ESTASI MACABRA

Serie: LA VALLE DELLE LACRIME


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Luigi trascorre una notte insieme alla sua nuova compagna. Gregorio, rintanato in casa nel suo dolore, riceve una telefonata da Cleros.

MONTE PAVONE

Le mani e la camicia, per larghi tratti, erano sporche di un rosso acceso. Aveva quasi dimenticato, dall’ultima volta, quanto sangue potesse perdere un uomo.

Non che la scena gli provocasse repulsione o fastidio, anzi, era abituato ad assistere anche a scene ben peggiori, ma l’ebbrezza dell’atto, quella pungente sensazione che si prova nel privare un uomo della propria vita, ormai, era un vago ricordo.

Contemplava la lama grondante di sangue già da alcuni secondi, in una macabra estasi, accovacciato in terra e incantato da quel letale oggetto.

Dopo molto tempo, quel brio lo aveva fatto risentire vivo: inspirò a pieni polmoni l’aria montana, gli occhi chiusi e i muscoli rilassati dalla percezione del momento. Quando li riaprì, quasi in automatico si soffermò sull’immagine della donna.

«Ti farei fare la stessa fine» sibilò, l’arma ancora stretta in pugno. La sola idea di aver dovuto raccogliere informazioni in giro, sorbirsi ore di cammino e resistere alle pedanti chiacchiere di quell’uomo soltanto per riportarla viva a casa lo faceva imbestialire. Se avesse avuto maggiori libertà, avrebbe agito diversamente, ne era certo, ma era pur sempre vincolato da un patto: la donna in cambio dei preziosi.

Fu questo a farlo desistere, la prospettiva di ripagare almeno in parte gli strozzini con quei gioielli. Sospirò, di fronte all’evidenza dei fatti, e oscillò la testa nel vano tentativo di negare quest’ultima, non potendo fare altrimenti.

«Scappare come un codardo» sussurrò a se stesso, mesto. «A questo mi sono ridotto.»

Poi si voltò verso l’ex guida e tirò su col naso, l’aria fine del luogo a pizzicargli leggermente le narici. Ne nacque un sorriso, da quella lugubre visione. Occorreva tirar fuori la donna dal fosso, ma dapprima il cadavere doveva sparire.

La vita militare gli aveva trasmesso la lucidità e la prontezza necessarie a individuare una soluzione ai problemi rapidamente, in men che non si dica, e così avvenne: poco lontano dalla buca, ad alcuni metri di distanza, era cresciuto sia in altezza che in larghezza un grande arbusto di rovi, i cui rami avevano dato vita a un intricato dedalo di spine. Bastava anche solo tentare di entrarvi per essere ferito, e l’arbusto era talmente fitto da nascondere tranquillamente qualsiasi cosa presente al suo interno, agli occhi di qualcuno.

Si alzò, nascose l’arma in una specie di fondina in pelle e si avvicinò al corpo: giaceva ancora a terra supino, gli occhi spalancati e la bocca schiusa in un grido d’aiuto mai pronunciato, mentre il sole lo illuminava appena, coi suoi raggi coperti leggermente dalle fronde degli alberi. 

Rise. Amava sentire l’adrenalina diffondersi in corpo e le membra inebriate da essa.

Chinatosi sull’uomo, lo tirò su afferrandone le braccia e se ne fece carico fino all’arbusto vicino dove, una volta giunto, spostò bruscamente il cadavere verso destra con un repentino movimento della spalla e ne mollò la presa subito dopo, lasciandolo cadere in quel labirinto di vegetazione.

Si piegò leggermente in avanti posando le mani sulle ginocchia e riprese finalmente fiato, asciugandosi al contempo il sudore sulla fronte.

«Sei una seccatura anche da morto…»

Toccava alla donna, ora.

CASERMA CARPAR

Il poveretto si voltò di nuovo verso il signore, l’espressione in viso di un cane bastonato. Gli occhi dell’altro lo fecero rabbrividire, racchiusi com’erano in uno sguardo carico di collera. Lo superò come si supera un ostacolo privo di valore, mentre si dirigeva verso l’ufficio del commissario con una ventiquattrore nella mano destra, quest’ultima oscillante avanti e indietro a causa del movimento ondulatorio del braccio. Era distinto, il passo sicuro di un predatore in agguato e la testa tenuta sempre alta; sembrava un uomo d’affari.

«La peggior razza…» osservò il commissario guardandolo arrivare. Nel frattempo, il funzionario di polizia rientrò in ufficio, si sedette dietro la scrivania e giunse le mani sotto al mento. Voleva scoprire cosa volesse quell’individuo, e voleva scoprirlo subito. L’uomo spuntò poco dopo dalla porta, l’atteggiamento sicuro e altero.

«Si accomodi pure» gli disse il funzionario di polizia. Non gli diede nemmeno il tempo di presentarsi.

L’altro seguì il cenno della mano del commissario e fece quanto detto.

«Finalmente ci incontriamo, commissario» debuttò.

«Mi cercava da tanto?»

«Da un po’ di tempo. Per la precisione, da quando mi hanno informato di un evento poco piacevole.»

«Quale?»

«Il bambino…»

Quelle parole aleggiarono come uno spettro nell’aria, e una fucilata alla schiena, in quel momento, sarebbe stata meno dolorosa. Il commissario alzò leggermente il capo in un movimento quasi automatico: aveva intuito facilmente dove volesse andare a parare la controparte.

«Capisco» rispose. «La manda il signor Caballario?»

«Sono solo un amico di famiglia» replicò l’uomo mentre allargava le braccia e alzava appena le spalle. Desiderava andare dritto al punto, ma dimostrava comunque un certo nervosismo muovendo forsennatamente le gambe. Lo accontentò.

«E da me cosa vuole?» 

L’altro inclinò il busto in avanti e si appoggiò alla scrivania coi gomiti, guardandolo fisso negli occhi. Non gli aveva staccato nemmeno per un secondo lo sguardo di dosso. La risposta non accennò ad arrivare, poi fu sputata fuori come un dardo velenoso.

«Deve chiudere il caso» disse. «Definitivamente.»

Continua...

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Discussioni

  1. La vicenda, anzichè chiarirsi, si intreccia ulteriormente. La tensione è altissima e continuo a trovare equilibrata e interessante la suddivisione in due parti di ogni singolo racconto. Nella prima parte ho sempre la sensazione di trovarmi all’interno della mente dell’assassino, la seconda è più narrativa e fa compiere passi avanti alla vicenda.
    La comparsa dell’uomo nella parte finale del capitolo nell’ufficio del commissario ha qualcosa di agghiacciante.

  2. Ho come la sensazione che ci sia un concorso di colpa… a questo punto non credo che l’omicidio di Enea sia un fatto fine a sé stesso, ma che o sia capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, o che sia il malcapitato di una vicenda molto più ampia.
    Secondo me, il finale ci riserverà una bella sorpresa! 🧐

  3. Bellissimo episodio. Al di la dell’intreccio, notevole, in un punto in cui ancora il lettore è col fiato sospeso, mi ha colpita la qualita’ della scrittura. Sei molto migliorato.. la prima parte è lucida e calibrata, hai raggiunto un ottima padronanza. Bravissimo Alfredo!

  4. Ancora non si capisce perché Enea sia morto🧐 Se sia un omicidio o un incidente. Se la madre non è colpevole chi è il responsabile… Aspetto il prossimo episodio con la speranza che ci regali più indizi Bravo Alfredo.