbandonando le loro case e le loro vite. Nessuno di loro aveva un piano. Erano passati appena un paio di giorni dall’incidente alla stazione di Milano, ma già il presunto virus si era propagato in tutta la Lombardia e minacciava le regioni limitrofe. I telegiornali e le radio davano notizie vaghe e incerte ma, soprattutto, non proponevano soluzioni. Il popolo era abbandonato a se stesso e in molti soprattutto nel centro e sud Italia tentavano la fuga in aereo per paura di rimanere intrappolati, chiusi tra il mare da una parte e il virus in avvicinamento dall’altra. Anche gli aeroporti erano intasati e molti aerei avevano difficoltà a decollare perché quasi tutte le mete avevano rifiutato il consenso all’atterraggio: l’Italia e chiunque vi provenisse erano un pericolo. Alcuni aerei avevano rischiato di schiantarsi, perché non potendo atterrare legalmente da nessuna parte si erano ritrovati a volare più del dovuto col rischio di esaurire il carburante. Le stazioni ferroviarie erano evitate quasi da tutti. E mentre la gente moriva per strada e nel nord imperversava il caos, in televisione si speculava sulle origini e sulle caratteristiche del virus, si interpellavano medici ed esperti, si intervistavano individui sopravvissuti alla strage. Alcuni inneggiavano alla punizione divina, incolpando atei, omosessuali e transessuali, prostitute, pro-abortisti per la loro condotta estrema e troppo lontana dai dogmi della Chiesa. Secondo loro il virus avrebbe colpito solo gli infedeli e coloro che avevano vissuto all’insegna della perdizione, lontani da Dio, mentre gli altri si sarebbero salvati. Assolutamente falso. Se ne resero conto quando gli infettati cominciarono a entrare nelle chiese e ad assalire i fedeli in preghiera. Emblematiche furono delle immagini amatoriali nel Duomo di Milano, dove i non-morti non facevano alcuna distinzione tra credenti ed atei. Le ultime immagini che si ebbero del luogo furono delle riprese aeree che mostravano una massa indistinta di corpi smembrati che si trascinavano per tutta la piazza.

Altri ancora incolpavano gli “immigrati”, sostenendo che avevano portato con sé malattie sconosciute oppure di livello intensificato, malattie ormai debellate in Europa e contro cui non si avevano le misure necessarie. Tutti erano contro tutti. Ognuno lottava per la propria sopravvivenza.

Anna, Giacomo e Lucia erano riusciti a mantenere il contatto con la civiltà, nonostante nella loro marcia incontrassero solo devastazione e morte.

Qui dicono che manderanno degli aiuti al nord per soccorrere i sopravvissuti. Ah! Ma chi ci crede?”, spiegò Anna leggendo delle notizie dal suo smartphone.

Dobbiamo levarci da qui il prima possibile. Alcuni siti minori scrivono che le forze dell’ordine sono intervenute su Milano… bombardando il centro con dei narcotici o roba simile”, proseguì allarmata la ragazza.

Non mi stupirei. Ma a questo punto chiunque può diffondere informazioni false. Ormai è impossibile distinguere la realtà dalla finzione”, commentò Giacomo in tono apocalittico.

Aspetta! Mamma, accosta! Questo dovete vederlo anche voi”, esclamò Anna.

Lucia arrestò l’auto e dopo aver controllato che non ci fossero pericoli imminenti, tutti e tre si radunarono attorno ad Anna e fissarono lo schermo del cellulare. Un paio di video della durata di meno di un minuto ciascuno mostravano un attentato avvenuto su un treno diretto a Milano pochi giorni prima dello scoppio del virus. Qualcuno era riuscito a recuperare dei video dalle telecamere di sorveglianza del treno e li aveva diffusi illegalmente. Sarebbe stata questione di poche ore prima che i video venissero rimossi dalla rete. Un primo video mostrava un uomo lanciare una fiala in terra e le persone che gli erano attorno riempirsi di escoriazioni sul corpo. Un secondo video mostrava la trasformazione da uomini… a zombie.

