Dopo una bottiglia di vino: Infinite domande

La musica alta, un bicchiere di vino e la solitudine. La pace che ti crei attorno a te e che difendi gelosamente. In questi momenti di immensa libertà e tranquillità ti fermi a pensare.

Io lo faccio. Io ci penso, penso a quanto la solitudine ci aiuta.

La gente normale ne ha paura, la gente normale utilizza ogni mezzo a propria disposizione per non restare sola. Io no. Perché mostrarmi alla gente per ciò che non sono?

Tutti vogliono apparire, tutti fanno foto a posti, a cibi, a drink, io no.

Io non ne ho bisogno. A me basta la mia stima, di quella altrui me ne frego.

Ho conosciuto persone che hanno un vulcano di emozioni negative, con personalità frivole e che sui social sembrano persone bellissime. Tutti amici, tutti fratelli e poi le cattiverie che ti dicono dietro sono più numerose dei finti sorrisi delle foto di gruppo. Io no.

Le mie foto sono poche, prive di filtri, prive di mille hashtag, prive di persone false. I sorrisi che mostro in esse sono veri, non sono creati da finti sentimenti.

Allora mi chiedo, perché tutti hanno bisogno di questo? Perché non c’è più la vera vita?

È possibile che tutto ora dipenda da come il mondo vuole che appari? Se va di moda il trucco pesante perché ti ostini ad usarlo quando ci stai male e la tua bellezza è naturale?

Perché ti tatui solo perché ora fa “figo”? Perché, invece, non lo fai per portarti per sempre sulla pelle qualcosa di importante, un ricordo, qualcosa con un significato solo tuo?

Perché ascolti musica fatta da tecnologie inutili quando al mondo ci sono musicisti che strimpellano ancora le corde della propria chitarra?

In questa mia solitudine mi riempio di domande, è così che funziona per me. Mi chiedo se è davvero questo il mondo in cui voglio vivere. Mi chiedo se sono io anormale, che apprezzo un fiore nato da un terreno quasi morto invece di sbavare dietro all’ultimo modello di I-phone.

Da cosa è nata tutta questa superficialità? La vedo in tutto, non solo nei modi di fare, ma anche nei rapporti umani. E allora mi chiedo nuovamente, che cos’è l’amore ad oggi giorno?

Mia nonna mi ha sempre detto che l’amore non è complicato, al contrario. L’amore è semplice, basta che senti il tuo cuore battere forte, basta vedere le tue guance più rosse del solito. Però questo semplice amore che mi spiegava la nonna mi è difficile vederlo.

Vedo coppie che si distruggono a vicenda. Vedo persone che per una cosa che giustificano con “gelosia” annientano la persona che dicono di amare. Non vedo guance rosse e non sento cuori battere forte.

Non conosco nemmeno più l’amicizia, ne tra ragazzi ne tra bambini.

Ricordo con dolcezza la mia infanzia, dove per avere un amico bastava un pallone. Invece ora vedo bambini che per stringere amicizia si basano sulle tecnologie a propria disposizione. Se non hai un cellulare a 9 anni, non sei nessuno.

Per quel che riguarda me, se non esci ogni sabato sera ad ubriacarti o a farti di chissà quale droga, puoi morire da solo. Ed è triste, perché a 23 anni, io preferisco una serata a casa, con qualche gioco di società ad una serata fatta di sballo. Forse è per questo che sono sola. Infine mi chiedo: devo cambiare il mio essere “sfigata” solo per aver compagnia una sera alla settimana? Per fortuna mi reputo matura e dico di no, rifiuto di eliminare i miei veri valori per far spazio ad un mare di falsità solo per avere finte compagnie. Però non tutti sono come me, anzi! Amicizie di decenni sono andate in frantumi per motivi futili, lasciando sempre più spazio alla solitudine.

Questo non mi spaventa, a dire il vero mi rende forte, sempre più forte. Mentre vedo la mia generazione distruggersi tra di loro, io rimango in disparte e mi faccio strada tra persone più grandi di me. Persone che hanno vissuto prive di ogni tecnologia, persone che per conoscersi non stringevano “amicizia” su Facebook ma che si stringevano la mano presentandosi. Persone che in sé hanno i valori di una volta, quelli che i nostri nonni hanno coltivato con tanto amore, quelli che speravano di tramandare di generazione in generazione. Grazie a questa mia scelta, un giorno, potrò insegnare a mia figlia la bellezza delle piccole cose, l’amore per ogni essere vivente, il rispetto per chiunque e soprattutto il valore dell’autostima. Perché, sicuramente questo nuovo modo di comportarsi e vivere, è mancanza di stima nei propri confronti. Invece mia figlia un giorno si amerà, senza dover trovare approvazione in qualcun altro, senza doversi far trascinare in cose prive di importanza che, per altri invece, sono fondamentali.

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Commenti

  1. Marta Borroni

    Una specchio attuale del nostro mondo, che citando la bellissima immagine di @isabella, sembra suggerito piano e poi quasi urlato dalle labbra veloci di una ragazza.
    Snodi infinite domande di riflessioni, concludendo con la morale che no, non sempre è condivisibile questo modus operandi in cui ormai viviamo. Brava.

  2. Isabella Bignozzi

    Ho immaginato questo monologo sulle labbra della ragazza un po’ alticcia dell’immagine (molto bella. L’ hai disegnata tu?), pronunciato con voce appena strascicata, tra un sorriso per la nonna ed una lacrima di solitudine. È strano ma è bello sentire una ragazza giovane come te richiamarsi a cose vere e antiche. Come il rispetto e l’autenticità. Che tanto antiche poi non sono. Brava e coraggiosa