Eclisse 

Serie: Diari di Herve


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: il Bardo Sciamano/a compone i versi del Poema che l'Antenato gli/le affida, ché guidino il suo Spirito nei reami dell'Oltre-morte, attraverso le onde caotiche delle energie primordiali dalle quali ogni sapere è emerso e nelle quali ogni sapere si dissolve. Herve è un Bardo e questo è il suo Poema

[ Nota preliminare: Regine Combattenti, Antiche, Fondazioni sono termini che, in questo racconto, possono essere sinonimi.]

Un’iride  dentro cui è impossibile guardare prese il posto del Sole. Quell’abisso di nerezza fu il momento esatto in cui il Duca Giallo penetrò nel nostro cielo. In un’alba che non divenne mai giorno vedemmo nel Sole strani spasmi; in poche ore la nostra stella  ci apparve allo stesso modo d’un malato giunto allo stadio terminale di un’infezione virale, i cui organi interni si stanno squarciando e fondendo. Eruttò una sconosciuta luce nera per densità simile al petrolio e la sua fornace accesa da milioni di ere iniziò a vomitare un plasma color sangue, irrorando i cieli del cosmo. Iniziarono a morire gli alberi; avvelenati dalla luce infetta, non riuscirono più a metabolizzare i nutrienti, e la fotosintesi invertì il processo, trasformando il loro respiro in un vapore mortifero. Le foreste divennero forni a gas letali per la creatura che le avesse attraversate. L’acqua divenne un brodo tossico, la vita negli oceani divenne una mota dal fetore indicibile, un biosistema di carcasse coagulate dai batteri della putrefazione. Gli esseri che abitavano le coste si infettarono con febbri mai viste prima. Il nostro mondo rimase in agonia per giorni; i Vecchi Sciamani sapevano di essere innanzi a qualcosa di insostenibile. Il Sole stava morendo avvelenato e soltanto una forza cosmica avrebbe potuto intossicare una stella. Alla fine, tutti, persino i più restii ad ammetterlo convennero all’idea dei Vecchi Sciamani. Di quell’energia ne trascrissero memoria i Bardi Occidentali, al tempo delle Regine Combattenti, poiché il Duca Giallo entrando nel nostro cielo, terminò ciò che aveva iniziato catturando i mondi delle Antiche. Nove Mondi ghermì alle Fondazioni, il Decimo lo rapì al Fondatore. Il ricordo della Grande Guerra di Fondazione era troppo remoto, cadde nelle leggende, e, con il trascorrere delle ere, addormentammo quel mito in noi, nella speranza che sia il Duca Giallo quanto l’ultima guerra, quella del Fondatore,  fossero solo una fantasia dei nostri antenati. I Nove Cieli caduti nella gola dell’Armata scivolarono in un silenzio di morte, sempre più stretti da forze infernali che ne tagliarono le corde vocali della memoria. Piano, piano nessuno di noi riuscì più a captare le voci delle anime occupate dagli spiriti del Duca Giallo. Un risveglio crudele fu il nostro, quando lo stupro al Decimo Cielo aprì con violenza le memorie collettive dentro di noi. Sentimmo cantare i poemi funebri oltre le stelle notturne dalle galassie collassate sotto l’orda ferale; quei pianti sollevarono la patina del tempo dai nostri sogni e vedemmo l’opera del Duca.  Il Decimo Mondo, l’ultimo cielo libero degli Alula stava cadendo. Presto, in quei giorni, ci raggiunsero notizie dai Miti più antichi e distanti nel tempo e nello spazio: Akiwea, il Fondatore del Decimo Mondo, era caduto e con Lui caddero gli ultimi Sciamani Guerrieri che difendevano i cieli rimasti liberi nel Mito.  Perdemmo l’ultimo confine fra le nostre anime e le fauci del Duca.  Piovve così negli Spiriti un’amarezza che irrigò in ogni angolo, le terre del nostro mondo e i sogni. Senza i nostri Sciamani Guerrieri, tutto sarebbe andato perduto. Molti nomi aveva presso i nostri Lignaggi Sciamanici il Fondatore del Decimo Mondo, poiché tante erano le nostre lingue; ma tutti riconoscevano quel suono: Akiwea. 

