Echi lontani

Serie: Radio Alto Volo

ATTENZIONE: questa storia è ambientata nello stesso universo de “Dopo la catastrofe”.

Il motore balbettante della bagnarola che portava il loro culo era diventato quasi un’ossessione strisciante nella testa dei quattro uomini che abitavano quel piccolo ambiente. Si trattava di un battello rimesso a nuovo, per quanto possibile con i mezzi a disposizione, non solo per quanto riguardava gli interni ma anche per le protezioni che adesso riusciva ad offrire; infatti coloro che erano in grado di maneggiare una saldatrice tra i colleghi avevano applicato delle blindature di fortuna, ora si poteva navigare in cabina senza il timore di essere uccisi da un cecchino come il più stupido dei bersagli mobili. Il problema era dato dal fatto che, come conseguenza diretta di queste piccole modifiche, i cavalli che prima riuscivano a far spostare l’imbarcazione senza problemi ora dovevano faticare il quadruplo per compiere la stessa operazione. La puzza di nafta entrava nelle narici dopo un paio di secondi passati nella piccola sala motore, un luogo angusto e caldo che ricordava da vicino i vecchi locali caldaia che solo cinquant’anni prima erano fondamentali in ogni tipo di barca che fosse dotata di un motore. Quella notte la nebbia era talmente fitta che non consentiva di vedere più in là di un paio di metri in tutte le direzioni, Charles si era appostato sulla prua per tenere sotto controllo la presenza di ostacoli potenzialmente mortali per il prosieguo del loro viaggio ma aveva ben presto abbandonato l’idea di riuscire anche solo ad immaginarne qualcuno. Fumava placidamente una sigaretta fatta a mano con una carta di fortuna e tabacco che ormai sapeva soltanto di foglie bruciate e seccava la gola come il vento gelato che ti passa in bocca d’inverno. Era una sera di primavera, una di quelle che ti godi seduto su una comoda sedia a dondolo in veranda, con il venticello che ti accarezza le guance dopo una giornata di lavoro passata a sudare nei campi ma si trattava di una notte un po’ particolare, di certo non una di quelle che scorrono placide come l’acqua del fiume che stavano solcando.
“Prima o poi lo prendo a sprangate quel trabiccolo del cazzo, ci farà scoprire a centinaia di metri, qui i tedeschi pattugliano spesso e se non lo fanno loro ci pensano i morti” disse Reginald, un uomo sui trenta con la barba bionda sfatta e gli occhi azzurri che gli permettevano di passare come da nazista, all’occorrenza, aveva tutta l’aria di chi dormiva due ore a notte da troppo tempo per ricordarne l’inizio.
“Se vuoi puoi metterti ai remi, temo proprio che le alternative per noi siano scarse, Reg” rispose l’altro buttando il mozzicone in acqua, quello galleggiò per qualche istante prima di inzupparsi completamente finendo poco sotto la superficie.
“Quanto mancherà ancora, lo sai che il mio rapporto con l’acqua è tutt’altro che buono. Mio padre è morto annegato insieme a mio zio, lo sai perfettamente.”
“Me lo ripeti ogni santa notte, questo non cambia affatto la situazione, quindi piantala di rompere il cazzo con tutta questa storia perché abbiamo altro a cui pensare, almeno fin quando non avremo messo il culo su una comoda poltrona al quartier generale di Parigi.”
“Si può sapere che diavolo sono queste inutili grida che sento da dentro la cabina del timone?” domandò un uomo sulla cinquantina. Era alto almeno due metri e sovrastava gli altri due di almeno quindici centimetri, pesava almeno trenta chili in più e i capelli corti iniziavano a diradarsi, i baffi grigi segnavano il passare del tempo senza troppa pietà; la camicia verde sulle spalle era strappata a metà e conservava solo una piccola parte di ciò che prima ne occupava il posto.
“Le solite lamentele di Reg, la paranoia regna sovrana quando ti trovi in una barca così piccola e non puoi scendere, per fortuna che noi siamo abituati a tutta la merda che stiamo ingoiando. In ogni caso, Reg, potrebbe andare peggio.”
“Ah, davvero? In che modo?”
“Potrebbe piovere” disse Charles ridendo.
“Fanculo tu e le tue battute, io me ne torno sotto, voglio farmi una tazza di caffè.”
“Va bene, muoviti prima che mi venga voglia di darti una testata in mezzo alla faccia. Tu che cosa stavi combinando qua sopra, Carl?”
“Controllavo la superficie dell’acqua, non si sa mai che cosa puoi trovarti di fronte in un fiume del genere, la pioggia ne ha alzato il livello e questo potrebbe aver portato tronchi o altri ostacoli sulla nostra strada. Una volta, da bambino, con mio padre per poco non finivamo schiantati con la nostra trappola di legno contro uno scoglio che si vedeva appena.”
“Sempre troppo previdente, hai pensato che ti saresti potuto beccare una bella pallottola in pieno petto? I tedeschi da queste parti sono particolarmente attenti, anche noi nella loro stessa condizione di superiorità avremmo fatto lo stesso.”
“Cosa dovrebbe uccidermi? La nebbia, per caso?”
“Io ti ho avvisato, vorrei evitare di perdere un uomo importante come te, poi sei libero di fare il cazzo che ti pare, oramai non siamo più nell’esercito, quindi non posso ordinarti proprio un cazzo.”
“Sta calmo Mal, la mia idea era quella di salvarci il culo, non quella di finire tutti ammazzati perché dalla tua bellissima e finissima feritoria non riesci a vedere a più di un metro di distanza da te.”

