Domenica (Omaggio a Mia Martini).

Angolo di un bar a Bagnara Calabra.

La luna rende più lunghe le ombre degli avventori che sembrano non avere sonno. Dal locale escono un uomo e una donna. Si danno un bacio, poi avanzano mano nella mano.

Una ragazza con una faccia pallida e sicura gli si para davanti:

«Mi avevi detto che saresti ritornato a casa».

«E tu che ci fai a quest’ora in giro?» risponde l’uomo con un ghigno sulle labbra.

La donna che lo accompagna con aria infastidita esclama: «Paolo, questa chi è?».

La ragazza con sguardo deciso fissa l’uomo negli occhi: «Non ci sarà più chi rida di me».

Scappa, il buio la inghiotte.

Domenica adesso è sola. L’angoscia le stringe il collo. Era abituata a Paolo e alle sue attenzioni, ma la vita non finisce mica qui. Sa di essere ancora giovane. Una ragazza, appunto. Mille sono i pensieri che si affollano nella sua mente finché non raggiunge casa. Lacrime calde le bagnano il viso e le asciuga senza vergognarsene. Sale in camera e si lascia avvolgere dalle calde affidabili coperte.

Il giorno nuovo ricomincia con la solita routine, ma qualcosa è cambiato.

Lei è cambiata.

Ha deciso di strapparsi via il cuore dal petto; non vuole più soffrire. Sì, la vita va avanti senza fermarsi. Non ti dà il tempo di riflettere, puoi solo continuare a vivere.

Renato è lì, che aspetta alla fermata dell’autobus per andare a lavoro. Nonostante lui più volte avesse cercato un contatto, lei non l’aveva mai ricambiato.

Oggi però sì.

Tutto può essere diverso, se si vuole, come questo ragazzo dai capelli neri un po’ spettinati, le cuffiette nelle orecchie e le mani in tasca. La musica può farti viaggiare e trascinarti lontano. Lei lo riporta indietro. Lui toglie gli auricolari e le dice con molta spontaneità: «Buona vita, Domenica». Ha un sorriso sicuro, come se sapesse già che si può rinascere ogni giorno.

«Grazie, ne ho bisogno» dice lei con tono convinto.

Renato nota che ha gli occhi gonfi: «Sembra che qualcuno ti abbia appena messo knock-out».

Domenica sorride: «Non ti preoccupare, qualche pugno l’ho dato anch’io. Che cosa stavi ascoltando?» chiede indicando il lettore mp3.

«Una cantante, una che non si arrende» dice Renato come per darle coraggio.

«Certo, ma poi arriva il giorno in cui si è stanchi di lottare e si vorrebbe essere solo se stessi. Non hai mai provato il desiderio di cambiare la tua vita? Sì, lasciarsi trasportare dalla corrente, seguire una farfalla in un campo o andare dietro a una nuvola sforacchiata?».

Domenica è alla ricerca di un desiderio di verità per sentirsi ancora viva.

«Te lo avevo detto che a me piaci così come sei».

Renato la disorienta, allo stesso modo in cui deve sentirsi un viaggiatore che ha perso la sua bussola e non sa più dove andare.

«Non ti stai prendendo gioco di me?» la paura sembra impadronirsi di lei.

«No, è arrivato l’autobus. Vieni con me».

Le prende una mano e Domenica lo segue.

Il cielo non finisce qui.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. Ciao @martaborroni91,
    questo è il primo racconto che ho inserito e sono felice ti sia piaciuto. La cosa bella di alcuni testi è che, una volta trascritti, poi diventano di tutte le persone, capaci di avere la stessa forza e passione degli autori, per trasmetterli e condividerli. Un po’ come speriamo possa succedere per i nostri racconti.
    Il messaggio che ci proviene da questa canzone è che la vita continua “e non finisce mica il cielo”, forse anche oltre la morte e, anche se Domenica non c’è più, resterà sempre per chi vorrà ascoltarla.
    Grazie ancora.

  2. Ovviamente l’ispirazione nasce da “E non finisce mica il cielo” canzone di Mimì scritta da Ivano Fossati, una delle più intese del loro sodalizio artistico, oltre che sentimentale, nonostante fosse pensata inizialmente per Mina, dico tutto questo perchè la canzone, che è decisamente struggente insieme al lato speranzoso, può rappresentare bene una moltitudine vasta di amori che finiscono narrati attraverso una visione femminile, seppur scritti da un uomo.
    Tu reinterpreti bene questo messaggio, dando nel racconto- che scritto così potrebbe anche essere un ottimo cortometraggio- un slancio più contemporaneo e fresco, giovanile.
    “La luna rende più lunghe le ombre degli avventori che sembrano non avere sonno.”
    Questa frase mi ha compito particolarmente, la trovo davvero bella… io fossi in te aggiungerei più frasi così, sarebbe un bell’arricchimento. Intanto, brava, davvero!