Le Parole di Potere del Duca:

le formule per richiamare la sua orda di spettri alla guerra.

Folgori si videro fra loro avvinte, in neri tuoni inseguirsi,

e guerra di Luci s’accese ovunque sotto il Cielo Decimo

onde fu l’alba rapita quel dì inatteso da un funebre Duca

in un lampo di sangue tutt’oscurò il mondo degli Aluvi,

d’avidi spettri quella sua masnada; tal’era ferale l’orda

che nei Dieci Cieli dall’eterica stessa sua carne fra i gorghi

cosmici a tali parole, ovunque, s’asperse: “Com’olio dilaghi

la mia gente” il Duca pronunziò “ché in esso s’immischino

le penne del Nemico e fra i denti de’ miei spettri, così unte

infine chiuse da lordura le loro ali, cadano poi appesantite

le anime avversarie dai cieli più alti nelle reti mie ipnotiche.”.

Strette da spire, fra volte di catrame caddero nell’arsa grotta

le anime dal Decimo Cielo, fra i cupi salti giuguli sanguigni

dell’improbo impero. E divelto l’elmo rovinò giù spaccato

rotte le spalle e aperto il ventre, così morte chiuse gli occhi

all’ultimo Re degli Alati, mentre la nera lama del Duca

il final colpo abbatté con furore e spezzò i due ginocchi,

ma nessun grido del Re morente saziò la fame di morte

del cupo spirito, iridi turchesi d’odio gonfie si accesero

dall’ira illuminate, perfide sfolgorando: “Nel dolore arderai

Figlio del Nemico e prima di morire invidierai i tuoi morti;

tale il giuramento al padre mio levai dalle mie labbra,

fra il canto di gloriosi inni sparsi nel fumo di sacrifici grassi

in alto, fra le celesti dimore degli astri, dov’Egli tiranneggia.

Tu piangerai e il mio nome evocherai mentre nei vapori sulfurei

l’anima tua vagherà dispersa e degli spettri miei schiavi preda;

fino a che la fatal stilla dal corpo munta avrò del tuo sangue,

il respiro ti lascerò cosicché fra tormenti negletta tu la veda

dei tuoi paradisi ormai in lei dissipati.”.

[Da: Il Canto di Herve. Libri dei Poemi.]

in Foto: Pagina Inziale del Capitolo Primo del Canto, dai manoscritti originali di Herve.

Serie: Diari di Herve


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. E dopo aver visto il punto di vista di Alarte, dopo una sbirciata nella serie delle SID, ecco finalmente i diari di Herve. Per una volta non entro nei meriti del singolo racconto, ma ti faccio i complimenti per l’enorme lavoro di insieme che stai facendo. Non solo portando avanti tre serie da tre diverse prospettive, per le quali hai creato una cosmogonia ed un intricato pantehon, ma hai creato anche testi (il codice nero, il libro dei poemi), che hai anche realizzato.
    Chapeu

  2. Tra un diario di bordo e la cronaca di un evento quasi biblico, Creazione di Mondi e Caduta degli Dei o simili, ho visto tutto come un film. Non ho letto molti racconti di questo genere, ma personalmente non ho trovato noioso seguire le diverse visuali, a volte ipnotiche, mentre una vena metaficia-filosofica saliva di tono durante la narrazione, raggiungendo un suo apice con i versi finali, che secondo me se si facessero leggere a un centinaio di persone, ne verrebbero interpretazioni senz’altro diverse da loro.

    1. Stimolante il tuo commento, ti sei avvicinato moltissimo a ciò che provo quando scrivo . La mia ricerca è intesa anche nella molteplice interpretazione delle parole scritte. Grazie di cuore, David.