Non capisco. Cosa dovrebbe significare?”, domandò Lucia confusa, ma nessuno ebbe il tempo di rispondere poiché sentirono un rumore in avvicinamento. Era il rombo di un motore, ma non riuscivano a capire da dove provenisse. Spensero le luci dell’auto e scesero per nascondersi tra i cespugli a bordo della strada. In quella situazione era meglio non fidarsi di nessuno: come si poteva riconoscere un nemico da un amico? Tra le auto abbandonate si fece largo una camionetta dell’esercito, su cui viaggiavano quattro militari coi mitra spianati, uno di loro scrutava la strada con un binocolo. Si fermarono a breve distanza dal pickup dei tre fuggitivi ed estrassero un macchinario sconosciuto che emetteva dei leggeri bip ad intermittenza. Comunicavano tra loro con gesti incomprensibili o parlando sottovoce. Il più basso dei quattro si avvicinò al pickup con aria insospettita, soffermandosi a curiosare attraverso i finestrini, ma fu subito richiamato da quello che doveva essere il capo. Il militare più basso allora corse in una determinata direzione con in mano un’asticella e la piantò nel terreno, collegandovi un sensore. Tornò indietro e rimontarono tutti e quattro sulla camionetta.

Fra quindici minuti salta tutto. Andiamocene”, esclamò uno di loro, prima di mettere in moto e sgommare lontano.

Giacomo impiegò pochi secondi a mettere insieme i dettagli carpiti e capire cosa stesse succedendo.

Hanno delimitato l’area! Cazzo, faranno esplodere una bomba”, urlò in preda al panico.

Che ne sai, tu? Come fai a dirlo?”, domandò Anna sconcertata.

Anna, dannazione, dammi retta per una volta. Dobbiamo muoverci! Seguiamo la loro direzione

Anna e Lucia fecero lo sforzo di fidarsi dell’intuizione del più giovane, perché avrebbe potuto sbagliarsi, ma avrebbe anche potuto avere ragione e, in tal caso, avrebbero potuto salvarsi la pelle seguendo il suo consiglio. Partirono senza più esitazioni tentando di seguire la strada presumibilmente presa dai militari, che sicuramente sarebbero andati verso la salvezza, ma ne persero le tracce quasi subito. Lucia cercava di guidare il più velocemente possibile per quanto le sue doti di autista le permettessero, dovendo destreggiarsi in un dedalo di auto e moto abbandonate sulla strada. Dopo alcuni minuti, udirono un fischio acuto e si guardarono increduli e spaventati. Seguì un’esplosione di cui quasi non si resero conto, poiché l’onda d’urto sbalzò la loro auto fuori strada, facendola capottare in un fosso. Nelle orecchie dei tre rimase solo un lungo fischio assordante prima che perdessero del tutto i sensi.

[Nuovo look per “Ticket to hell” con la nuova copertina disegnata da Luca Garavaglia, che ringrazio per lo stupendo regalo!]

Serie: Ticket to hell


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Horror, Narrativa

Discussioni

  1. “ma già il presunto virus si era propagato in tutta la Lombardia e minacciava le regioni limitrofe”
    Ma quand’è che hai scritto questa serie, che da tablet non vedo le date? No, perché se l’hai scritta prima di marzo, sei quasi una profetessa… ?

    1. E’ incredibile, ma ho iniziato a scriverla l’estate scorsa, per poi ritrovarmi a scrivere alcuni capitoli (che ancora devono uscire) proprio durante la pandemia! In effetti quasi non ci credo a quanto ci ho azzeccato

    2. Ho quasi paura! Però, visto quando l’hai scritto e visto come sono andate le cose durante la pandemia, con la diffusione dalla Lombardia al resto d’Italia, con la chiusura temporanea dei confini, con gli italiani “non graditi” all’estero, direi che hai scritto un racconto, per quanto di fantasia, molto verosimile!