Fu mentre i due stavano parlando che udirono un gran rumore di passi e voci che proveniva da sotto, essendo solamente in quattro il cerchio si restringeva di molto, senza pensarci due volte decisero di muoversi verso poppa dove si trovavano le scale che consentivano di scendere verso gli alloggi, il magazzino e la sala motore. Non appena arrivarono all’ultimo gradino si voltarono sulla sinistra dove si trovava un piccolo baracchino radio che consentiva di intercettare le comunicazioni dei tedeschi, per lo più criptate con codici avanzati che rendevano la vita molto più complessa che in passato, con il vecchio Enigma. Seduto lì davanti con la mano sinistra premuta sulla cuffia e la destra che armeggiava con la manopola della frequenza si trovava Marco, un ragazzo sulla trentina che aveva avuto l’onore di partecipare a quella missione nonostante non fosse bravo a sparare soprattutto per il suo talento con quel marchingegno.
“Che succede?” chiese Charles che tentò di ricordare un momento di così grande concitazione lì dentro ma non né aveva memoria.
“Ho captato una trasmissione in inglese, con marcato accento francese, ma non era crucca! Cazzo, in tutto questo tempo non è mai capitato nulla del genere, forse a Parigi c’è davvero più di qualcuno!” disse quasi urlando per l’eccitazione, nemmeno mosse la testa verso di loro, tanto era concentrato.
“Cristo santissimo, cerca di sentirne il più possibile” lo incitò Malcom poggiandogli paternamente una mano sulla spalla, come se ciò avrebbe potuto cambiare qualcosa.
“Ecco, sentite.”

[…] A tutti i guerriglieri della zona, a tutti i sopravvissuti, a tutti coloro che desiderano porre fine al dominio nazista e liberarsi dal gioco dei morti che popolano questa Terra, a Parigi c’è vita. La Resistenza non è ancora morta, se vi muoverete verso la città saremo noi a trovarvi: abbiate fede nella forza della speranza, la Francia e l’Europa non sono morte! […]

“Il messaggio da qui si ripete.”
“Potrebbe essere una trappola di qualche tipo, non sarebbe la prima volta che quei crucchi bastardi provano qualche giochetto del genere” disse pensieroso Reginald.
“Oppure potrebbe essere vero, del resto noi stessi siamo diretti lì per conto della Resistenza, magari stanno organizzando qualcosa di grosso, magari hanno trovato nuove risorse.”
Charles stava per dire qualcosa quando il rumore del motore cessò di botto e, pochi secondi dopo, la luce si spense lasciandoli avvolti nel buio.

Serie: Radio Alto Volo
  • Episodio 1: Echi lontani
  • Episodio 2: Uno strano carico
  • Episodio 3: Alto mare
  • Episodio 4: L’acqua non spegne le fiamme
  • Episodio 5: Buio
  • Episodio 6: Imprecisioni di una bussola
  • Episodio 7: Se ci sei batti un colpo
  • Episodio 8: Buona educazione
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Alessandro, finora non mi era mai successo di leggere qui su EO un romanzo storico, e per me è stata una bella scoperta, vista la mia passione per la storia, in particolare proprio per la seconda guerra mondiale. È un’ottima premessa, hai saputo trasmettere la difficoltà, la frustrazione, la speranza di salvezza e persino la voglia di alleggerire con qualche battuta tutta la tensione che aleggia nel battello con realismo, facendomi immergere nella lettura con passione. Il finale impone certamente grande curiosità nel lettore, una voglia di proseguire. Alla prossima!

    2. Pingback: Una nuova serie di racconti su EdizioniOpen – Shadowriter – L'ombra dello scrittore

      1. Alessandro Proietti Post author

        Eh eh, diciamo che ci sono delle similitudini! Si tratta di sicuro di una situazione interessante quando scrivi.

    3. Sara

      Mi piacciono i racconti che hanno un ambientazione storica, l’idea è interessante. Hai ben descritto la scena, carica di disperazione e aria di naufragio. Continuerà?