Errori

Serie: Errori

Ci fu qualche momento di silenzio, in attesa che qualcuno parlasse, poi Madeleine iniziò.

– Signor Mike, innanzitutto possiamo darci del tu? Così ci evitiamo tutti questi formalismi che nessuno di noi vorrebbe.

Più lentamente del solito annuì con la testa.

– Perfetto, andiamo avanti. Siamo stati mandati perché è stato rilevato un errore nella mail che ha mandato.

– La mail che ho mandato? A chi?

Chi erano quei tipi? Aveva mandato da poco il resoconto delle tasse che doveva pagare, possibile che il governo si spingesse a tanto?

Oppure quelli del supermercato, a cui aveva inviato un reclamo la settimana scorsa, aveva segnalato che il reparto degli alcolici non era così fornito, ma non pensava fosse un problema così grosso. O forse dal lavoro…ma aveva mandato solamente l’articolo, possibile ch…

– Quella che hai mandato in redazione Mike, lo sai benissimo. Quell’articolo che hai mandato qualche ora fa su qualche rapina o che so io – confermò alzando le spalle.

Decise di stare al gioco.

– E sentiamo, che errore avrei mai fatto?

– Dovremmo parlare di che errorI ha fatto, uno però mi riguarda indirettamente, per questo hanno mandato me. Dean, per favore, vuoi elencarli al signore?

Come se stesse ripetendo una poesia per un’interrogazione a scuola l’uomo si alzò e iniziò a recitare l’articolo, soffermandosi sugli errori.

– …mentre salivano per la tronba delle scale…non sono riusciti a prendere ne l’uno ne l’altro…non da indizi agli investigatori… – e la lista andò avanti fino a contare una decina di errori, forse anche qualcosina in più.

–…in carcere accompagnati dagli agenti –. Dean finì la recita e si rimise a sedere, guardando Mike con aria interrogativa.

In quel silenzio che stava coprendo come un telo la stanza Mike si fece sempre più piccolo. Per uno che di professione scrive, far notare gli errori è come metterlo a nudo, trovare le parti più deboli e scoprirle, esporle alla luce del sole, così che tutti possano vedere e così che facciano ancora più male.

– Ehm…non so che dire…era tarda sera e forse qualche errorino mi è scappato…

– Beh, Micheal, questo non è ammissibile nel mondo in cui viviamo. Non è concesso fare qualche errorino, i lavori devono essere presentati nella loro forma più perfetta. Per questo ci siamo noi.

– Lavoriamo per la polizia letteraria, sezione giornalisti, e tu sei appena entrato a far parte della nostra clientela. Strano che tu sia così anziano, di solito entra gente più giovane. Beh, ora ti spiego come funziona.

– Questo è per te il primo richiamo. Ne hai a disposizione sei in totale, quindi te ne rimangono altri cinque.

– Ma cosa…

– Fammi finire, per favore. Questi richiami non valgono per i testi privati, quindi se vuoi scrivere la lista della spesa annotando uove, ciocolata e mozarella fai pure, non saremo noi a dire qualcosa. Beh, almeno che quella non diventi una lista della spesa famosa, a quel punto interverremo e potrai riparare il danno fatto.

– Il fatto quindi ci riguarda quando scriverai qualcosa di pubblico, diciamo qualcosa che vedranno più di te e i tuoi due occhi, per quei testi ti sono rimaste cinque possibilità, mi raccomando impegnati il più possibile d’ora in poi.

La faccia di Mike era un misto tra stupore e interesse, durante la chiacchierata era piano piano scivolato dall’essere seduto composto allo sbracarsi. Se ne accorse e si sedette meglio e nell’occasione richiuse anche la bocca che era rimasta aperta per tutta la spiegazione, dalla quale stava iniziando a scivolare una gocciolina di saliva che prontamente asciugò.

– Ma per favore, non esiste una cosa del genere, mai sentita in vita mia. E poi che succederebbe se ne facessi piú di cinque?

Dicendo questo si girò verso i due uomini che stavano ancora pacatamente seduti sulla sedia di cucina. Chissà da quanto erano lì a aspettare, chissà se avevano già mangiato, erano già le due, forse mangiavano prima di lavorare, forse andavano alla mensa come faceva spesso lui.

Si girò verso Madeleine, che gli stava sorridendo maliziosamente, annuendo con la testa. Cosa…?

Si rigirò di scatto verso l’orologio. Le due? Come facevano a essere le due, si era appena alzato, non poteva aver dormito così tanto e fuori…

Si alzò e andò ad aprire la tenda che fino a quel momento aveva coperto la finestra che dava su una delle strade più trafficate, aspettandosi di trovare il normale traffico pomeridiano e una luce intensa, dato che la finestra dava a sud. Nulla di tutto questo. Non lo investì nessuna luce abbagliante, fuori il cielo era buio e le lampade delle case spente, nessuna macchina a giro.

Mosse lo sguardo intorno. Le luci erano accese per la strada e… eccola! Una macchina sulla strada parallela! Ma come se fosse, come dire… ferma. Alzò lo sguardo seguendo le linee dei grattacieli che si stagliavano neri contro la notte blu e una stella sbiadita sovrastava l’antenna di un tetto, no aspetta… era troppo grande. Guardò meglio e un uccello! Era un uccello! Un gabbiano per la precisione, sospeso a mezz’aria, sorpreso con le ali orizzontali intento a darsi la spinta per non cadere verso quel mare di luci per terra.

Solo che non stava volando. Assomigliava agli uccelli quando cercavano di volare controvento, sbattono le ali ma per quanto si impegnino non si muovono di un millimetro, e allora devono cambiare direzione o aspettare che la cambi il vento.

Quello però era completamente fermo, non provava nemmeno a battere le ali. Per sicurezza lo fissò per qualche secondo. O forse qualche minuto. In ogni caso non sembrava aver voglia di muoversi.

– Puoi continuare a guardare quello stupido uccello se vuoi, ma non si muoverà nemmeno di un millimetro – lo fece sobbalzare.

– Che devo fare?

Con un elegante gesto della mano lo invitò a sedersi al portatile. – Aggiustalo pure e poi invialo senza errori.

Si sedette al computer e lo accese. Madeleine gli indicava cosa correggere, poi il tempo fluì come l’acqua da una brocca, velocissimo, ma rallentando via via che l’acqua diminuisce, fino a che Mike si ritrovò ad aggiungere una doppia nell’ultima riga dell’articolo che salvò soddisfatto.

– Finito, grazie mille.

Sentì un clacson dal basso della strada, si girò ma non c’era ormai più nessuno. Se n’erano andati, rimettendo a posto sedie e divano, senza fare rumore e senza nemmeno salutare.

E se non lo inviassi? Che succederebbe? Tornerebbero indietro a dirmene altre quattro?

Venne distratto da un suono del computer, una nuova mail, da Steve, la aprì e la lesse ad alta voce, ancora più incredulo di quanto lo fosse prima.

– Ricevuto, bell’articolo Mike. Almeno nel prossimo mettici qualche errore sennò non ci fai correggere nulla a noi quaggiù, ci annoiamo. A domani.

Ma come aveva fatto…non aveva nemmeno spedito…il telefono squillò.

Si girò e vide la luce blu del telefono di casa illuminare la stanza, si alzò per prenderlo mentre ancora squillava, lo prese, ma in mano aveva il bracciolo della sedia, non si era alzato di un centimetro. Spinse con le braccia e raggiunse in un balzo il telefono che continuava a squillare, per ritrovarsi di nuovo sulla sedia ancora a due metri dal telefono che squillava sul divano.

– Ciao sono Mike! In questo momento non posso rispondere: lasciare un messaggio dopo il beep –. Beeep.

– Ehy Mike sveglia! Che fai, dormi ancora? Ci sono degli sviluppi e Boss ha deciso di affidarti in pieno la notizia, alzati su, c’è del lavoro da fare!

Aprì gli occhi che il telefono non squillava più. Al suo posto un’icona indicava un messaggio lasciato in segreteria. Un po’ frastornato Mike si alzò di colpo. Che sogno che aveva fatto.

Andò al computer (strano, gli sembrava di averlo spento) e scorse le mail ricevute. Mittente: Mike, Oggetto: Articolo ricevuto. Andò nelle mail inviate e scaricò l’allegato di quella spedita la sera prima. Vide con un’occhiata che era l’articolo corretto, senza nemmeno un errore. Si accorse poi di un rumore insistente che proveniva dalla cucina, un fischio ostinato proveniva dal bollitore.

Serie: Errori
  • Episodio 1: “Messaggio non inviato”
  • Episodio 2: Madeleine
  • Episodio 3: Errori
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    Discussioni

    1. Ciao Matteo, i refusi sono i nemici/amici di ogni scrittore. Il tuo è un racconto veramente originale ed acuto, condito da una buona dose di humor.